"DAL SUBLIMATO AL CONCRETO": scherzando su "lavoro e psicososmatica" psicosomatica"

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Dal SUBLIMATO al CONCRETO e VICEVERS

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10 agosto 2016




Motore di ricerca del sito / Site Search Engine


illustrata da un fumetto su lavoro e psicosomatica

Indice interno
#aggiornamenti,
#sublimazione, #corpo, #età_diverse, #coefficienti#bontà_e_cattiveria, #passaggi(*), #lupo_Alberto#aggiornamenti, #site_novelties, #links_interni
(*) con importanti aggiunte

SITEMAP


(L'argomento si questo file si trova anche in inglese in versioni non esattamente speculari e va segnalato in modo molto evidente in quanto i suoi contenuti vengono ad affiancarsi e a completarsi nel file: SUBLIMATIONS: VISUAL SCHEMES AND SCIENTIFIC EXPLANATION.)

QUARTA DIMENSIONE
Il concetto dell' ESSERE appartiene di diritto alla FILOSOFIA, come pure l'altro fondamentale e più esteso principio: l'essenza del TEMPO, dei cambiamenti, delle evoluzioni, in sostanza della QUARTA DIMENSIONE di tutto ed ancor più degli esseri viventi.

Sono in rete le bozze in corso di aggiornamento della nuova edizione di Infanzia:un-mestiere-difficilissimo. Il pdf è scaricabile dalla Rete e leggibile su tablet e Kindle èer cui  prima di venir stampataosu carta - gradirà e utilizzerà  commenti e critiche. 

Esperienza vuol dire in fondo aver attraversato una serie di eventi che, accumulati, hanno sviluppato un arricchimento interiore e una crescita morale.
Per questo tendiamo ad associare l'esperienza alla maturità o alla vecchiaia.

Da qui ogni fatto e soggettivamente ogni momento della vita si trasferisce nella MEMORIA e nel suo materializzarsi - consapevole - in continua rinnovata ESPERIENZA.
Nel linguaggio comune, la parola ha però usi più vari e indica in modo generico la conoscenza del mondo ottenuta attraverso la vita quotidiana, il rapporto con le cose e gli altri.
Per questo tendiamo ad associare l'esperienza alla maturità o alla vecchiaia.
La parola esperienza proviene per via colta dal sostantivo latino experientia, a sua volta derivato da experiens, participio presente del verbo experiri, cioè provare, sperimentare.
Il termine, come avviene spesso per gli adattamenti dotti, non ha mutato sostanzialmente il suo significato da quello della corrispondente forma latina: indica infatti lo sperimentare o il conoscere direttamente un aspetto della realtà.
Nella tradizione filosofica il termine ha avuto un significato molto specifico, ristretto alla conoscenza ottenuta dal solo mondo fisico, intesa come separata dalla ragione e dall'idea: indica cioè quel tipo di conoscenza che parte dell’attività dei sensi.
Nel linguaggio comune, la parola ha però usi più vari e indica in modo generico la conoscenza del mondo ottenuta attraverso la vita quotidiana, il rapporto con le cose e gli altri.
Esperienza vuol dire in fondo aver attraversato una serie di eventi che, accumulati, hanno sviluppato un arricchimento interiore e una crescita morale. Per questo tendiamo ad associare l'esperienza alla maturità o alla vecchiaia.
Oppure associamo il termine a ogni singolo atto che ha permesso di conoscere un particolare aspetto del mondo o della vita: ad esempio un viaggio, una difficoltà, un’avventura amorosa.
O ancora intendiamo per esperienza la perizia che si raggiunge attraverso la consuetudine o l’applicazione costante in una determinata tecnica o in una professione.

(*) Albert Einstein e la quarta dimensione
Un aneddoto che forse non è realmente accaduto, ma che è comunque molto istruttivo.
Un vecchio indovinello geometrico riproposto sotto forma di aneddoto nel libro di Maria Toffetti, spiega con facilità il concetto di quarta dimensione, troppo spesso non accettata o relegata a fumoserie irrazionalistiche, un concetto invece che sembrerebbe ovvio sia sul piano generale sia e tanto più sul piano delle esistenze degli esseri viventi.
Anche Albert Einstein si occupò di tetraedri: a un convegno, criticato per la sua inattesa concezione di uno spazio-tempo a quattro dimensioni, chiese ai colleghi di costruire quattro triangoli equilateri con sei stuzzicadenti. Nessuno dei presenti riuscì a posizionare su un piano gli stuzzicadenti per formare i triangoli richiesti, il che è appunto impossibile. Allora Einstein costruì un tetraedro con i sei bastoncini e commentò: "Se non sapete usare la terza dimensione, che sperimentate tutti i giorni, come sperate di capire la quarta?"

Aggiornamenti e segnalazioni

Questo sito e i libri che ne derivano NON sono di INFORMAZIONE, ma si costituiscono come una specie di ENCICLOPEDIE TEMATICHE, in cui vengono presentati e discussi vari argomenti da leggersi e soprattutto da CONSULTARE di volta in volta.
A seguito di difficoltà lamentate e relative richieste, l'architettura stessa del sito è stata modificata in funzione di un più agevole orientamento: sdoppiato, il file di prefazione e illustrazione degli indici prende ora un nuovo nome - Prefazione,introduzione e indici illustrati - che riinvia a un differente URL mentre diventa iniziale e fondamentale un file semplificato dove a prima vista compaioni i link indirizzanti sui capitoli interni.
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Dopo la pubblicazione del libro aggiornamenti sono già iniziati e molti altri ne verrano fatti e segnalati di volta in volta nel nuovo file Aggiornamenti e novità / Novelties on the site: anche se si consiglia di considerare ancora con attenzione le più importanti passate modifiche.

I links del sito vengono continuativamente aggiornati

Per seguire gli aggiornamenti del sito i vari file verranno inoltre via via raggruppati in libretti tematici: ultimo capitolo di TUTTI i nuovi libretti è il file in cui si compendiano ma anche si sottolineano le basi essenziali di impostazione metodologica e culturale Considerazioni e conclusioni
Il sito web nel tempo infatti si è molto arricchiro e aggiornato: per poterne anche stampare le novità verrà edita una serie di "libretti tematici".
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Questo file in italiano, come pure quelli intitolati Consapevolezza e memoria, e Le faccende domestiche. Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro si differenziano dai corrispettivi in inglese - Childhood: times of mutability, Consciousness and memory e Domestic chores.Ergonomics and psychology of a REAL work - per dati bibliografici, citazioni e testimonianze. Anche in Quando la cartella clinica è terapeutica...  questi concetti vengono riproposti, nel corrispettivo in inglese Anamnesis? A way for healing non rispecchiante una semplice traduzione ma con differenze di impostazione dovute alle diverse fonti culturali. Anche l'argomento del presente file si trova nelle due lingue in versioni non esattamente speculari e va segnalato in modo molto evidente in quanto i suoi contenuti vengono ad affiancarsi e a completarsi SUBLIMATIONS: VISUAL SCHEMES AND SCIENTIFIC EXPLANATION.


La concezione psicosomatica unitaria rimanda alle origini stesse della medicina, richiamando il mito di Asclepio, istruito e allevato dal centauro Chirone: e il centauro è un essere metà bestia e metà uomo, cioè corpo e mente riuniti

Ma metà bestia e metà uomo era anche il Minotauro; quando si gioca con i miti bisogna fare attenzione a scegliere quello giusto.

  • La vita è breve, l'arte lunga. l'esperienza ingannevole, il giudizio difficile...: afferma Ippocrate
  • e, citando Popper: Un fatto smentisce cento teorie, cento teorie non smentiscono un fatto...
  • il sonno della ragione genera mostri...
il sonno della ragione
La figura china è avvolta da otto gufi, innumerevoli pipistrelli, la lince e un gatto nero che mimetizzato nell'oscurità rappresenta la pigrizia e la lussuria. Solo la lince ai piedi dell'artista rappresenta la positività: Goya ci avverte di rimanere all'erta così come è la lince, a causa dell'eccellente vista capace di penetrare nell'oscurità, perché durante il sonno non possiamo difenderci dai vizi, rappresentati dagli animali che gli stanno intorno. . .(Citazione tratta dal catalogo 119 Galleria Salamon pag. 43).
Da osservare l'animalità lungimirante della lince espressa nello sguardo - attento, perplesso, preoccupato - e la falsa intelligenza che trapela dagli occhi - furbetti o falsamente ingenui - dei gufi, o da quelli - malevoli - del gatto nero seminascosto dietro il dormiente. El sueño de la razon produce monstruos.... Francisco de Goya y Lucientes Caprichos 43  1797  (El Prado Madrid)
Il commento del Maestro, conservato al Museo del Prado di Madrid, riporta, a proposito di questa tavola:
 La fantasia abbandonata dalla ragione produce mostri impossibili: con essa è madre delle arti e origine delle sue meraviglie.
43. El sueño de la razón produce monstruos. En la parte anterior de una mesa situada a la izquierda del grabado se lee el titulo del capricho.
P. La fantasía, abandonada de la razón, produce monstruos imposibles; unida con ella es madre de las artes y origen de las maravillas.
BN. Portada para esta obra: cuando los hombres no oyen el grito de la razón, todo se vuelven visiones.


La "sublimazione"

Prima di tutto è da chiarire un concetto usato in modo traslato e metaforico, e spesso mistificato: la sublimazione.
Se poniamo un corpo caldo a contatto con uno più freddo, poco dopo entrambi i corpi avranno la stessa temperatura, intermedia rispetto alle rispettive temperature iniziali. Se apriamo una boccetta di profumo in un angolo della stanza, poco dopo il suo profumo si spanderà per tutta la stanza. Cosa hanno in comune questi due esempi? Entrambi i sistemi fisici tendono a diventare più "disordinati". Nel secondo caso, le molecole di profumo, che inizialmente sono collocate in un piccolo volume all’interno della boccetta, vanno via via sparpagliandosi fino ad occupare l’intero volume della stanza. Nel primo caso a diffondersi non sono gli atomi che costituiscono i corpi, ma l’energia ad essi associata. In effetti la temperatura è una misura dell’energia cinetica connessa al moto di agitazione termica degli atomi che oscillano attorno al proprio punto di equilibrio.
Maggiore è la temperatura, più veloci – e dunque più energetiche – sono le oscillazioni atomiche. Quando il corpo più freddo viene messo a contatto con quello più caldo, gli atomi di quest’ultimo "tamburellano" con maggiore vigore contro la superficie del corpo freddo. Gli atomi caldi comunicano parte del loro moto e della loro energia a quelli freddi che aumentano così la propria temperatura. (da Entropia e irreversibilità Annibale D'Ercole Osservatorio Astronomico - Bologna)

In chimica-fisica - e già molto prima: nell'alchimia - si parla di sublimazione per indicare un fenomeno reversibile di passaggio: sublimano le sostanze che semplicemente passano dallo stato solido a quello gassoso (e viceversa!) secondo un equilibrio ben definibile al variare dei parametri di pressione, temperatura, volume (è quanto succede ad esempio allo jodio, alla "neve carbonica" o - in un ambito più "casalingo" - alla canfora ed alla naftalina ecc.).
E il concetto psicodinamico non è sostanzialmente diverso: le variazioni del ritmo biochimico del corpo (ad es. l'ipoglicemia) si traducono - andando dal concreto verso il più "astratto" - in BISOGNI, in stimoli, in ISTINTI, ma anche in stati d'animo, in modi di pensare da cui in comportamnti ed azioni: l'ipoglicemia biochimica come primo passaggio diretto diventa "fame", poi "ricerca" o "richiesta" di cibo e poi via via "altro" sempre più astratto: tristezza, sottomissione, oppure persino idee mistiche da digiuno.
Ma le astrazioni sublimate possono tornare "indietro": se l'ipoglicemia-fame può sublimare in tristezza, in senso di abbandono, in sottomissione; in modo reversibile e simmetrico tristezza, abbandono, sottomissione possono far nascere pseudo-bisogni, innescare dipendenze, mistificarsi in compensazioni concrete come un aumentato desiderio di mangiare o di bere - compreso alcoolici.
E qui il discorso si ricollega con l'altro grande settore del "corpo" il suo settore "affari esteri" cioè tutti gli organi, apparati, tessuti e funzioni della vita di relazione: sistema nervoso, sensi specifici, muscoli, ossa. Rispetto al sistema viscerale questo insieme appartiene già al primo gradino sulla via delle sublimazioni; permettendo di riconoscere il "bisogno" incita a "fare" qualcosa per placarlo, ma anch'esso produce variazioni chimiche che influenzano potentemente il "resto": da una parte tornano indietro verso il puro vegetativo e dall'altra cercano espansiore verso l'esterno.
Come in chimica-fisica così in psicodinamica non vi sono attribuzioni di "valore": il "sublimato" gassoso non "vale" più della sostanza allo stato solido o viceversa; ciascun "stato della materia" ha proprie caratteristiche, proprietà, vantaggi e svantaggi, e si raffredda o si riscalda da un passaggio all'altro.
  1. Nel corpo le variazioni biochimiche di un settore disequilibrano il resto:
  2. questo disequilibrio si manifesta come mancanza
  3. il cervello - se la riconosce - la traduce in bisogno,
  4. si provoca così a livello percettivo un senso fisiologico di inquietudine
  5. che a sua volta provoca reazioni per difendersene.
    • Le reazioni possono organizzarsi in istinti
    • questi manifestarsi in schemi comportamentali
    • alle reazioni immediate il cervello può sovrapporre reazioni più adeguate di adattamento
    • può in più predisporre adattamenti preventivi e precauzionali
    • può organizzare azioni deliberate in cui magari coinvolgere anche l'ambiente degli altri individui oltre che delle cose
    • può infine indirizzare verso azioni continuativamente deliberate ed efficaci - lavorative -
Ma può pure permettersi azioni non "utili" in se stesse: pura espansione verso l'esterno di energie disponibili:
  • come scarica liberatoria per allegerire tensioni "intossicanti"
  • ma anche come libero gioco di azioni-reazioni-movimenti ben calibrati sinteticamente creativi.
Questa è la catena senza né soluzioni di continuità né salti di qualità che va dalla vita del corpo vegetativo fino al gioco e persino alla scienza ed all'arte. E questa catena, come i corpi chimici, può
  1. sia espandersi verso spazi sempre più vasti che così riceveranno l'impronta del soggetto (dal semplice "gioco" fino alle "creazioni" dell'arte),
  2. sia restringersi, comprimersi sempre più: fino ad esempio i casi-limite molto più diffusi di quanto non sembri in cui le mancanze si riducono a non venir neppur più percepite come bisogni: il troppo affamato non "sa" neppur più di "avere fame".
Ma in entrambi i casi con rischio: rischio di perdersi non nella creatività ma in un raggelato mondo astrattamente fantasmatico, o rischio di concentrare talmente tensioni ed energie in qualche organo del corpo da farlo ammalare. Il caso dell'affamato che non sa più di aver fame e quindi non "cerca" il cibo è ovvio, ma quante altre sono le mancanze non percepite come bisogni che portano alla malattia magari mortale: tipico è il non riconoscimento non solo della mancanza di riposo, ma della necessità perfin biologica di utilizzare al meglio o almeno di tenere in esercizio in qualche modo i grandi sistemi della vita di relazione, come minimo di fornir loro vere distrazioni "ricreative", ritmi diversi, attività più libere.
E - assieme ai Buoni Maestri moderni - una favoletta di Esopo/Fedro
Un Ateniese vide Esopo giocare a noci in mezzo a una frotta di ragazzini; si fermò e lo derise come fosse un demente. Il vecchio, più adatto al ruolo di derisore che di deriso, non appena se ne accorse, allentò un arco e lo pose in mezzo alla via: Ehi, disse. Parlo a te sapientone, spiega il motivo del mio gesto. Accorre gente. Quello si arrovella a lungo e non capisce il perchè del problema proposto. Alla fine si arrende. Allora il saggio, vittorioso: Rompi presto l'arco se lo tieni sempre teso, ma se lo tieni allentato, puoi servirtene quando vuoi. Così, di tanto in tanto , devi lasciare svagare lamente, perchè torni a te più pronta quando occorre pensare.
Da ricordare tanto spesso, nel buono e nel cattivo tempo.

XIV. De lusu et severitate
Puerorum in turba quidam ludentem Atticus
Aesopum nucibus cum vidisset, restitit,
et quasi delirum risit. Quod sensit simul
derisor potius quam deridendus senex,
arcum retensum posuit in media via:
"Heus" inquit "sapiens, expedi quid fecerim."
Concurrit populus. Ille se torquet diu,
nec quaestionis positae causam intellegit.
Novissime succumbit. Tum victor sophus:
"Cito rumpes arcum, semper si tensum habueris;
at si laxaris, cum voles erit utilis."
Sic lusus animo debent aliquando dari,
ad cogitandum melior ut redeat tibi.

Rimanendo nell'analogia con la chimica-fisica e dei coefficenti che regolano l'equilibrio tra concreti e sublimati occorre:
  1. sia definire in cosa consistono i coefficenti psicodinamici, analoghi a temperatura, volume e pressione,
  2. sia  anche "purificare" le sostanze da studiare, in quanto i vari componenti di una miscela si espandono e si condensano secondo coefficenti diversi e - concreti o espansi che siano - godono di proprietà diverse e interreagiscono fra di loro secondo equilibri anch'essi da armonizzare.

Il corpo

Il corpo non è propriamente l'Io, ma l'Io  - l"'io" prima persona singolare: l'io di "io sono", "io sento", "io posso", "io ho bisogno" o "io desidero" o "io voglio"; di "io faccio", "io decido", "io penso", "io immagino" ecc. - questo Io non può esistere senza il corpo, e senza il corpo ed i mezzi forniti da questo non può compiere la sua principale funzione che è quella di regolare i collegamenti tra l'omeostasi vitale propria e il suo collocarsi nell'ambiente esterno. Con un paragone banale si potrebbe dire che l'Io è come il Ministro degli esteri del corpo - paragonato a una Nazione - o come l'Ufficio Amministrativo e Commerciale del corpo paragonato ad una Azienda. Ma mentre può collegarsi  - o deve rinunciare a collegarsi - entro i limiti concreti che il corpo - come entità fisica concreta e limitata - gli pone, proprio dall'instabilità interna del corpo stesso viene indotto ad aprirsi all'esterno a cercarvi sfoghi, espansioni, arricchimenti.
L'essenza della vita è infatti l'INSTABILITA'; l'equilibrio interno è fatto di cambiamenti continui, di adattamenti dinamici, in un "gioco" continuo e variabile di ritmi interni di espansione e retrazione, di mancanze e di appagamenti, di consumi e di eliminazioni, di rinnovamenti e di perdite: i cui rappresentanti più macroscopici, riconoscibili ed emblematici sono la fame e l'espulsione, la sazietà e lo svuotamento.
In altri termini: se il "corpo" fosse un blocco statico, in equilibrio stabile, come un minerale, potrebbe esistere e mantenersi senza alcun rapporto se non di vicinanza con l'esterno, od al massimo potrebbe - come un minerale -  accrescersi per apposizione: non avrebbe bisogno di nulla. Ma invece come entità viva è un dinamico, instabile insieme di complicati e variamente modulati sistemi in continua costruzione e distruzione, ristrutturazione, acquisizione e riciclaggio: di qui vengono i continui bisogni che lo obbligano a continui scambi con l'ambiente. Mancanze e appagamenti, eccedenze e rifiuti; distruzioni, ricostituzioni, ristrutturazioni, riciclaggi, espulsioni, espansioni, fusioni, distacchi, adeguamenti, assimilazioni, rinnovamenti, creazioni, ricreazioni, ecc.: ecco schematicamente accennate le modalità principali attraverso cui ogni corpo VIVENTE entra in collegamento con l'ambiente che lo circonda.
L'Io non è il corpo ed infatti questi cambiamenti e collegamenti possono eventualmente avvenire di per sé senza che l'IO "sappia" di esistere e se ne senta "soggetto" agente. Ma la presenza operante dell'Io permette di aggiungere un'altra peculiare serie di trasformazioni a tutto l'insieme biologico in continua trasformazione: le mancanze e i mutamenti diventano "sensazioni", ma anche le sensazioni hanno una loro strutturazione biochimica, non sono solo "idee", da nominarsi in tono per lo più spregiativo. E le sensazioni - attraverso una nuova serie di passaggi chimici! -  possono diventare stimoli all'azione, sia immediatamente, sia passando attraverso passaggi sempre più indiretti e modulati:
  1.  le mancanze diventano bisogni,
  2.  i bisogni diventano ricerca di appagamento e/o richiami di aiuto altrui,
  3.  o qualcosa di più evoluto cioè "desideri" la  cui possibilita di appagamento è molto più varia, discrezionale, dilazionabile.
  4. E così pure molti mutamenti interni possono diventare "stimoli" e quindi "bisogni"= non si dice forse bisogno per antonomasia per indicare la sensazione che proviene dall'intestino o dalla vescica pieni, nonché l'escreto che ne deriva? 
Ma i corpi animali e tanto più a partire dai vertebrati, hanno anche una struttura che ne modella la forma esterna e che sembra destinata quasi esclusivamente ai collegamenti "volontari" con l'esterno. Per molte persone è difficile pensare al "corpo" diversamente da questa struttura: al concetto di corpo si sovrappone questa "forma" più riconoscibile - come l'anatomia che si studia nelle Accademie di Belle Arti - ed anche più controllabile e rassicurante di quella interna, viscerale e ingovernabile, sempre in sconosciuti pericoli, ignorata, "dispettosa" e rifuggita con emozioni esprimibili nei termini: fa paura, fa impressione nascosta e solo visualizzabile in sede medico-tecnologica. Ma i componenti principali della struttura visibile sono anch'essi "organi", hanno aneh'essi una loro vita fatta di equilibri instabili e di complicati seambi e ricambi interni: persino lo scheletro ehe parrebbe la struttura più fissa è "vivo", vivissimo: è un organo importantissimo nel ricambio dell'organismo, è esso stesso in continuo ricambio vitale e quindi dotato di vitali esigenze che si traducono in "bisogni". Dunque il "corpo" non è quel manichino articolato che molti vorrebbero per comodità credere; quel manichino al quale un' ipotetica "volontà" impartisca ordini, abitudini, determini "comportamenti"; quel manichino di cui si può persino condizionare la "forma" allo scopo di "far fare bella figura" ad un ipotetico Io, suo proprietario. E' invece un tutto unico, ed interagisce con l'ambiente esterno - che a sua volta non è fatto soltanto di rapporti interpersonali! - secondo modalità che partono dall'instabilità interna biologica e si allargano in spazi sempre più vasti. Ad ogni età tuttele funzioni si modificano: anzi ma non "perfino" l'impalcatura ossea stessa - e non solo la cute e i capelli! - sono fra quelle in continuo intensivo cambiamento. Reciprocamente nel gioco continuativo dell'esistere vitale, sublimazioni e concretezze, strutture anatomo-fisiologiche deputate alla vita di relazione e visceri si influenzano a vicenda, senza dimenticare la fase iniziale fondante di ogni esistenza in cui un fattore basilare come lo sviluppo materiale interviene a proclamare i propri materiali bisogni: ecco perché è così importante ad esempio considerare la "vita" dell'osso e non solo la sua funzione di dinamica impalcatura. Tutti sanno che i muscoli non usati si atrofizzano, rimpiccioliscono ed invece si sviluppano e crescono con l'uso. Non tutti sanno - o meglio: non tutti osservano - che anche le ossa si riducono con il non-uso e si irrobustiseono con l'uso: è questo il perché dei "polsi sottili" e delle "mani affusolate" e scarne delle "damigelle" dei racconti ottocenteschi o reciprocamente delle spalle larghe dei ginnasti e nuotatori o di chi fa dei lavori pesanti, e dei grossi pugni dei lavoratori "manuali". Ed anzi a dimostrare ulteriormente che l'osso è "vivo" e partecipa intimamente alla vita di relazione del "proprietario" stanno le gambe dei fantini e determinate peculiarità scheletriche indicative dell'attività lavorativa praticata. Osso e muscolo dovrebbero procedere armonicamente di eonserva: un'attività eome quella sportivo-agonistica - o culturistica - troppo spinta, con allenamenti troppo intensi può portare a fratture ossee da "strappo" perché il muscolo è più robusto dell'osso.
Le vicissitudini dell'apparato locomotore si possono osservare e quindi conoscre, ma ben raramente anche in campo medico si va oltre nel ragionamento: se un organo, un tessuto ha una sua "vita" così ricca, ne consegue che tutte le variazioni di essa si ripercuoteranno sulla vita di tutto l'organismo; e che questa "vita" manderà "segnali" al resto del corpo, esprimerà i propri "bisogni", e anche la ricerca di appagamenti influenzerà il resto.
Nel corpo esistono infatti altri "organi" deputati al raccordo con l'esterno dotati di vita intrinseca e fonte di modificazioni - che si ripercuotono sul tutto - e di bisogni: vi sono i "sensi" più specializzati per esser deputati agli "affari esteri", la vista e l'udito; e quelli maggiormente anche collegati con gli "affari interni" - tatto, termotatto, olfatto, gusto. Ed esiste anche l'enorme cervello programmatore di qualsiasi altro organo e funzione interna e coordinatore di ogni forma di scambio con l'esterno.
Ossa, muscoli, articolazioni, vista, udito, pelle, cervello pensante e collegante non funzionano su ritmi brevi e obbligati come il ricambio, come l'attività di assunzione e di escrezione: a rigore si può sopravvivere in coma, ma per vivere veramente bisogna mantenere in funzione anche questi apparati. I loro "richiami" non si traducono in imperiosi bisogni - come ad esempio: il soffocamento, la sete - ma comunque in malesseri: che nella migliore delle ipotesi si manifestano come noia. Ma neppure si può immaginarne uno scollegamento degli uni dagli altri: come ossa e muscoli dovrebbero lavorare e mantenersi in un ben armonizzato livello di sviluppo parallelo, anche i ritmi brevi e obbligati della vita viscerale interna influiscono e si collegano in aperture e/o blocchi sulla vita di relazione esterna: dal più intimo dei visceri alle più astratte realizzazioni della mente tutto dovrebbe procedere in continui passagi, come sistole e diastole di un grande metaforico cuore in cui viene a rappresentarsi tutto l'organismo nel suo essere-nel-mondo-attivamente. (Nel sito Web si può aprirne la rappresentazione grafica in animazione.)
Ma cervello, pelle, udito, vista, muscoli, ossa non avendo bioritmi fissi propri devono venir alimentati dall'esterno per "funzionare": devono però comunque venir alimentati perché la loro inerzia danneggia tutto il corpo. Un primo stadio della percezione di questa speciale "fame in sublimazione" è la NOIA; ma se la noia può giungre a venir accentuata in modo più o meno scherzoso fino alla "noia mortale", la privazione sensoriale è una vera tortura, cioè una situazione destinata a produrre un vero stato di "malattia", ovviamente "mentale" ma anche veramente "fisica".

Meglio soli che male accompagnati...
Affetto e comprensione? Macché!!! Rotture di scatole, discorsi senza senso, consigli non richiesti, umiliazioni, situazioni pesanti e tanto, tanto NULLA!
Il NULLA tappezzava le pareti di casa, usciva dalle loro bocche sotto forma di parole sconnesse, il NULLA pranzava e cenava con noi e sempre alla stessa ora. Il NULLA stava in una carezza mai data, stava nei loro cuori e nella loro mente. Quando non c'è "nulla" da dare, quando manca negli adulti l'esperienza delle emozioni e del vivere, bhe, allora, davvero, non c'è niente da fare e niente da dire.

Una costellazione senza né soluzioni di continuità né salti di qualità va dalla vita del corpo vegetativo fino al gioco e persino alla scienza ed all'arte, e, come i corpi chimici o come l'energia termica, può sia espandersi verso spazi sempre più vasti che così riceveranno l'impronta del soggetto, sia restringersi, comprimersi sempre più: fino ad esempio i casi-limite molto più diffusi di quanto non sembri in cui le mancanze si riducono a non venir neppur più percepite come bisogni come quando il troppo affamato non "sa" neppur più di "avere fame". E in entrambi i casi con rischio: rischio di perdersi non nella creatività ma in un raggelato mondo astrattamente fantasmatico, o rischio di concentrare talmente tensioni ed energie in qualche organo del corpo da farlo ammalare. Il caso dell'affamato che non sa più di aver fame e quindi non "cerca" il cibo è ovvio, ma quante altre sono le mancanze non percepite come bisogni che portano alla malattia magari mortale: tipica è il non riconoscimento non solo della mancanza di riposo, ma - da non confondere con un fisiologico degrado della vecchiaia - i danni dovuti alla disattesa necessità perfin biologica di utilizzare al meglio o almeno di tenere in esercizio in qualche modo i grandi sistemi della vita di relazione, come minimo di fornir loro vere distrazioni "ricreative", ritmi diversi, attività più libere: soprattutto com-prensibili in quanto capaci di mettere in funzione sensorialità CON-CRETE di CON-TATTO. Il termine stesso "capire", o meglio ancora "com-prendere", benché entrambi usualmente dedicati ad attività cognitive, indicano però per prima via diretta con-creti con-tenuti: non a caso qui compare questa reiterazione dei prefissi "con" tipici del complesso orale il complesso della vita vegetativa anzi della vitalità stessa, delle acquisizioni sia concrete - come cibo - che sublimate come apprendimento. Ma anche il termine "apprendimento" che si apparenta a quello di "comprendere" nell'accezione iniziale non sublimata rimanda in via diretta alle MANI, uno dei più fondamentali e peculiari complicatissimi e potentissimi organi in dotazione all'essere umano. Ma le mani non sono solo organi effettori di movimento e azione, sono anche parallelamente organi - potentissimi - di SENSO: quel "tatto" che dovrebbe essere  per il medico uno degli strumenti più importanti, ma che in generale in senso traslato/sublimato indica la capacità di interagire con abilità e vantaggio con gli altri esseri umani, di accedere con facilità al vasto campo delle relazioni affettive e sociali. E si arriva anche all'opposto ed esiste e dilaga anche un'altra via "concreta" di sbocco di tensioni compresse e incontrollate che si rifà pure alle "mani": anche l'aggettivo MANESCO, un termine che indica insieme corporeo e relazionale esprime una modalità corporea di gestione, episodica ed esplosiva, di emozioni della serie aggressiva ed un modo brutale e lesivo di rapportarsi ai circostanti.
La "privazione sensoriale" è una forma consapevole e cosciente di attuata torura, ma attualmente è enorme la diffusione di situazioni in cui bambini e ragazzi si trovano immersi in quel raggelato "NULLA" citato sopra, in un "nulla" apparentemente "nutrito" da un baluginare di inafferrbili lucine che scorrono sulla superficie liscia di uno schermo. Pur senza giungere alle situazioni di consapevolmente indotta tortura questo bisogno inespresso di concreta realtà da toccare - e "toccante" in senso figurato/sublimato significa anche "emozionante" -  in cui muoversi e in cui provare vere, risonosciute emozioni va a sfavore del "resto" del corpo, degli "affari interni" di esso: del corpo viscerale, del corpo come totalità vivente ed a se stante di cui fanno parte integrante di nuovo anche gli organi della vita di relazionenel loro carattere però di "organi" anch'essi biologicamente "interni". La "mente" può cercar di sopravvivere al "nulla" magari con l'aiuto della sensorialità più evanescente - la VISTA: nel neonato umano attiva fin dalla nascita - creandosi mondi fantasmatici inafferrabili, ma al prezzo di una perdita magari definitiva di calda concretezza: il che può star alla base eziopatogenetica della schizofrenia. Il corpo viscerale come sensorialità interne  rimane attivo ma può mandar segnali esagerati per opporsi ad una "noia mortale", a una costrizione snaturante e diventare così per la mente stimolo e bersaglio ipocondriaco di sensazioni ingigantite e vissute come "malattie".
Quella resistenza era un nucleo informe e compatto una specie di cellula staminale totipotente che è rimasta soffocata ma ancora viva e presente. Quel nucleo era il mio stampo, non più quello imposto, ma quello originale, quello vero, nato dal caso e dalla combinazione e che ha dato vita ad un nuovo essere e come tale diverso da tutto ciò che lo ha preceduto. Un episodio a proposito della rigidità nel camminare che ha notato oggi. Da qualche giorno mi è tornato un dolore muscolare abbastanza fastidioso alla schiena, zona lombare sinistra. Mi ha fatto ricordare n episodio successo il primo o il secondo anno di superiori, allora anche con febbre, spossatezza che mi costrinse a letto per 15 giorni. Ricordo che ero preoccupato, fintamente, per la scuola, temevo che la lunga assenza mi avrebbe causato la bocciatura, mandavo mia madre dai professori per essere rassicurato sul fatto. Ho pensato [oggi] che poteva essere il segno di un rifiuto, un rifiuto per "quella" scuola, per ciò che significava. Speravo inconsciamente di essere bocciato? Di trovare un modo per uscirne? Oppure di darmi malato cronico, un malato immaginario e schiavizzare il "mio carnefice" pronto a tutto per realizzare la sua creatura secondo il suo stampo. Espediente sciocco che è durato il tempo di capire che tanto non mi avrebbero mai bocciato, andavo troppo bene a scuola e quella finta malattia sarebbe stata un regalo troppo grande a mia madre. E‚ cosa c'è di meglio come resistenza che impedire a quello cresciuto nello stampo sbagliato di riprodursi? "Fermati! Guarda indietro cosa sei diventato? Cosa ti hanno fatto diventare!?" ... la vera unione tra mente e corpo, l'unica unione capace di generare l'unicità del mio essere e in quanto tale l'unico degno di riprodursi. Voglio dire che in fondo quella parte della mia famiglia è realmente come se fosse sterile, perché genera ma non permette lo sviluppo e anche dal solo punto di vista antropologico tutto ciò non porta che all'estinzione: un ramo secco da cui non nascerà mai nulla. E‚ questo quello che mi ha sempre reso così distante dai miei genitori, non volevo, non voglio essere un RAMO SECCO.

Età diverse


bmbini e micinibambine e cuccioli

Corpo e emozioni, corpo e bisogni, affetti e relazioni ecc. non sono idee platoniche assolute e soprattutto i corpi delle età dello sviluppo hanno caratterisiche loro proprie fase per fase: e neppure lo stadio adulto a sua volta è statico e definitivo. Ma anche il funzionamento quotidiano, anche i ritmi brevi banali di un corpo qualsiasi sono vari, e impegnano energie, scambi, modalità di rapporto di volta in volta differenziati e discontinui: non sono certo uguali le modalità che regolano le mancanze e gli appagamenti, che organizzano le eccedenze e i rifiuti, le distruzioni ele ristrutturazioni, i riciclaggi e le espulsioni, o quelle che sovraintendono alle espansioni, agli adeguamenti, alle assimilazioni, ai rinnovamenti, alle sintesi. Naturalmente, nel corso di ogni giornata anche nel corpo di un lattante - e di un feto - si susseguono e si ingranano fra di loro queste modalità e questi processi vitali; ma durante lo sviluppo accade qualcosa di più: nel corso di determinate età ciascuna di queste modalità viene assunta come emblematica di tutto il modo di essere, diviene una "forma mentis" un prevalente sistema di relazione con l'ambiente: sono poi questi i famosi - e mistificati - complessi.
Ogni sviluppo della personalìtà individuale e dell'intenzione tra individuo e ambiente - anche in senso fisico e non solo relazionale - come tra individuo e rapporti affettivi e sociali; ogni conquista di nuovi aspetti della realtà interna e esterna deve avvenire cioè attraverso queste ben definite e discontinue tappe evolutive. Ma non si tratta solo di "mondo esterno": ogni tappa dello sviluppo ha una sua rappresentazione-materializzazione di volta in volta in ben definiti organi e funzioni corporee; la discontinuità sta nella separazione tra complesso e complesso: nell'ambito di ciascuno di essi si realizza invece la continuità equilibrata e capace di riequilibrarsi tra corporeo e"sublimati", e tanto più armonicamente quanto più la fase infantile lo ha permesso, perché è stata ben "s-viluppata".
Letteralmente infatti complesso significa com-plicato, com-posto da parecchi elementi. E complesso è appunto l'insieme - e forse meglio che il termine "complesso" renderebbe l'idea il termine matematico di insieme - formato dalla Natura stessa in modo organizzato e tipico da: squilibri biochimici e funzionali, loro traduzione in bisogni, in sensazioni, in reazioni, in stati d'animo, in affetti, in relazioni umane e rapporti con le cose, tipo di aggressività e di interessi, modalità di adattamento, di espressione, possibilità di comprensione ecc. Come per le materie di studio - anch'esse discontinue e da studiare secondo la loro logica interna e non ad esempio per ordine alfabetico - la caratteristica peculiare di questi complessi è quella di costituire i sistemi che permettono all'individuo di prendere contemporaneamente coscienza differenziata di sé, coscienza dei rapporti che lo legano al mondo esterno e coscienza - "com-prensione" - dei vari aspetti del mondo esterno stesso. I complessi psicologici si differenziano però dalle astratte materie di studio oltre che per la loro ampiezza perché hanno una loro base ben precisa nel corpo, ciascuno in una parte specifica del corpo e precisamente di volta in volta in uno di quegli organi che segnano il confine tra interno e esterno e che anzi servono proprio a mettere in comunicazione l'interno - cioè il mondo interno in continua variazione: il mondo interno degli squilibri e dei bisogni - con l'esterno: delle persone e delle cose, deIle attività, degli affetti, dei rapporti e dei legami, dei fatti e della conoscenza e delle trasformazioni che l'individuo induce fra quanto lo circonda. L'essere umano comunque non ha solo un'infanzia inetta e molto prolungata, cioè una prolungata dipendenza dall'ambiente umano che lo circonda; in ogni età della vita tende a farsi parte integrante di una società interpersonale e di una "cultura". E queste società e culture esercitano su ciascuno una fortissima"pressione", possono "entrargli dentro", venir a far parte della sua organizzazione psico-somatica interna come "linguaggio implicito", come sistema di affetti, come modalità prevalente di rapporti, come modello interpretativo della realtà, ed organizzativo delle conoscenze e delle azioni e persino di determinati aspetti somatici se non somao-viscrali. Ogni tipo di cultura tende a privilegiare uno o l'altro tipo di modo di essere e di agire, uno o l'altro tipo di "complesso", per cui un'integrazione "ideale", un adattamento totalmente "riuscito" al proprio piccolo mondo umano significa anche una grossa negazione, perché la modalità prevalente può divenire tale soltanto soffocando la manifestazione delle altre. Ognuno dei grandi complessi ha cioè una sua materializzazione in determinatc zone e funzioni del corpo? Ma aprendo ciascuna un campo troppo vasto: ogni settorializzazione culturale tende a predominarvi e a provocare nel corpo stesso determinati specifici squilibri e vere malattie: infatti se è vero che la "civiltà" moderna può favorire determinate malattie psicosomatiche, anche le civiltà più "semplici" non sono certo da meno, e neppure gli animali ne sono immuni: "noi civilizzati" possiamo morire d'infarto da eccessive richieste ambientali, "loro: i semplici" - animali compresi - muoiono di tabù o di disperazione e nostalgia.

Durante lo sviluppo, se le circostanze esterne e i comportamenti adulti non vi si oppongono o disturbano, i rapporti interumani sistematicamente intrecciati con le zone corporee attivate evolvono, e maturano per diventare poi pienamente di sponibili verso una forma di esistenza piena e completa secondo un loro preciso calendario interno, sistematico secondo una visuale a largo raggio, capriccioso secondo una visione esteriore e non partecipe. All'esterno durante tutto lo sviluppo si alternano fasi e modalità differenti se non antitetiche di ricerca nell'ambiente circostante di quei determinati strumenti per esprimere il proprio modo di essere del momento "usando" le varie persone come "attori" significativi da far "recitare" nella scena della propria vita; all'interno di se stessi per un processo puramente fisico, nel corso dello sviluppo infantile spontaneamente determinati organi e funzioni del corpo divengono protagonisti: la loro rappresentazione psichica si sovraccarica di emotività, e le sensazioni che da essi provengono diventano privilegiate e quindi capaci di scatenare tanto burrasche neurovegetative - ed anche di più: veri danni fisici - quanto di attirare, condensare e intensificare focalizzandole tutte le energie disponibili. La retorica astratta, le proprie nostalgie e rimpianti, il proprio - attuale, adulto - modo di vivere, le proprie insofferenze e comodità hanno fatto scorrere fiumi di parole a proposito dei bambini, delle loro necessità, del "come" impostare un allevamento "ideale". Fiumi di retorica non sempre disinteressata sono corsi a proposito delle esigenze "affettive" del bambino - per "bambino" intendendo tanto il neonato quanto il sedicenne! - e del suo bisogno di mamma, delle sue esigenze di "gioco" e di permissività; o di applicazione, di "socializzazione", di apprendimento. Si è preteso annullare in lui certe tendenze - ! - soltanto con il modificargli i giocattoli; si è preteso sia trasformare lui stesso in un eterno buffo giocattolo, sia esigere da lui al più presto intensive - e unilaterali - prestazioni lavorative. Nessuno afferma di "odiarlo", ma nessuno di questi retori si riferisce ad un essere concreto, in quanto l'essenza specifica del "bambino" è la variabilità, la trasformazione, la preparazione varia e globale ad una vita varia e globale. Esiste in chiunque il complesso anale con le sue pressioni aggressive, distruttività, energia da espellere? Esistono anche l'aggressione-fuga e le sue varie modalità di realizzazione, trasformazione, ridirezione; ed esistono età e momenti della vita di ognuno in cui queste realtà prevalgono. Tipicamente queste forze sono quelle che presiedono alla lotta per l'esistenza, e non solo alla lotta esterna ma anche alle tensioni interne che, se mal regolate, potranno diventare malattie. Sono le forze che nella vita adulta diventeranno "lavoro", ma che in ogni età possono manifestarsi anche in giochi "seri", ripetitivi, in cui si va proprio a cercarsi le difficoltà contro cui cimentarsi, in cui apposta ci si limita con "regole", con impedimenti. Spesso può essere più importante per l'organismo esercitarsi o "purgarsi"- come la pubblicità di un lassativo che prometteva di regolare le 'funzioni' dell'organismo - o al contrario aumentare il potenziale innescando contraddizioni, e cercare di indirizzarle, più che scaricare tensioni esercitarsi a controllarle... Sembra paradossale, ma quanti adulti trovano estremamente "riposante" - "ri-creante" - cimentarsi con attività di questo genere: dai cruciverba, alle carte, agli scacchi, ai "gialli", al veliero nella bottiglia? E quanti scolari a scuola - e quindi già sottoposti ad attività di questa categoria - fanno furiose gare di parole crociate, di battaglia navale ecc., trafficano con figurine, birille ecc.?


Se ognuno cioè vuol giungere a possedere e dominare nella sua maturità - o meglio: ne ha il permesso - il massimo possibile del suo patrimonio interiore, o più modestamente ad assicurare al proprio corpo un funzionamento non sbilanciato, deve poter percorrere durante l'infanzia la sua lunga e sembrerebbe illogica strada fatta com'è di un susseguirsi di varie percezioni e fantasie, di mutevoli concezioni e azioni. Così gli istinti prevalenti in quel dato momento possono via via con la necessaria gradualità e completezza ridimensionare la realtà interna ed esterna: ciascuno dei suoi aspetti potrà così venir vissuto con la massima intensità, e con più profonda partecipazione personale e trasformato più proficuamente in bagaglio di esperienze veramente tali, non solo veramente "vissute" ma anche veramente "utilizzabili" a proprio vantaggio di arricchimento e difesa, di concettualizzazione e quindi di espressione condivisibile.
Il bambino nel percorrere le sue fasi dovrebbe riuscire a risolvere l' Enigma della Sfinge - qual'è quell'animale che cambia sempre, che da "quattro gambe passa a due e poi a tre"? - e riuscire a "sciogliere" interiormente, a "capire" - cioè letteralmente a prender dentro - i complessi che sta attraversando: senza però cancellare alcuno dei loro componenti, senza trascurare alcuno dei loro aspetti e soprattutto, senza coartarvi o disperdervi la propria individualità per non alienarsi né dal mondo né da sé anzi per poter disporre di tutte le cariche di energia in essi implicate in modo ottimale nella propria evoluzione umana anche per raggiungere nel miglior modo la fase senile delle tre gambe.
Il bambino
è fatto di cento.

Il bambino ha

cento lingue

cento mani

cento pensieri

cento modi di pensare

di giocare e di parlare

cento sempre cento

modi di ascoltare

di stupire di amare

cento allegrie

per cantare e capire

cento mondi

da scoprire

cento mondi

da inventare

cento mondi

da sognare.

Il bambino ha

cento lingue

(e poi cento cento cento)

ma
gliene rubano novantanove.
La scuola e la cultura
gli separano la testa dal corpo.

Gli dicono:
di pensare senza mani
di fare senza testa
di ascoltare e di non parlare
di capire senza allegrie
di amare e di stupirsi
solo a Pasqua e a Natale.
Gli dicono:
di scoprire il mondo che già c'è
e di cento
gliene rubano novantanove.
Gli dicono:
che il gioco e il lavoro
la realtà e la fantasia
la scienza e l'immaginazione
il cielo e la terra
la ragione e il sogno
sono cose
che non stanno insieme.
Gli dicono insomma
che il cento non c'è.
Il bambino dice:
invece il cento c'è.

Loris Malaguzzi


Purtroppo quindi non esiste solo la retorica culturale teorica: il bambino è veramente "in mano" agli adulti e questi possono in ogni momento a loro imperscrutabile arbitrio
  1. condizionargli la presenza e la qualità degli stimoli ambientali;
  2. interferire nelle sensazioni fisiche e persino determinarle;
  3. permettere o negare;
  4. appagare in modo proporzionato o in modo eccessivamente stimolante,
  5. oppure negare le"richieste" - e i veri bisogni - fino a trasformarli in "dolore",
  6. possono organizzare le sue "fantasie" aiutandolo a concretizzarle in giochi,
  7. o al contrario persino intromettersi pesantemente- e talvolta sadicamente - nelle "sue" funzioni fisiche.
E soprattutto non si può sperare con mezzi semplicistici in una palingenesi tardiva: come non si può salire al volo su un veicolo in corsa, nell'allevamento ottimale del bambino il vero carattere non può venir cambiato né le preferenze possono venir imposte. E così nulla può venir veramente "recuperato" solo dall'esterno. Ogni esigenza disattesa al momento in cui si presenta non può venir poi assecondata in ritardo: ne verrebbero alterate entrambe le fasi, sia quella precedente non saziata, sia quella successiva in cui viene a cadere come una pesante interferenza il tentativo di assecondare la precedente. Solo il bambino stesso, da piccolo o poi da adulto può a suo modo e suo ritmo tentarne il recupero: per fare un paragone banale è come se un viaggiatore che, dopo aver "perso" il proprio treno, salisse sul primo che passa, senza aspettare che transiti di nuovo un treno che lo porterà a destinazione. Solo il bambino stesso potrà "giocare" a suo modo la fase saltata o malvissuta, eventualmente facendosi aiutare dagli adulti disponibili nel momento da lui prescelto, mai però seguendo "loro" in arbitrari schemi di "recupero", di "terapia".
Il bambino - l'essere in via di sviluppo - di per sé è privo o carente di strumenti adeguati per canalizzare responsabilità, di mezzi autonomi di espressione e di espansione del suo enorme capitale di energie interiori. E se già fin da neonato - se non prima! - può udire e vedere, questo non significa che quello che ascolta o vede- cioè quello che colpisce le sue orecchie oi suoi occhi - possa fin dall'inizio venir da lui capito e neanche riconosciuto o localizzato. Soltanto quando riuscirà a collegare sensazioni tattili e ripetizioni attive con sensazioni uditivo-visive, a poco a poco, con prove e riprove, con l'aiuto determinante altrui e con "giochi" più o meno autonomi potrà orientarsi nell'ambiente, "collocarvi" se stesso, e "capire" di essere un "se stesso".

aiutami a far da solo
aiutami a far da solo!

Purtoppo però - e ben a scapito delle nuove generazioni in formazione - condizioni di disarmonia sono molto generalizzate: la maggior parte degli adulti infatti sono incapaci o impossibilitati e soprattutto a loro volta non preparati a bilanciare la grande quantità di calore affettivo necessaria in una casa ove vi siano bambini con le pressioni ambientali e personali connesse al lavoro ed all'espansione delle proprie potenzialità evolutive in ogni campo anche nella sessualità c nei divertimenti.

I "coefficenti" delle sublimazioni

Le sublimazioni chimico-fisiche obbediscono a coefficenti di temperatura, pressione, volume; nel caso delle sublimazioni psichiche questi termini possono venir usati per definire sinteticamente concetti in fondo analoghi:
  1. la TEMPERATURA sta per calore affettivo e per benessere fisico;
  2. la PRESSIONE sta per quello che si indica come pressione ambientale: richieste - o pretese - altrui, orari, doveri, modalità di rapporto o comunque di interrelazione con "gli altri" e quindi - di momento in momento - con la fase, lo stato d'animo, le esigenze di ciascuno degli "altri"; ma anche con le esigenze del proprio corpo, con le tensioni interiori, con i conflitti tra tensione e tensione ecc.;
  3. il VOLUME è lo spazio in cui letteralmente potersi muovere, ed anche lo spazio metaforico del tempo a disposizione, degli oggetti da usare, delle abilità canalizzate ed e-ducate - ex-ducere letteralmente dal latiro = trarre fuori - , delle possibilità di scegliere strumenti adeguati, oggetti su cui esercitarsi a fini stimolanti, mezzi espressivi attivati e resi così spontanei, facili e pienamente disponibili.
sublimazioni: prospettoschema del movimento ciclonico

Tornando al concetto di "complessi", per ciascuno dei complessi principali l'importanza di questi coefficenti sarà diversa: per permettere adeguate sublimazioni ben maggiore dovrà essere la temperatura nel caso del complesso delle mancanze e degli appagamenti, dell'assumere, dell'assorbire- complesso orale - e soprattutto nel caso dell'età improntata a questo complesso, cioè l'età del primo anno di vita.
Quando invece prevale il complesso anale - delle eccedenze e dei rifiuti, delle distruzioni, ristrutturazioni, riciclaggi, espulsioni - e nelle età più "anali": l'età del "no!" dei due anni, l'età della scuola elementare, l'età della vita lavorativa adulta, ecc. ogni aumento di pressione produce sofferenza, ogni impossibilità di scaricarla comprime l'energia e incrementa l'aggressività esterna e i conflitti interiori - emotivi: tipo ad esempio"senso di colpa" o comunque paralizzanti "dubbi" - o coprorei - tipo: coliche.
Il complesso genitale nei suoi due aspetti "yin" e "yang" - Edipo e castrazione - richiede comunque maggiori spazi: per espandersi, adeguarsi, assimilare, rinnovarsi, inventare, scoprire, creare: nelle età più "genitali" la fantasia e il sentimento fanno da padroni ma vanno alimentati e non scoraggiati e non solo nel campo interiore: non per niente a quattro o a quattordici anni si starebbe "fuori" tutto il giorno, a tredici sono tanto frequenti le "fughe", dai quindici ai venti-venticinque si viaggia volentieri e si considera "noioso" tutto quel che non è stimolante. Ma vale anche l'inverso: chi si trova in età - o comunque in fase - "orale" spande "calore" intorno a sé; chi si trova in età o fase "anale" esercita una notevole "pressione" su chi gli sta troppo intorno e sulle "cose" che usa; e chi s trova in fase "genitale" tende a trascinare gli altri, a renderli partecipi - volenti o frastornati - nei suoi allargamenti.
In altri termini, dal lato pratico e in generale: a tutti soprattutto poi quando si è piccoli, cioè impegnati anche a svilupparsi e a porre le basi di tutta la vita futura sono necessari:
  1. una alimentazione adeguata, un benessere fisico di base, serenità ambientale, calore affettivo, benevola accettazione, approvazioni e riconoscimenti;
  2. una pressione ambientale che non interferisca con le "pressioni" interne ed anzi le canalizzi;
  3. "spazi" ove espandere l'espressione di sé.
Ma questi fattori sono strettamente correlati, e come in fisica gli aumenti di temperatura richiedono aumenti di spazio per l'aumento delle pressioni interne: ecco il perché delle cosidette "coliche dei tre mesi" dei bambini sani e ... felici dovute proprio alla noia, alla deludente condizione di non poter fare esperienze più ricche, di non riuscire a muoversi a piacimento, di non essere caapaci di "comandare" il proprio corpo, di aver già voglia di fare ma di non "poterlo" ancora. Ecco il perché queste cosi dette coliche spesso "guariscono" quando si porta il bambino a spasso, quando può assistere ai giochi di altri bambini, quando il succhiare a vuoto o l'esser dondolato gli allentano la tensione interna e sciogliendola favoriscono il modo di "adoperare" gambe e braccia. Ed ecco invece proprio un settore in cui la pressione degli adulti diventa patogena, in cuisi manifesta biecamente il "vizio" generale di medicalizzare l'esistenza, di considerare "patologia" quanto invec esce appena da schemi statici prefissati: non sono "coliche" nel senso di "malattie", anche se in questo stato di tensione rabbiosa l'intestino del bambino vi partecipa emettendo gas, qualche volta anche scariche diarroiche con il bambino ptotagonista che partecipa emotivamente a questi subbugli "intestini", alternativamente e/o contemporaneamente compiaciuto, infuriato, spaventato. E com'è bello invece dopo tre mesi trovarsi padroni dello spazio dato dalle proprie mani, dal biascicare intenzionale, dai giochini con le gambe, dalle nuove prospettive offerte dalla testa eretta e dai volontari cambiamenti di posizione di tutto il tronco.
Ad ogni età comunque sono mescolati i concetti di cibo-calore affettivo-rapporti teneri: ad ogni età si fa indigestione - o ne risente il "ricambio" quando manchino le possibilità di smaltirli e di alteernare i propri "complessi". E viceversá senza corrispettivo aumento di "calore", aumenti di "spazio" "raffreddano", disorientáno, portano a cercare nell'ipersesualizzazione dei rapporti, delle esperienze, dei gesti una compensazione "riscaldante"; mentre quando la pressione aumenta sono le energie aggressivo-espulsive ad essere incentivate: nel caso migliore la propria pressione interna stimola a trovare ostacoli contro cui esercitarsi e incentivi a proseguire nelle azioni intrapresecome i cibi poco raffinati contrastano ]a stitichezza, e nei casi peggiori giungono a trasformare la biologica dotazione di aggressità nelle energie fredde distruttive dell'istinto - o meglio: "impulso" -di morte (in tedesco Todestrieb).
Ma non eiste soltanto la medicalizzazione "abusante", esistono davvero i cedimenti strutturali dei corpi fisici e le malattie vere e proprie; ed anche per condizioni non fisiche ma psico-ambientali chiunque in condizioni di pressione ambientale intollerabile, senza corrispettivi affettivi sufficienti, senza prospettive proprie di azione direzionata, e senza sbocchi espansivi, può arrivare al massimo del danneggiamento del corpo. Ed esistono "malattie" anche mortali coinvogenti insieme corpi fisici e non-fisici come suicidio cosciente e attivo, e attiva o quasi ricerca di incidenti, fino a giungere persino al massimo del ritorno delle sublimazioni verso il concreto: la morte per inedia, la depressione anaclitica, il "marasma" depressivo quando le mancanze non vengono più percepite come bisogni, quando tutto diventa nullo, indifferente, vuoto. E così possono arrivare al massimo della distruttività fine a se stessa le pressioni interne non canalizzate, siano o siano state accompagnate da insufficiente calore affettivo: distruttività verso se stessi - malattie, incidenti, spavalderia caotica - o verso gli "altri", non vissuti come tali ma solo come "discariche" di "un di più" di cui disfarsi: ad es. i "delitti gratuiti" dei ragazzi "bene" annoiati.
Anche un eccesso fuori tempo di stimolazioni affettive può diventare disorganizzante per il soggetto che si trovi o stia entrando in una fase di attivita direzionata o di espansione creativa: ci si trova in conflitto interiore, ci si trova "messi in colpa" per la propria aggressività trasformata in errori; invece che espandersi in efficenza o in intraprendenza si collassa su se stessia in paura, in ansietà, in pre-oceupazioni, cioè letteralmente in "occupazioni che vengono prima", che in fondo riballtano il loro contenuto aggressivo contro i circostanti di cui si crede invece di voler provvedere: nei bambini, ragazzi e non solo l'inquietudine inespressasi manifesta fastidiosamentein quell'agitazione psico-motoria di cui si parla nel file/capitolo Basta un poco di zucchero e la pillola va giù... , ma in chi crede di accudire invece con particolare sollecitudine diventa causa - contro gli "accuditi" - di "discuria/ipercura"
  1. Questa è la condizione dei bambini che vomitano prima di andare a scuola;
  2. dei bamhini che non sono "capaci di giocare"
  3. dei bamhini che si fanno sempre male;
  4. dei bambini delicatini, stizzosi, lamentosi e permalosi;
  5. dei bambini oppressi da madri pseudo-tenere ma in sostanza egoisticamente possessive
  6. e/o ansiosamente aggressive;
  7. dei bambini accuditi da persone anziane molto bisognose a loro volta di calore e scarse di energia

"Bontà" e "cattiveria"

Una mail molto bella descrive in modo eccezionale la vera essenza del complesso orale, o se si vuole dell'archetipo della Grande Madre: cioè i principi basilari sia - ma non solo - della VITA e della MORTE ma anche della "bontà" e della "cattiveria"

La mia madeleine?
Più che un sapore, un rumore? I rumori che sentivo quando ancora ero in grembo, quella stessa sensazione che venne fuori a teatro e prima ancora durante quelle tavolate nel cortile di mia nonna. Ero felice allora? Direi di sì, mi sembrava di essere immortale o meglio che la morte non esistesse, mi sentivo cullato in una nuvola di affetto collettivo, non diretto a me in particolare ma qualcosa che era lì a disposizione di tutti e quindi disponibile anche per me. Come una fontana senza fine a cui tutti possono attingere liberamente senza paura che interrompa il suo flusso e lasci qualcuno a bocca asciutta. Ed era come se fossimo tutti insieme ma nello stesso tempo come se ognuno non badasse alla presenza dell'altro, non c'era da battagliare, non c'era di che aver paura perché quella "cosa" era lì presente, inesauribile. E io mi ricordo con la testa appoggiata al tavolo, magari un pò stanco, ma nessuno a chiedermi conto di qualcosa e io ero immensamente felice, quasi incredulo e mi sarei potuto addormentare sicuro che niente mi sarebbe accaduto, addormentere in quella nuvola soffice, protetto e sicuro. E del resto del mondo cosa mi importava.
E poi ricordo ancora mia zia, scendere i pochi gradini che dividevano la casa dal cortile. Ognuno, in quelle domeniche, portava qualche cosa da mangiare, in genere quello che gli veniva meglio e poi si metteva tutto in tavola. Me la ricordo scendere con la torta in mano, ne faceva una buonissima con le albicocche, le mandorle e una crema zuccherata che non ho più mangiato, la portava verso la tavola come una reliquia e sorrideva, felice di offrila, senza sapere allora che solo pochi anni dopo sarebbe morta. E non lo sapevo io come non lo sapeva nessun altro. E quanti commensali di quel tempo non ci sono più, ma della loro assenza non mi dolgo più di tanto, in fondo erano lì come me ad assaporare qualcosa che forse non avevano mai provato nella loro infanzia, ma di mia zia sì, perché dopo di lei è sparito tutto, è morto tutto, quella nuvola si è dileguata lasciando il vuoto e la disperazione in me e ognuno di nuovo per conto proprio ma ognuno ancora affamato, perché quella fame antica sembrava insaziabile ed era un pò come se ognuno ne avesse ereditato a sua volta da chissà quante generazioni. E allora spiegata la cattiveria, il voler prevericare l'altro, l'avidità di affetti ed era come se mia zia placasse tutto questo come se tutti a quel tavolo non cercassero altro che quello, lei quella fame sembrava non averla, lei era quella fonte inesausibile e chissà quale strano scherzo del destino l'aveva fatta così diversa da tutti, in lei e solo in lei ho visto cosa voleva dire l'amore di una madre per i figli e quanto avrei voluto che mi prendesse con lei.
Il giorno in cui morì mio zio, ... c'erano tutti quelli delle tavolate quel giorno e qualcuno sembrava più arrabbiato di altri perché era come se la disperazione per quella perdita non fosse per la morte di una persona ma perché con lei moriva quella fonte che sembrava inesauribile e allora era come se quella fame atavica di cui parlavo tornasse a prendere il sopravvento. Come se ognuno avesse dentro di sè una specie di uomo primitivo, con i denti aguzzi assetato di sangue e pronto ad ogni cosa per salvarsi e sopravvivere.
I quarant'anni di mia zia sono stati pochi per lei, ... ma quanto è stata importante per me? Come diceva una vecchia canzone: come un angelo caduto dal cielo.

E in un'altra mail intitolata "Fuori dalla pancia tante belle novità" si descrive di prima mano un recupero enorme dei valori del vero complesso orale:
La vita è bella ! Certo, manca il lavoro , ma sono abbastanza fiduciosa.
Oggi ho percorso strade note e arcinote, eppure parevano nuove … le guardavo come se non le avessi mai viste, facevo fatica a riconoscerle. Devo dire che ultimamente faccio fatica a riconoscere me stessa, figuriamoci il resto! Mi sento come un piccolo moscerino in uno spazio immenso, tanto spazio, dato anche le dimensioni dell’animaletto. Come fossi ubriaca e felice allo stesso tempo, mi muovo barcollante perché non usa a tale libertà. Respiro aria di continua novità senza ansie o riflessioni che mi impedirebbero di agire, semplicemente agisco in armonia con il mondo. Sensazione per altro già provata, quindi so di cosa sto parlando. Prendo atto finalmente di non avere una famiglia alle spalle, di avere avuto due genitori fuori di testa e dei fratelli su cui non posso contare e degli zii alquanto discutibili …
La vicina e la sua pasta fatta in casa, il cortile dove giocavo con le mie coetanee e non, i piccoli di merlo salvati da morte certa, chiusi in una scatola e nascosti sotto il letto, quando mia nonna gli ha scoperti è successo il finimondo, fortuna mia è intervenuto mio padre in difesa dei piccoli mal capitati … interventi tempestivi accaduti anche dopo. … Abbiamo [io e mia madre] sempre avuto un rapporto non rapporto. Credo di averle voluto bene all’inizio, nel periodo dell’allattamento, ci sapeva fare perché era molto istintiva, ma nello svezzamento si è persa. Si era comportata così anche con D., arrivata ad un certo punto aveva perso interesse per lei ed io in qualche modo sono subentrata. D. ricorda molto bene quando la prendevo in braccio e le cantavo le canzoni, me le faceva cantare all’infinito, non si stufava mai. Ricordo la mano calda di mia madre e la sua presa sicura. Lei c’era senza opprimermi. In fondo per un po’ mi è andata bene. Credo che mi avesse dato attraverso l’allattamento tutto ciò che aveva da offrire. Eppure quel latte lo ricordo! Era dolce e caldo. Mi piaceva, mentre ciucciavo, appoggiare la manina sul seno … era così morbido e avvolgente … Mia mamma aveva un seno enorme durante l’allattamento. Aveva latte a volontà e me lo dava quando piaceva a me! Lei mi aveva raccontato che durante i nove mesi della mia gestazione non aveva avuto problemi e le era capitato spesso di ritrovarsi di buon umore. A suo dire ( ? ), quando sono nata sorridevo.Credo che a mia madre piacesse avere il pancione.

Dal concreto al sublimato... e .... dal vero sublimato al falso concreto? paragrafi conclusivi sulle SENSAZIONI

- Ah. Anche tu sei stitico? chiede nell'ultima vignetta Enrico la talpa...
Un concetto molto serio e concettuale come la serie dei passaggi dal concreto al sublimato e dal sublimato al concreto può cioè anche prestarsi a venir spiegato in modo scherzoso e intuitivo. Infatti il lavoro come attività e rapporti sociali e la ... psicosomatica e somatopsichica delle funzioni escretorie - ed ogni manifestazione emotiva e relazionale a loro inerente - appartengono al "complesso anale": nella loro omogeneità nella differenza si attuano in un ambito unitario pur nelle variazioni di ampiezza e nelle evoluzioni delle loro entità e realizzazioni. Comunque delle caratteristiche tipiche di questo complesso fa anche parte l'umorismo: in molti modi quindi ci si può anche divertire e... istruire utilizzando allo scopo le vignette di Lupo Alberto.
Lupo Alberto
- Questo straordinario personaggio di Silver è nato nel 1974. Queste vignette - della serie presente nell'edizione originale 1994 - si trovano ora nel volume 47 dei Classici del fumetto di Repubblica a pagina 167 - .
Per leggere meglio le parole si possono allargare le figure cliccandovi sopra. -


Ma partendo da simili basi si vanno a toccare punti nevralgici tali da produrre resistenze anche accanite; per cui questi argomenti e le pagine relative debbono affiancarsi ai file/capitoli particolarmente dedicati alle controversie: Imbroglio è il contrario di sviluppo il cui titolo stesso rispecchia il fatto che sviluppo sia quell'azione che - nel Dizionario dei Sinonimi e contrari di Niccolò Tommaseo si trova sotto il lemma di contrario di Imbroglio - da affiancarsi a quello solo in inglese - TOTEM AND TABOO REVISITED: awful and fertile rise of new supersttions - già pubblicato in un altro libro - cap. 26 - It's Abuse NOT Science fiction / Gli Abusi mentali, fisici e tecnologici NON sono Fantascienza. E, dato che le controversie rischiano sempre più di travalicare in interpretazioni fasulle, purtroppo è stato necessario aggiunge un file/capitolo bilingue - Opinioni, fatti, accuse / Opinion, fact. complaint - dedicato unicamente a dirimere malintesi e ambiguità. Riassumendo: se i file/capitoli introduttivi devono venir considerati come impostazione e inizio per fornire a tutto il lavoro le sue le essenziali basi di significatività, e se essi devono venir seguiti e concretizzati da files/capitoli in cui si evidenzi il percorso teorico personale dell'autore, queste presentazioni generiche vanno supportate da una serie di principi e scopi in cui siano energicamente sottolineati i concetti prioritari di:
  1. "quarta dimension" dell'esistenza umana
  2. a partire dall'infanzia e dai suoi passaggi obbligati di sviluppo
  3. a seguire dall'ininterrotta presenza della memoria - sia conscia e fonte di significativa "esperienza", sia rimossa, inconscia e spesso causa di danni
  4. e, da un altro punto di vista in un secondo più aperto filone di conoscenza, da ogni tipo di inter-azione tra corpi viventi - verso il e derivante dal - mondo esterno: in altri termini il concetto di PSICOSOMATICA non solo come "medicina" ma anche in genere come "scienza".

L'armonico va-e-vieni dei fattori impegnati nel bilancio "corpo interno-ambiente esterno" deve esser quindi garantito a partire dal "corpo-mente" in sviluppo per proseguire nei tempi successivi in modo sempre più adeguato e sempre più efficace. Per valutare l'equilibrio psico-somatico e psico-ambientale non bastano infatti diagnosi attinenti soltanto alle situazioni contingenti: tassativamente debbono venir prese in considerazione anche le SENSAZIONI come tali nel presente, ma anche nel loro evolversi fin dall'inizio dell'esistenza. Dalla nascita - anzi in modo documentato fin circa dal sesto mese della vita fetale - è attivo l'udito, e poco per volta lo sono anche la vista e l'olfatto: ma questo non può significare che quanto il bambino "vede" e "ascolta" e "annusa" - o meglio: quanto stimola orecchie e occhi e naso - possa fin dall'inizio venir capìto, riconosciuto e localizzato. A questi "sensi di distanza", a questi "decodificatori di energie", debbono venir cioè affiancati funzionalmente i "sensi di vicinanza", i "verificatori dei materiali" forniti dalle sensibilità tattili e gustative. Ma - come per ogni possibilità di apprendimento conoscitivo - neppur questo è sufficiente se accade un modo occasionale: per potersi introdurre come "vero Se stesso" in un "vero mondo esterno" occorrono successive attive ripetizioni, che, passo dopo passo, con prove e riprove, con confronti e delusioni colleghino gli oggetti e le situazioni concrete del mondo vicino in cerchi concentrici sempre più ampli con le impressioni immateriali ricevute attraverso i "sensi di lontananza". Ma neppure questi "giochi" autononomi possono essere sufficienti: l'immaturità motoria dell'inetto cucciolo umano, la sproporzione peculiare alla specie tra sviluppo motorio e sviluppo sensoriale richiedono una costante attiva "collaborazione" solidale.

Il bambino che cresce...

Il bambino che cresce...
si impegna in esperienze fondamentali
secondo ritmi e fasi
che appartengono solo a lui. Ma ognuno di noi, genitori, medici, insegnanti"buoni" "preparati" "colti", può compiere continue disastrose violenze sull'indifesa psiche del bambino
anche agendo "per il suo bene"
ma con immaturità, insensibilità
o in malinteso ossequio a "scuole" di moda.
Così i bambini, privati di esperienze vere, elaborano fantasticherie a vuoto e compensazioni fasulle
che ne bloccano o deformano lo svilupporiducendoli ad adulti immaturi incompleti o sbagliati
e incidendo anche sulle generazioni a venire.

Eppure,
entrare nel tempo misconosciuto dei mutamenti
non è poi tanto difficile. Basta essere presenti con simpatia,
collaborare con rispetto, partecipare con curiosità e piacere. Insomma prendere finalmente sul serio l'evoluzione dei bambini.
E riattivare, intanto, anche la propria.

Purtroppo se questo inizio viene invece disatteso, come è e sarà poi in seguito possibile accertarsi se quanto viene interpretato come "realtà esterna" è effettivamente tale o invece non si fonde con inconsistenti "sogni", con equivoci e erronei paragoni, se non con vere idee deliranti?
In altri termini: sempre e soltanto la PAZZIA deriva dall'oblio di un grande dolore? E' sempre un dolore negato a bloccare la percezione attiva della realtà contingente o non possono essere anche semplici PRIVAZIONI di "con-tatto" a far crescere - "cresccre" e non "sviluppare" - individui a rischio?
Si impedisce a un bambino fin da lattante di distinguere tra il proprio racchiuso, confuso e instabile mondo interno e i segnali indistinti e dilaganti che gli giungono da un mondo esterno irraggiungibile, lo si priva delle sue capacità di confronto e gli si nega un aiuto che sopperisca alle sue inadeguatezze senso-motorie: come potrà costruirsi una vera identità esperienziale, evolvere come un'ENTITA' significativa in un mondo ricco di "significati"? Non sarà questo destinato semplice "corpo" a sentirsi per sempre soltanto un'entità solo tridimensionale definita da misure in reciproco - fasullo confronto: "inferiore" o "superiore" - che possano dare almeno una direzione al suo collocarsi - casuale - in spazi vuoti di ogni effettivo significato?
PRESSIONE, TEMPERATURA, VOLUME.. "Corpi" inadatti ad interagire efficacemente e opportunamente con quanto li circonda, "corpi cresciuti" ma rimasti "inetti", privi di vera congruenza con il loro spazio e i loro tempi: non solo avulsi dal sistema di cui pur fanno parte ma anche delle proprie interiori mutevolezze. Per definizione il "vuoto" è senza limiti, e quindi paradossalmente il vuoto in cui galleggia una mente priva di consistenti riferimenti copre spazi o pseudo-spazi il cui volume è reso infinito dalla mancanza di ogni pressione: spazi infiniti, dilatati dove però anche la temperatura collassa, e in un gelo infinito. In simili paesaggi gelidi la "calda" affettività si disperde: vi svaporano sul piano emotivo la benevolenza e sul piano dell'apprendimento le interazioni costruttive. In realtà però comunque un vero "vuoto" non può esistere: ed ecco che al loro posto dilagano le "fredde" emozioni distruttive: nel meno peggiore dei casi ecco concretizzarsi la "folla ingombrante" di "mai cresciuti neonati" molto "soli" e "vanagloriosi", molto "derelitti" e "pretenziosi", in ogni caso irresponsabilemente "aggressivi", e continuamente accusanti come "aggrediti"; la massa indistinta di individui che, proprio come immutabili, indifferenti NEONATI, sono inconsapevoli nello spazio della "separata" esistenza di quanto sta loro intorno, nel tempo delle cause e delle conseguenze; di importuni tanto meno attenti alle pressioni reciproche dei sentimenti: una variopinta folla di individui magari ostentamente "moralisti" ma nei fatti ignari di ogni ETICA, sostituita da accumuli indifferenziati di soggettive mal riconoscciute sensazioni e relativi indifferenti impulsi.
Comunque negli spazi illimitati della mente può talora venir a costituirsi un sottofondo di base in cui l'immaginazione può ricompattarsi e "generare" concreti prodotti "culturali". Per fortuna ma non certo per regola: genio e pazzia sono forse un'abbinata ineluttabile? O piuttosto non sarebbe più che logico pensare che un bambino dotato - vedi: Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé. Riscrittura e continuazione di Alice Miller - necessiti di maggiori attenzioni, abbia maggiori - e migliori - bisogni da venir assecondati in ciò che lo circonda? E che quindi un futuro "genio" possa risentire maggiormente degli errori ed omissioni rispetto ad un bambino le cui esigenze e potenzialità siano meno "speciali"? Temperatura, volume, pressione: una mente che tende a spaziare in direzioni più ampie, dovrebbe godere di una protezione che contrasti il rischio di sfuggire in spazi inesplorabili, ma dovrebbe anche venir assecondata nelle sue evoluzioni da un caldo "crogiolo", da un nucleo di base che si allarghi poco per volta per contribuire alla scoperta di concentriche rinnovate orbite di conoscenza e azione. Ma come e quanto nell'allevamento di un bambino - più di loro stessi intelligente e capace di indirizzarsi verso nuovi orizzonti - genitori e insegnanti possono essere in grado di provvedere al meglio - o almeno a non far danni - nel distribuire la loro pressione educativa - visto che educare, in latino ex-ducere, dovrebbe significare = trarre fuori, far esprimere? Come alleviarne le pressioni interne invece di rischiare di contribuire ad un surriscaldamento a rischio di esplosione?
Quanto è ancor più dannoso credere di annullarle distorcendo sensazioni, emozioni, percezioni, valutazioni, memoria e consapevolezza?

Molti atleti non sentono il peso dello stress, eseguendo ogni genere di esercizio con efficienza da automa. Sarà forse per questo che proprio il propanololo, che riduce ansia, tachicardia e tremori, è nella lista delle pegggiori sostanze dopanti? Può essere. Vecchio farmaco dunque. dunque. Dolce piccola pillola del non-ricordo. Tra i possibili pazienti ideali, già sotto il tiro degli implacabili maghetti dl marketing farmaceutico: come i reduci di guerra, che con la pasticca potrebbero dimenticare (con discreta convenienza - sia l'orrore compiuto sia quelllo subito. In soldoni: stati emozionali da cancellare come fossero malanni. Prima si fa, meglio si sta. Via quella pesantezza che attanaglia da troppo tempo. Opprimente malinconia conme fosse stitichezza cronica. L'importante è ritrovare il sorriso. Liberarsi. E togliersi il pensiero.
Solo andata in Torino Sette n.937 Filippo D'Arino


Concretezza che va direttamente verso l'astrattezza delle sublimazioni (plurale)?
"Pressioni" e "volumi" e TEMPERATURA psicosomatici che agiscono soltanto in base a fattori emozionali e interpersonali? In chimica-fisica tra lo stato "solido" e quello "gassoso" nella generalità dei casi si interpone però lo stato "liquido"; ed anche nel non solo metaforico passaggio dei concetti psico-sociologici non si può prescindere da questo stato fluttuante intermedio carico a sua volta di potentissime valenze psico-emotive. Nel linguaggio comune sinonimi di "denaro" - "averi", "possibilità", "contante" ecc. - esistono termini come "i liquidi", e la "liquidità"indicanti correttamente indici di "disponibilità": quanto andrebbein sede psicologica più considerato e senza ipocrisie questo fondamentale fattore da millenni parte integrante della vita delle collettività umane?
Gli alchimisti dicevano "corpora non agunt sine soluta" e in questo "liquido solvente"tutto può stemperasi e "attivarsi"; ogni cosa ogni dato può "sciogliersi" in questo onnipresente "linguaggio" condiviso, nel suo scorrere ovunque che mette in "agibile" relazione dall'una all'altra cose, tempi, idee, parti di se stesso...
Ma oltre a tutto questo ribollire vitalissimo, a tutta questa possibilità di vivaci scambi e feconde compenetrazioni, questa "sostanza fluida" in modi ben differenti anzi antiteci porta con sé una grande carica di aggressività anche massimante distruttiva: fino a divenire una delle PRINCIPALI CAUSE del massimo del collasso delle sublimazioni, del massimo del "danno al corpo": la MORTE - sia morte per inedia sia morte per le innumerevoli cause di UCCISIONE - per assassinio, per eventi bellici, ma anche per "inutili" infortuni.


Lupo Alberto e Enrico la talpa

(La pagina di fumetto è stata inserita su proposta di: Sara -

stitichezza


Aggiornamenti del sito

Dopo la pubblicazione del libro aggiornamenti sono già iniziati e molti altri ne verrano fatti, ma si consiglia di considerare ancora con attenzione le più importanti passate modifiche.
Vi si trattano comunque concetti dinamici che richiedono una continua ininterrotta attenzione e continue accurate revisioni, per cui specialmente i capitoli dedicati alla memoria come Consapevolezza e memoria e Quando la cartella clinica è terapeutica... vanno spesso confrontati con i files - mobili - omonimi del sito Web, e così pure questo stesso file/capitolo: dedicato ad un'impostazione di fondo dei presupposti della psicosomatica.
Nuove informazioni, discussioni, dubbi e fraintendimenti rendono sempre più importanti revisioni indirizzate a completare e e aggiornare il testo - sia come stile e fruibilità che come contenuti - e a dirimere o meglio impostare le controversie: a questo fine va segnalato come il file/capitolo IMBROGLIO E' IL CONTRARIO DI SVILUPPO. Da: 'La violenza contro il bambino' a 'Tempo di mutamenti' e 'La meglio gioventù' sia stato e continuerà ad essere ampiamente revisionato, in particolare nei riguardi dei paragrafi riferiti alla "casa", allo "sviluppo" ed alla polemica inerente a questi argomenti Complessi, elettroshock, tempo di mutamenti, lavoro casalingo. La parte polemica è ampliata e resa più amara nel nuovo file/capitolo Opinioni, fatti, accuse e Opinion, fact. complaint, e nel file "esterno ospitato" Una vita che non si individua è una vita sprecata, nonché in ... basta un poco di zucchero e la pillola va giù.
I file/capitoli Infanzia: tempo di mutamanti e Le faccende domestiche sono stati riordinati e migliorati anche con nuovi apporti di dati "positivi" su cui riflettere in termini concettuali e nell'approccio storico del succedersi delle generazioni e della disamine delle teorie e dei... pregiudizi sul "progresso". (A questo proposito vedi anche la gentile testimonianza contenuta in L'importanza dei ricordi, delle emozioni e delle idee sul futuro - . Importantissime aggiunte recenti hanno cambiato completamente il quadro del file/capitolo Dal Sublimato al Concreto: la psicosomatica con cui ne viene presentato l'URL viene ora spiegata dettagliatamente e non solo evocata da uno scherzoso fumetto, in parallelo ad alcune aggiunte - testo e immagini - di Cosa ho in comune io con gli schiavi? Piero, Ada e la scuola della libertà: #bambini e #diffondere e impegnarsi.
Per le novità apportate nel campo dello stile, degli argomenti controversi ed anche dei "dati positivi", date un'occhiata attenta di confronto ai nuovi paragrafi di Consapevolezza e memoria: transfert e mercatino_dell_usato per la rilevante aggiunta di contenuti, non solo di risistemazione editoriale. Anche in Quando la cartella clinica è terapeutica... vengono riproposti questi concetti, mentre riferimenti di contenuto e bibliografici sono stati estesi ed aggiornati in Che cos’è il ‘lavoro emozionale’?, pagina di teoria socio/economica e umanistica da correlarsi con questa d'impronta più pragmatica e di imptto su sfatti concreti; mentre e inoltre questi files/capitoli hanno il loro corrispettivo in inglese: Consciousness and memory, Anamnesis? A way for healing, What is Emotional Labour?. Comunque è da segnalare all'attenzione il file/capitolo in inglese Totem and Taboo revisited: awful and fertile rise of new superstitions presente anche con lo stesso titolo in un altro sito e già pubblicato in un altro libro (cap. 26 - It's Abuse NOT Science fiction / Gli Abusi mentali, fisici e tecnologici NON sono Fantascienza.

Novelties of the whole site

This site and the - next - book do NOT be a fount of notices but an ENCYCLOPEDIC gather of different subjects: one another to be read time by time, or better to be CONSULTED even for learning. And so this Web site will always be maintained under speedy and diligently revised construction:
People had to lament hindrances on looking through this site, and asked to be better orientated. To favour this need the site's map changed: as first sight one can begin from a simplified page opening wide the whole indexed files, both the Italian and the English and plurilingual ones.
After the file, prefacing the English pages - future first chapter of the English book - the file ... from today's adults -> to adults of Tomorrow... should be considered another introduction to and beginning of the whole site: or better it sets up the essential meaning of the whole work - site, and books -, followed and consolidated by the files evidencing the Author's personal Introduction together with ... my guides... my roots..., showing preliminary excerpts of the whole message and the sources of the teaching references. Any way the files home-file/index-chapter, and ... from today's adults -> to adults of Tomorrow... should not only be considered the introduction to and beginning of the whole site: they set up the essential meaning of the whole work - site, and books -, followed and consolidated by the files/chapters evidencing the Author's personal way by showing preliminary excerpts of the whole message and the sources of the teaching references. Therefore to support them has to be utterly considered the most controversial files, to begin from an open to question file, absent in the Italian book: TOTEM AND TABOO REVISITED: awful and fertile rise of new superstitions (but present - as chapter 26 - in another site/book It's Abuse NOT Science fiction - indirectly mirroring and completing an otherwise only Italian, also controversial, essential file/chapter Imbroglio è il contrario di sviluppo which title reflects an Italian pun authoritatively stated on the main Dictionary of Synonyms and Contraries: its approximate translation has been used as subhead on the very title of the fundamental file/chapter Anamnesis: a way for healing...
To coil reflects to involve: is it the contrary of to develop? At a good side: only wrapped buds can thrive; but also to uncoil embroiled matters can assist development once restored past, since - at a bad side - a synonym of involved is embroil/mislead meaning also FRAUD
] recently modified and improved. Even more bitter controversial is the file/chapter presented in both languages: Opinioni, fatti, accuse / Opinion, fact, complaint to specify real design and aims for refuting any risk of misunderstanding. This purpose is also more enabled by the basical adds and conceptual revision - not only stylistic changes - to be reached and considered on the files Consciousness and memory and on Anamnesis? A way for healing... and validated by the sociological approach of the "guest file" What is ‘ Emotional Labour’?

link interni di file Inernet e di PDF scaricabili correlati all'argomento in generale:

IMBROGLIO E' IL CONTRARIO DI SVILUPPO. Da: 'La violenza contro il bambino' a 'Tempo di mutamenti' e 'La meglio gioventù'

Professione 50: presentazione

...dagli adulti di oggi agli adulti di domani...

Presentazione

Consapevolezza e Memoria

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