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Dalla famiglia preistorica alla famiglia utopistica

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28 novembre 2016



(derivato da un articolo del maggio 1972 del Giornale dei Genitori


fondato nel 1959 da Ada Gobetti

e nel 1972 diretto da Gianni Rodari


Aggiornamenti e segnalazioni:

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Già scaricabile dalla Rete e leggibile su tablet e Kindle sarà prossimamente anche stampata la nuova versione - per il momento  incompleta - la nuova edizione di Infanzia: un mestiere difficilissimo

Cortina Torino
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Anche i file in inglese sono ora pubblicati in un libro: From children of YESTERDAY to adults of TOMORROW edizione CreateSpace system: da ordinare a www.Amazon.com, www.Abebooks.com e anche in Kindle. Di più agevole acquisto in Europa e in versione tipografica più accurata, con pagina cucite e non incollate lo si può trovare anche nelle edizioni Cortinalibri.

Raggruppati per singoli agomenti, aggiornati e completati, i capitoli ormai superati del libro Bambini di IERI= Adulti di oggi. Adulti di oggi -> Adulti di DOMANI sono presenti in volumi separati a cominciare da Infanzia un mestiere difficilissimo in cui il file Considerazioni e conclusioni / To complete and to outline come V capitolo offre una sintesi organica e riassuntiva di tutti i problemi in discussione. Modificato come iconografia è l'Indice del libro: Infanzia: tempo di Mutamenti ora capitolo IV del nuovo libro: mentre Infanzia: tempo di Mutamenti ne è l'essenziale III. Tutti i nuovi volumi possono esser acquistati come veri "libri", ma i relativi pdf possono venir SCARICATI e stampati a proprie spese dall'utente, ma a due condizioni:
1) Il libro, qualsiasi sia il supporto, dovrà essere assolutamente integro e completo sia nel testo che nella grafica; ogni modifica, soppressione, aggiunta di qualsiasi tipo faranno decadere il permesso di duplicazione e faranno automaticamente ricadere nei reati previsti a tutela del diritto di autore.
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I capitoli dei vari libri - molto più completi dei file in .htm - si possono scaricare anche dal sito a partire dai relativi link, e se tutti i nuovi volumi possono esser acquistati come veri "libri" e i relativi pdf  SCARICATI e stampati a proprie spese dall'utente ma a condizione che ogni file sia duplicato o riprodotto su supporti elettronici, cartacei o di qualsiasi altro tipo e distribuitoi liberamente, a condizione di venir direttamente CITATO come tale nella sua integrità senza omissioni fuorvianti.


bambini e gattinibambine e cagnolini Bambini? Il NUOVO che avanza...
Immaturità?
L'infanzia non esiste. Esiste lo sviluppo
e lo sviluppo è cambiamento liberatorio

Il sito verrà di continuo aggiornato: per cui occorre di tempo in tempo ridargli un’occhiata ed eventualmente proporre considerazioni, critiche o informazioni che saranno molto gradite.

Questo file, in italiano, si collega con Le faccende domestiche. Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro diffrenziato dal corrispettiv in inglese - Domestic chores. Ergonomics and psychology of a REAL work - per dati bibliografici, citazioni e testimonianze. Anche in Quando la cartella clinica è terapeutica... - a sua volta con il corrispettivo in inglese Anamnesis? A way for healing che non rispecchiante una semplice traduzione ma differenze di impostazione dovute alle diverse fonti culturali - sono in parte riproposti questi concetti; come pure, allargati su di un altro piano: Che cos’è il ‘lavoro emozionale’?  - e What is  'Emotional Labour’?
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mezzo arcobalenoPromemoria

                       Ci sono cose da fare ogni giorno:
                                           lavarsi, studiare, giocare,
                                           preparare la tavola,
                                           a mezzogiorno.

                                           Ci sono cose da fare di notte:
                                           chiudere gli occhi, dormire,
                                           avere sogni da sognare,
                                           orecchie per non sentire.

                                           Ci sono cose da non fare mai,
                                           né di giorno né di notte,
                                           né per mare né per terra:
                                           per esempio, la guerra.

                        Gianni Rodari

maggio 1972 annno XIV n.5DlVERSI MODELLI CONVIVONO NELLA NOSTRA SOCIETA'

Dalla famiglia preistorica alla famiglia utopistica

La famiglia di oggi...: non mi sembra esista nè come maggioranza, e neanche come media statistica un tipo di famiglia che possa venir etichettato come "famiglia-tipo di oggi"; ma esistono vari e disparati tipi di famiglie, esistono astrazioni sociologiche indicanti la "famiglia di oggi" ed esistono pure "esperimenti" di "famiglie nuove" promossi però da gruppi ristretti e raffinati, più chiassosi che numerosi, più programmatici che duraturi. Per questo preferisco esporre molto in generale le mie idee non sulle famiglie in sè ma su quelle che mi paiono le direttrici di marcia, le basilari linee evolutive che segue l'impostazione attuale dei rapporti umani familiari.
Infatti in un ambiente come quello italiano attuale tentativi più o meno avveniristici e sperimentali coesistono con mentalità e ordinamenti persino non dico preistorici, ma precedenti di gran lunga la civiltà romana. Vi si trovano cioè (e non come rarità da riserva di Indios) ambienti che richiamano in pieno le Grandi Madri ipotizzate dall'antropologo Bachofen: ambienti in cui gli uomini sono per lo più assenti (modernamente i "nomadi" sono divenuti "emigranti") e poco significativi, e donne e bambini convivono in un guazzabuglio di figli e madri intercambiabili.
Gran parte dei figli sono illegittimi: I'autorita delle madri è sovrana... In paese ci restano molte più donne che uomini: chi siano i padri non può avere un'importanza così gelosa: il sentimento d'onore si disgiunge da quello di paternita: il regime è matriarcale. Nelle ore del giorno che i contadini sono lontani il paese è abbandonato alle donne, queste regine-uccelli che regnano sulla turba brulicante dei figli....
Questa descrizione si trova a pag. 97, ed. Einaudi 1945 di Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, ma tali situazioni continuano a sussistere e possono venir trapiantate di sana pianta persino nelle grandi città del Nord, sfidando anche l'immigrazione (come già l'emigrazione americana) nel conservare immutate per almeno una generazione queste reciproche posizioni.
Ed accanto a questi agglomerati familiari "preistorici" (e accanto non per modo di dire: pochi piani di scale più in basso in uno stesso palazzone, o al di la di una via larga pochi metri) coesistono "famiglie" per le quali la Rivoluzione francese non è mai avvenuta; famiglie in cui "servitù" maschile e femminile, bambini dei "padroni", bambini della "servitù", mezzadri, guardacaccia e figli relativi ecc... fanno da sfondo pittoresco, sciatto e promiscuo al pomposo "padroname" con relativi promiscui "amici", invitati (e amanti).
Ho citato questi due casi- limite a scopo di choc contro le generalizzazioni arbitrarie, ma anche con un intento pratico: di segnalare cioè il rischio che possono correre gli "sperimentatori" di "famiglie nuove" quando cercano queste "nuove" soluzioni non con intenti rinnovatori, creativi, ma soltanto allo scopo di dissacrare (o di "far dispetti a..."!) quelle famiglie che conoscono più da vicino (cioè le proprie personali famiglie dei genitori e dei nonni); o quelle famiglie che vorrebbero disprezzare perchè inconsciamente invidiano e dalle quali si sentono (personalmente e non ideologicamente) oppressi. In queste condizioni infatti si rischia di accontentarsi di soluzioni che invece di esser nuove e più avanzate tomano a ricalcare strade antiquatissime e "retrograde", già percorse da secoli o da millenni in "culture" precedenti, (e del resto, prima della Rivoluzione francese, i nobili non idealizzavano forse l'Arcadia? non si travestivano forse da "pastorelli"?).
Esistono ancora il mondo arcaico delle Grandi Madri, e il mondo delle "grandi famiglie" feudali, ma tanto più presente è ancora un altro mondo spersonalizzante (ma anch'esso da molti vagheggiato), quello contadino patriarcale. In esso come nei precedenti l'essere umano in quanto tale, con i suoi limiti, con i suoi pregi, difetti, capacità, caratteristiche... scompare, per impersonare in questo caso un grande simbolo immutabile: la Madre, il Padre, il Servo, il Padrone, il Maschio, la Ragazza ecc... quasi rivestisse per tutto il corso della sua vita, od almeno per lunghi anni, le vesti non ripudiabili di Sacerdote di una religione statica e terra-terra fatta di onnipresenti rituali
Infatti in questo mondo allignano ed imperversano (e anzi ne fanno parte integrante concorrendo così in modo essenziale alla sua decantata solidità) le superstizioni e l'ignoranza saccente e prepotente - le lune e i falò, le "apparizioni di Madonne" ecc... -, nonchè gli astii atavici fra famiglie. 
Tutto ciò esiste ancora e in proporzione cospicua, ma malgrado tutto vi è nell'aria e tende ad espandersi qualcosa di "evolutivo" (non "moderno" che é un termine statico, ma "in via di sviluppo" come é di moda dire per i popoli); qualcosa che attraverso l'evoluzione storico-antropologica degli individui investe le loro forme di rapporto e le loro istituzioni: e fra queste - rapporto e istituzione - anche naturalmente le famiglie.


il ruolo dell'individualità

Malgrado apparentemente paradossali inquadramenti e massificazioni, questo tipo di sviluppo tende però verso una progressiva sempre maggior importanza attribuita alla individualià (come antitesi ai simboli immobili e intercambiabili delle Ere precedenti), ai valori soggettivi, alle diversità ed ai cambiamenti, alle evoluzioni, al momento presente ed alla singola persona umana. E parallelamente (forse come causa? forse come conseguenza?) questo periodo storico è caratterizzato - anche se forse da un possibile maggiore e imminente pericolo collettivo futuro - da una reale indiscutibile obbiettiva ed attuale forte diminuzione del pericolo e delle sofferenze dei singoli.
Aumento progressivo del senso di individualità, diminuzione delle sofferenze fisiche e della paura senza perché e senza possibilità di precauzione: non mi si venga a dire che non è un progresso, o che addirittura questo processo debba venir rivolto all'indietro per impedire i danni che può arrecare. Ma neanche si pensi che sia un processo facile, rapido, scorrevole, senza contropartite e scossoni, partecipato ed usufruito da tutti in egual misura, con uguali vantaggi e con uguale capacita di usarne: infatti maggior senso di individualità nei singoli non significa, se non in un secondo tempo - e solo in un tardo secondo tempo a processo ormai consolidato - maggior rispetto per le singole individualità altrui. Mentre molte delle confusioni se non dei danni veri e propri portati dal progresso non sono dovuti ad altro che al mal uso fatto dai "preistorici" delle facilitazioni tecnologiche (tipico l'automobile), come bambini che si trovino fra  le mani "giocattoli" inadeguati al loro livello.

L'individualità in espansione (come il negativista e prepotente bambino nella «fase anale» dei due anni - detta anche età del no), prima di aver trovato una serena ed equilibrata coesistenza con il fare, con le altrui individualità (e con le altrui aggressività in espansione, con le altrui crisi di assestamento e con gli altrui bisogni) deve attraversare vari "sgradevoli" stadi quasi obbligati: 
  •  di chiusura in raggruppamenti ostili ai "diversi» (un "noi", in "mio" aggressivi da cui potrà meglio s-vilupparsi l'IO);
  •  di intolleranza e prepotenza (l'io-sono non può consolidarsi se non attraverso l'io-voglio e, prima di essere ben consolidato, non può capire alcun altro io-voglio);
  • di diffidenza persecutoria: l'io deve misurarsi con il "resto", e per affrontare la solitudine, la concreta paura e le responsabilità deve però anche vincere le lusinghe della dipendenza presentandosele come pericolose;
  • ma deve pur attraversare momenti di attaccamento esasperato alle cose, alle proprietà, alle attività (la scoperta del mio spesso  precede  e concretizza la scoperta dell'io, mentre la dipendenza ed i bisogni affettivi rimasti vacanti di oggetto si riversano su entità inanimate per questo prive di volonta propria, tanto più che l'io-ho e l'io-faccio sono ben più elementari del chi-sono-io).
E così pure la diminuzione delle paure reali, della fame reale, la minor esperienza quotidiana o quasi della sofferenza fisica e l'incontro meno frequente e tragico con la morte prematura, se sono fenomeni nettamente positivi lasciano dietro di se un largo vuoto esistenziale, e rendono quindi disponibile una gran quantità di energie indifferenziate, potenzialmente passibili di qualsiasi sbocco. L'unica difesa possibile contro una sofferenza senza speranza è l'ottundimento; il suo diradarsi ed alleviarsi permette al contrario dapprima alla sensibilità di ridestarsi e acuirsi, divenendo così recettiva a stimoli sempre più numerosi e variati, alle sensazioni di protrarsi nella memoria, ed all'affettività (e all'aggressività) di espandersi su altri oggetti che non siano solo la propria persona (anzi il proprio dolore): nel vuoto lasciato dalla sofferenza possono così sorgere e allignare i sentimenti. Ma nell'essere umano le energie sono enormi: ed ecco che allora la sensibilità resa disponibile in sempre maggior misura non solo si acuisce nel percepire le sfumature delle situazioni obbiettive, ma si esaspera lavorando sulle situazioni relazionali, sui rapporti interumani; si autoinnesca rivolgendosi sui sentimenti stessi (che ne sono l'immagine interna protratta nel tempo), sulle fantasie (su situazioni cioé volutamente evocate e create dalla mente nel presente e nel futuro), e persino sulle fantasie altrui (quali si incontrano nei pettegolezzi, nelle favole, nei film, nei libri ecc....). 
Nel vuoto esistenziale lasciato dalla lotta per la pura sopravvivenza del momento, possono sorgere anche altri più evoluti sentimenti e di marca non affettiva ma aggressiva: ad esempio i sentimenti della curiosità, dello spirito di avventura e di conquista, dell'ambizione e vanità, con i loro corollari della noia, del senso di inferiorità, della paura dell'estraneo, dell'invidia, della gelosia, del senso di colpa e di rimorso.

Le situazioni reali del mondo esterno (e situazioni sempre più varie, differenziate e sfumate tanto più questo si allarga) possono allora venire a riflettersi all'interno delle singole persone sotto forma di sentimenti ed a rimanervi immagazzinate nella memoria, offrendo così a ciascuno un notevole e tesaurizzabile arricchimento. Ma una maggior ricchezza di sentimenti non è ancora una maggior ricchezza di saggezza e di esperienza; i sentimenti sono solo il primo e più elementare passo della mente verso l'acquisizione e il controllo delle situazioni esterne; i sentimenti sono sì riflessi abbastanza stabilizzati del mondo esterno all'interno della propria mente, ma partecipano ancora troppo delle interne, fugaci sensazioni e della tipica instabilità delle sensazioni condizionate per definizione dai bisogni e dalla loro variabilita: ad esempio tutti sanno come persino il sapore di un dato cibo sia nettamente modificato dallo stato di sazietà o di fame di chi lo mangia. Di conseguenza quando i confini tra IO e non-IO non sono ancora ben netti; quando il senso della propria identità non si è ancora districato dai grandi simboli; quando il senso della continuità nel tempo e del rapporto tra le varie situazioni è più determinato dai simboli che dalle proprie capacita di ragionamento e di giudizio; quando l' aggressività e l'affetività sono ancora confuse e mescolate e impulsive... ancora non si capisce bene dove stia la differenza tra "fare" e "sentire". Quando infine i sentimenti nel loro aspetto di ricchezza appena conquistata assumono un'importanza eccessiva...: ecco che anche e persino i sentimenti stessi finiscono con il contribuire a mantenere attive la non-distinzione, la confusione tra sé e gli altri, tra i propri bisogni e sensazioni e le situazioni reali ed i bisogni e sensazioni altrui. Da cui le tipiche espressioni: 

- Ho freddo: mettiti il cappotto!
- Se vedo qualcuno soffrire, sto così male...!

e sottinteso:
- Soffrendo con lui faccio il mio 'dovere' e sono a posto con la mia coscienza.
- Io 'lo amo tanto' e perché non gli basta? 
...)
Raggiunta comunque - dopo la fase del complesso di Edipo - la sfera dei sentimenti tutti i bisogni fisici acquistano importanza e continuità, si "personalizzano": anche la sessualità si dilata amplificandosi nel tempo in relazioni monogamiche o in "grandi amori", "eterni" anche se di breve effettiva durata, anche se magari non consumati o soltanto fantasticati, e si carica di significati ben al di là dell'unione fisica e del momento di essa. II rapporto con il partner si trasforma in un supersesso plurifunzionale (come scrive, a pag. 83, Desmond Morris nel suo libro Lo zoo umano ove elenca dieci categorie - ma sono anche più numerose - di significati che ha il sesso negli agglomerati umani). Ma anche la generativià fa parte dell'insieme di istinti sessuali: per entrambi i genitori, anche il rapporto con i figli si carica di innumerevoli (altro che dieci!) implicazioni sociali, pratiche, fantastiche ecc... Ma a differenza di quello tra partners, il rapporto con i genitori dura davvero per tutta la vita: ben al di la cioè del periodo di fisiologica "inettitudine" dei figli. Anzi per lo più investe, al di là dei figli stessi, i loro figli se non i figli di questi e i rispettivi partner sessuali di tutti: dando così origine a una complicata ragnatela di "parentele", nelle quali i veri, genuini rapporti personali tra i membri vengono tanto spesso distorti: in rapporti resi obbligati tra persone in realtà indifferenti le une alle altre o talmente diverse da non poter comunicare assieme, se non avvelenati dalla loro stessa obbligatorietà. A questo stadio di differenziazione non sono più i grandi simboli immutabili e matriarcali, e neanche i rigidi ruoli patriarcali a governare attività e presenze. A complicare ora il quadro, questa nuova non ancora collaudata linea di regole implicite di esistenza lascia indiscussa una non distinzione tra affettività ed aggressività, e soprattutto tra esseri viventi dotati di sensibilità, reazioni, sentimenti propri e "cose" inanimate. Vengono così ad esser considerare le persone come fossero "cose" solo in vista della loro `"funzione", mentre le "cose", i "soldi" ecc... vengono investiti e sovraccaricati del soprappiu di energie affettive così rimaste inutilizzate.
In origine il termine FAMIGLIA avrebbe dovuto indicare soltanto il tipo di rapporto interpersonale che veniva a costituirsi tra alcuni individui di sesso ed età diversi uniti essenzialmente dal fine comune di procreare cd allevare nuovi individui (dal punto di vista dei membri adulti), o di venir allevati, protetti, addestrati (dal punto di vista dei figli). Invece che semplici termini di riferimento, invece che vocaboli indicanti un qualcosa di comune a più individui, quando cose e persone si confondono anche i tipi di rapporto, anche i raggruppament diventano cose e cose importanti investite di forti cariche affettive. Ecco che allora la famiglia stessa diviene un'entità a se stante, non più un termine grammaticale indicante un tipo di rapporto fra più persone, ma uníentità inglobante (se non divorante) queste stesse persone (in vita e in morte) senza possibilità di scampo; un'entità (di nuovo mitica, simbolica) a cui devono interamente condizionarsi i partecipanti indipendentemente dal rapporto - umano, non funzionale - che li lega.


quando il cognome schiaccia il nome

 potrà veramente essere accomodanti e non solo - per paura o per pietà - accondiscende

In un'interazione plurima fra individui per definizione disuguali qual'è la FAMIGLIA (la famiglia infatti e proprio il luogo dove devono» confluire sessi e generazioni ed è proprio in questa confluenza che la famiglia prende significato), tra tanti equilibri disparati di cui tener conto, fra tante persone a così diversi stadi di maturazione personale-culturale e di equilibrio emotivo non c'e quindi da stupirsi se tante possano essere le difficoltà e i motivi di attrito.
E così possono esserci famiglie (spesso allargate in clan) arroccate a difesa paranoica contro il mondo esterno: tenute insieme non da affetto, e reciproche compensazioni e consolazioni ma da una comune paura e da comuni difese; famiglie-clan in cui un "noi" unitario, aggressivo e spaventato, sta al posto dei e tiene a bada i vari "io"  dei componenti dando origine ad una situazione - il familismo amorale in Italia ancora tanto frequente  -, così detto secondo la definizione diventata proverbiale coniata dal sociologi Robert D. Putnam nel libro La tradizione civica nelle regioni italiane
Familismo amorale. Specifica sindrome culturale per la quale tutti nel paese cercano di massimizzare i vantaggi materiali e immediati del nucleo familiare, il cui contrario è la civicness, il senso civico
Senza arrivare a casi estrermi e tipici, quanto però sono diffuse le famiglie tenute insieme dalla paura della brutta figura, o dalla necessità di far bella figura per dar spettacolo di sé al mondo esterno (le "belle famiglie" del Mulino Bianco!): tutte comunque famiglie nelle quali il noi è ancora prevalente, il mondo esterno è ancora minaccioso; famiglie che per difendersi si sentono costrette a scambiare con l'essere un apparire inglobante anche un - solo "appariscente" - avere.
Lo si legge descritto in libri - ad es. in La famiglia come paziente di H.E.Richter ed. Bompiani di tanti anni fa, ancor meglio che nel famosissimo Avere o essere-L'arte di amare-Anima e società di Erich Fromm -  ma soprattutto lo si vede continuamente nella vita quotidiana anche soltanto guardandosi attorno.
Ci sono famiglie in cui i genitori sono appena usciti da una oggettivamente squallida e soggettivamente desolatissima infanzia, perché cresciuti in ambienti di grave povertà e ignoranza,  di miseria materiale e morale e di quella superstizione saccente, matrice di annichilenti paure per i giovani, perché strumento di oppressione e ritorsione in mano agli anziani. Ma non basta venire in città, e neanche mettere qualche soldo da parte per passare in tutto il proprio modo di esistenza da una civiltà ad un'altra. Un livello di sviluppo personale ancora fermo nella confusione tra io e mio, tra persone, funzioni e simboli e tra sentimenti - soggettivi e contingenti - e valutazioni - oggettive - porta a convinzioni irriducibili come tutte le convinzioni nate dal sentimento - egocentrato pur  nell'inconsapevolezza di sé - e da generosità e/o paura entrambe grette e ristrette nella loro superficialità voluta e voluta ignoranza. Ed ecco allora che le schiere di famiglie del Mulino Bianco si convincono a vicenda di poter dare tutto ai figli ornandoli con bei vestiti, soldi (e macchine) e istruzione (cioé titolo di studio). Non dicono forse:
- è un Signore per indicare chi ha dei soldi? 
- è un Dottore, o un Professore
come se dietro quel titolo dovesse esserci la Sapienza personificata? O, persino è studiato  invece che ha studiato, come se lo studio o i soldi fossero un modo di essere non un'acquisizione?
 
A loro volta questi figli avvertono "sentimentalmente" - soltanto le carenze (carenza di affetto, di rapporti personali, di dialogo, di rispetto) e non ancora educati a distinguere le cause, gli effetti, le concause e le sfumature attribuiscono a questi stessi fattori - soldi, vestiti, istruzione ecc. e... al lavoro femminile - la causa di tutte le loro infelicità; per cui disprezzano, e odiano e sperperano tutto quanto viene loro dato dai genitori, mentre questi a loro volta - «sentimentalmente» - se ne  stupiscono ed indignano.
Ma ciò non accade soltanto alle famiglie degli ex-poveri, degli urbanizzati recenti: esistono infatti ancora famiglie sentimentalmente buddenbrookiane per le quali al limite, volenti o nolenti, i figli -anzi spesso solo il figlio maggiore - hanno senso come continuatori del «nome», - della dinastia, della ditta, o dello studio. E sempre rimanendo nel campo delle famiglie "centrate sulle cose" esistono pure, ancor più numerose, famiglie-azienda nelle quali tutti i membri sono considerati quasi equivalenti senza sesso e senza età e la loro unione risulta assicurata soprattutto dal legame comune con la ditta da condurre avanti e ben poco dai rapporti affettivo sessuali tra diseguali (marito-moglie fratelli e sorelle ecc ...).

Spesso il noi-cognome ingloba e schiaccia con la sua importanza i vari io-nomi; ma pure spesso un IO (non sotto forma di sereno io-sono ma di aggressivo e sulla difensiva io-faccio, io-voglio) prende il sopravvento, e nella sua ancora non raggiunta sicurezza cerca di annullare e subordinare a sé tutti gli altri io-voglio: ha origine così la famiglia centrata sull'autorità di un elemento, la famiglia patriarcale nella sua concezione psicologica fondamentale (e per questo patriarcale anche se il capo carismatico del momento è una donna, moglie, madre, suocera, nonna che sia, cioé non matriarcale nel senso gia descritto delle Grandi Madri, delle regine-uccelli). Ma altre volte in una stessa famiglia possono coesistere (o si trovano a coesistere) due o più io-voglio, oppure viene a contrapporsi un io-attivamente-aggressivo a un io-sopporto-passivamente-aggressivo: si originano così quelle situazioni tanto spesso irriducibili, quelle famiglie i cui membri risultano intrappolati gli uni con gli altri da tenacissimi legami sadomasochistici o competitivi; quelle famiglie in  cui ciascuno non cerca e non dà un'atmosfera affettiva, creativa, rigenerativa, riposante, ma cimenta e stuzzica, mette e si mette alla prova, cerca di schiacciare e si fa vittima: si proclama indispensabile ed insostituibile, usa i sentimenti affettivi per lamentarsene, per alimentare le ritorsioni, si aggrappa tenacemente al suo (o ai suoi) capri espiatori, si adagia e si crogiola in distruttivi ed autodistruttivi sentimenti di colpa. Ciascuno cerca di soffocare e circuire il persecutore con tentativi di riparazione o di rabbonimento, si sacrifica e rinfaccia i propri sacrifici ecc... Famiglie dalle quali ogni tanto fugge un figlio, che poi magari scrive:

Mamma, babbo, vi prego ... aiutatevi, non torturatevi a vicenda! Se io ne sono la causa questa non esisterà più ... Fate della famiglia un tempio e non una tana. E io sarò un  figlio e non un ingrato!

gradino per gradino?

La famiglia di oggi...: in sostanza potranno tutti questi tipi di famiglie continuare a spostarsi, gradino per gradino, in questo processo che sembra evolutivo? E ciascuno di questi gradini è poi veramente obbligato o potrebbe, con gran vantaggio generale, venir saltato? E cosa si troverà al culmine di questa salita? Potrà esserci e come potrà presentarsi la famiglia-tempio (come l'aveva definita con un'immagine un po' retorica il ragazzo della lettera)? E d'altra parte sarà auspicabile una famiglia-tempio o non sarebbe migliore un tramonto definitivo della famiglia stessa come proclamano alcuni?

Nell'edizione 1972 di un libretto Getting married di E. Penrose si legge che la nuova partnership matrimoniale poggia su quattro C (che non occorre tradurre): Compromise, Consideration, Communication, Cooperation; il che trasposto nell'immagine della famiglia-tempio evocherebbe l'idea di un luogo ove si può  sempre trovar rifugio, comprensione, pietà; un luogo ove si e sempre accettati e compatiti, ove si ritrovano sicurezza e si recuperano le forze, dove si e ascoltati e dove si trova aiuto. Ma questa, delle quattro C come tempio-rifugio, è un'immagine statica, indicante un tempo considerato come sempre uguale a se stesso: ma la famiglia non e certo solo questo, anzi la sua essenza fondamentale è proprio quella di sfidare il tempo, di porre l'individuo in una dimensione temporale che trascende la vita dei singoli nel presente come nel passato e nel futuro. Dal punto di vista di ciascuno in quanto figlio, la famiglia dovrebbe cioè anche incarnare l'albero genealogico come elemento di stabilità e di sicurezza interiore. In altri termini la consapevolezza dell'esistenza reale (ed accettabile) di avere la "propria famiglia" dovrebbe essere una costante garanzia soggettiva di base di identità ed un punto di appoggio e di radicamento nel passato, tale da permettere di sfruttare appieno le proprie energie nel presente.
Il senso della propria identità non è infatti un dono obbligato ed inalienabile che ciascuno riceve alla nascita e conserva intatto per tutte le vicende della vita: è una faticosa e continua conquista e riconquista, che può  ristrutturarsi e rimaneggiarsi partendo da una piattaforma di base, ma è pure la condizione necessaria per qualsiasi autonoma e responsabile attività; anzi è la condizione indispensabile - agli individui "civili" - per sentirsi "in buona salute mentale": è per questo che molti sradicati in mancanza di meglio sostituiscono l'apparire all'essere, la "maschera" al "volto" (anche in senso letterale di chirurgia pseudo-estetica): un'identità sociale fittizia e rigida fatta di "vestiti", di staus symbol sostitusce quel senso interiore di basilare identità,  unica via per permettere - senza perdervisi - qualsiasi cambiamento.

Fra le quattro "C" la prima è il "compromise" cioé "accomodamento": esistono famiglie in cui il senso della propria individualità - ben radicato in ciascun componente - non avrà mai bisogno di schiacciare o limitare le individualità altrui nel timore di perdere la propria? In cui si potrà veramente essere accomodanti e non solo - per paura o per pietà - accondiscendenti?


genitori e bambini

Più sopra ho scritto che
costante garanzia soggettiva di identità (e di conseguenza: costante garanzia oggettiva di attività e progresso) dovrebbe essere la consapevolezza dell'esistenza della propria famiglia
(e quindi non necessariamente la vicinanza reale, anzi neppure l'esistenza in vita dei membri della famiglia stessa); ed in seguito:
il senso di individualità ben radicato in ciascun componente
ma non è esatto e mi correggo: queste affermazioni valgono per gli individui dall'adolescenza in poi, per gli altri e tanto maggiormente quanto più si va indietro nelle età non può esservi consapevolezza se non per mezzo di una percezione concreta, reale, continuamente presente e quanto più stabile possibile. Per un bambino piccolo - cioè per un essere in continuative svolte di sviluppi - ogni anche minimo cambiamento ambientale può risultare traumatizzante ed alienante quando interferisce con un periodo sensitivo del suo aprirsi al mondo: e quindi per lo sviluppo mentale-affettivo del bambino la presenza della famiglia e la stabilità dell'ambiente SAREBBERO indispensabili come il nutrimento per il suo sviluppo fisico.
Infanzia: un mestiere difficilissimo? Individualità, sviluppo, evoluzione?
Se si pretendesse da un bambino e anche da un ragazzo un senso di individualità ben radicato inalienabile e non modificabile, se ne otterrebbe un adulto arido, rinsecchito, in sostanza immaturo perché privato nel corso dello sviluppo di tutte le sue crisi di crescenza, di tutte le sue tappe evolutive, di tutti i suoi periodi sensitivi. Deprivato così di tutto l'enorme patrimonio di conoscenze e possibilità che apporta ognuna di esse come nuovo punto di osservazione e comprensione della realtà lo si defrauda delle competenze allo svolgersi di una duttile - non ingarbugliata e ripetitiva - partecipazione alla vita affettiva e sociale e non solo all'acquisizione di competenze cognitive.
Lo sviluppo del bambino infatti e un processo complicato (come complicato e di vasta portata è il suo risultato finale) e discontinuo che avviene per faticose (se non dolorose e talvolta contradditorie se considerate superficialmente) integrazioni successive di sempre nuovi aspetti della realtà; che attraversa crisi che assomigliano quasi a malattie fisiche (ad esempio certe fasi di normali insonnia o inappetenza o entrambe), e che quasi si vale di disturbi fisici (se non di vere malattie od incidenti) per contribuire a determinati allargamenti di orizzonti.
Scopo della famiglia nel presente è quello di costituire un rifugio, una sicurezza ai componenti; scopo della famiglia è pure quello di radicare ciascuno nel passato, anche in un passato che precede e di molto la nascita; ma scopo più importante e quello di permettere agli adulti di radicarsi anche nel futuro, di lasciare qualcosa di sé -  in teoria - ma anche di concepire, allevare ed educare nuovi  esseri umani - in pratica.
Esistono adulti in grado di allevare veramente nuovi esseri umani e non di addestrare alla meno peggio uomini a una dimensione? esistono figli nè schiacciati nè delusi che non vorranno rinnegarli come genitori? adulti che i figli potranno accettare come genitori perché resi capaci di indulgere anche alle loro manchevolezze?
Ma figli capaci di accettare anche le deficienze dei genitori debbono essere figli ben solidi per aver vissuto fino in fondo ogni crisi di sviluppo e di assestamento: ma come? se non per esser stati in qualche modo bambini figli di genitori in grado a suo tempo di aver protetto e di assecondato le loro crisi senza ansia, senza sensi di colpa, di impotenza, di delusionc? senza esser stati confrontati con i figli degli altri o con loro stessi nei periodi precedenti? se non per esser stati in qualche modo bambini figli di genitori che sapevano partecipare intimamente e non solo con  sopportazione, che si avvantaggiavano nel vivere le vicende dei figli - e delle nuove generazioni -  in modo evolutivo personale e non solo da spettatori - infastiditi, e/o sentimentali, e/o irridenti?
Ma non soltanto i bambini attraversano crisi di sviluppo: la vita e un'avventura, ogni età segue la precedente instaurando nuovi equilibri ed aprendo nuovi orizzonti, ed anche scuotendo gli equilibri precedenti. Una vita di relazione non chiusa ed arida comporta numerose esperienze e cambiamenti. E soprattutto - dato che nessuna vita umana, per quanto lunga essa sia, potrà raggiungere una completa conoscenza e integrazione con i molteplici aspetti della realtà - lo sviluppo potrebbe continuare all'infinito, in una serie mai finita di possibili acquisizioni EVOLUTIVE, e di consegenza di possibili crisi e di possibili faticose se non dolorose trasformazioni interiori.
Anche in un'unione di individui adulti - purché non sclerotizzati ma in evoluzione continuativa - possono succedersi crisi di assestamento e di sviluppo: ma le crisi spesso coinvolgono di volta in volta soltanto un membro del rapporto o più membri ma con passaggi di fase non armonizzati nel tempo. Comunicazione e cooperazione che in alcuni momenti parevano impliciti talmente erano connaturati ad un'unione - nei momenti di passaggi di fase diversamente indirizzati o diversamente distribuiti nel tempo in ciascuno dei componenti del rapporto - possono divenire uno sforzo quotidiano, un continuo atto di volontà cosciente: possibili solo se al senso di individualità si somma anche a una grande fiducia in sé, nell'altro e nel fine a cui cooperare. Nel caso della famiglia monogamica questo fenomeno ha un'importanza enorme, ma ancora maggior importanza assume per il fatto che la presenza di figli, con tutte le crisi, con tutte le modificazioni che questi irradiano intorno a se, contribuisce in misura massimale a scatenare crisi - sia pure anch'esse evolutive - nei genitori: crisi però di natura diversa e ben diversamente distribuite nel tempo in ciascuno dei genitori stessi - al bambino invece tanto indispensabili nella loro concordia!
Ma se malgrado tutto potesse esistere una famiglia composta da individui così sicuri di sé da essere senza troppo diasagio capaci di rispetto per gli altri, così ricchi di saggezza e di fiducia da esser sempre capaci di accettare le crisi degli altri (se non di arricchirsene a propria volta) e di cooperare con gli altri anche nei momenti di crisi: allora oltre al raggiungimento del benessere dei singoli, tante questioni sociologiche, veramente di lana caprina come la crisi della famiglia, come la questione femminile, come le ribellioni clamorose degli adolescenti sradicati, e come forse anche la solitudine e l'emarginazione degli anziani ecc... cadrebbero da sé.

Il tempo che passa...

Credo che P. abbia ragione quando dice che la mia famiglia è "sotto sviluppata" ( parole sue ) e  che tra  la famiglia di mio padre e la nostra non ci sia stato un "salto di civiltà" e che forse io sono il punto di rottura ... Punto di rottura o no, mi sento "altro" da loro, sono stati la mia famiglia, ora invece li vedo come un gruppo, una entità chiusa, a sè, sono fuori dalla cerchia e sento che tra me e loro si è creata una profonda spaccatura. Spaccatura che sento quando ci vediamo, l'incomunicabilità la tocco con mano, come del resto la limitatezza di vedute; è come se per loro io fossi sempre la stessa, come se il tempo facesse si il suo corso, le rughe i capelli bianchi, etc; un corso fisiologico e niente altro. Escludono la crescita interiore, la possibilità che "nel mentre" succedono talmente tante cose che ci si rivoluziona ogni giorno, ogni cinque minuti e che il tempo non è solo dato dal calendario, da un orologio, dalla storia, ma  esistono infiniti tempi e che il tempo non è mai fermo, statico, ma si muove !!!

Televideo 09 10 2003 ore 22 e 49
Spolverare e cucinare? Cose da uominicasalingo con i baffi
L'italiano 'macho' o 'mammone'? Presto bisognerà aggiungere una terza categoria: l'uomo di casa. Sono infatti già oltre tremila gli iscritti all'Associazione italiana uomini casalinghi, unica in Italia e in Europa e che potrebbe entrarea  a far parte della L’unione Europea delle casalinghe- UeCa- aderisce alla FAPI, Federazione Artigiani Piccole e Medie Imprese e alla CESAC- Confederazione Europea dei Sindacati Autonomi e del Commercio-.) come quando è derivata dalla FeFaf - Federazione Europea donne casalinghe L'idea è venuta nel 1985 a tre amici, che 5 anni fa hanno aperto una scuola e poi l'associazione. Un successo. Tanto che ora il sito uominicasalinghi.it è sommerso da mail di tedeschi, spagnoli e inglesi [e polacchi] che chiedono consigli.

ippocampo maschio

IL LOGO: una curiosità da soddisfare per quanti si siano chiesti il perchè dell'Ippocampo come simbolo dell'Associazione. Cavallucci marini: Peculiarità biologica degli ippocampi riguarda il modo dì riproduzione: è il maschio, infatti, che incuba le uova e che partorisce i piccoli.

ELEMENTI DI BIBLIOGRAFIA:

famiglia '900








Tra i molti luoghi comuni, il mito della famiglia del "bel tempo che fu" è uno dei più duri a morire: la famiglia patriarcale del passato, solida e stabile, viene continuamente paragonata alla famiglia di oggi, piccola, fragile e con pochi figli.






osservatorio nazionale

centro nazionale infanzia e adolescenza

CENTRO DI DOCUMENTAZIONE E ANALISI PER L'INFANZIA E L'ADOLESCENZA

EVOLUZIONE DELLA FAMIGLIA


Saraceno Chiara: Mutamenti della famiglia e politiche sociali in Italia

Thriving = i figli, home = l'organizzazione socio-familiare: impressionanti cambiamenti di possibilità, di organizzazione, di stile di vita, di soluzioni pratiche e di situazioni soggettivamente emotive sono allo stato attuale in rapido e imprevedibile divenire. Clima e principi degli anni '50 ora sia in evoluzione che in disfacimento - si trovano ben esemplificati in filmati promozionali, recentemente ritrovati, cinemaimpres e la "Grammatica della massaia" e negli articoli che li presentano.

Famiglie monogenitoriali, famiglie allargate, situazioni confuse di parentele varianti sono da sempre esistite e in fondo sempre esisteranno; famiglie tenute insieme dal fattore "ruoli" tenderanno - crediamo sempre - a soverchiare quelle in cui prevarrebbe il fattore "affetti"; in troppi casi misconosciuti e non presi in considerazione i fattori "sesso" e "promiscuità" continueranno a  dimenticare le differenze di generazione, di età e persino di identità di maschi e di femmine... Ma attualmente tende a farsi strada un ulteriore passaggio nel difficile raccordo-antagonismo genitori-figli, o meglio adulti e nuove generazioni: i figli non più da considerare con le loro esigenze, gli ignorati segnali del cucciolo e le necessità mutanti dello sviluppo confusi con un preteso istinto geneitoria, con presunte esigenze anzi necessità di adulti possessivi al di là di qualsiasi logica di sesso e di età.
O - nel non troppo raro - caso peggiore
Forse sarà il caso di smetterla di riempirsi la bocca con la parola famiglia come fosse, aprioristicamente, una cosa sacra e la si inizi a guardare per quello che è: un insieme di persone. Persone che spesso nemmeno si scelgono (non solo genitori e figli, ma talvolta nemmeno marito e moglie)

Dove si può crescere, svilupparsi e andare verso il futuro o rimanere schiacciati, schiavi, o peggio morire.


IFTA

You are now visiting the MOCHO website. MOCHO stands short for Motherhood Choices. The website is part of a research project on this topic. The full title of the project is The Rationale of Motherhood Choices: Influence of Employment Conditions and of Public Policies. MOCHO is one of the many projects that fall under the Key Action Improving Human Research Potential and the Socio-economic Knowledge Base of the Fifth Framework Programme of the European Commission. It is a three-year project that has started on the 1st of October 2001 and will run until the 1st of October 2004. Five countries participate in the project. Besides Belgium and the Netherlands, the coordinating countries, Italy, Greece and France are involved. Future events


International labor OfficeUnpaid Work in the Household: A Review of Economic Evaluation Methods (Studies and Reports - International Labor Office GENEVA: New Ser. November 1, 1982; ISBN: 9221030857) by LuisellaGoldschmidt-Clermont
 
United Nations Fund

Published with the financial support of the United Nations Fund for Population Activities UNFPA



Vedi anche nei file di continuo aggiornati:
LE FACCENDE DOMESTICHE. Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro
e
DOMESTIC CHORES. Ergonomy and psychology of a REAL work

IMBROGLIO E' IL CONTRARIO DI SVILUPPO. Da: 'La violenza contro il bambino' a 'Tempo di mutamenti' e 'La meglio gioventù'

e nelle rinnovate e rinnovabili segnalazioni dei
Raccontini

PDF files

Presentazione professionale
Presentazione-libri
STUPRI DI GUERRA: i figli dell'odio
Libro-Regina-Louf.pdf

LINK

TORINO CITTA' EDUCATIVA
Città migliori per un mondo migliore
La Città Educativa è una proposta di progetto integrato sulla qualità della vita cittadina.
...
L’obiettivo di tale progetto è di lavorare, in senso cooperativo ed educativo, per lo sviluppo di politiche che diano impulso alla qualità della vita delle persone, unitamente allo spirito di cittadinanza e ai valori di una democrazia partecipata e solidale.
AICE: Associazione Internazionale Città Educative
Oggi, l’Associazione Internazionale Città Educative riunisce 521 Amministrazioni Locali di 38 paesi con la finalità di scambiare, cooperare e progredire nello sviluppo e nell’incremento delle pratiche ispirate dalla Carta delle Città Educative. L'AICE è un organismo permanente di collaborazione e di confronto tra municipalità.



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LE FACCENDE DOMESTICHE. Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro.
copertina originale del libro
INFANZIA : tempo di mutamenti
copertina italiana del libro
Emmi Pikler
imprudenza!
Infortuni in casa
IMBROGLIO E' IL CONTRARIO DI SVILUPPO.Da: La violenza contro il bambino' a 'Tempo di mutamenti' e 'La meglio gioventù'
traduzione italiana

Delgado & Skinner
Federazione europea donne casalinghe (Fefaf)
FEFAF

Le esperienze: un bel sito purtroppo non più  attivo




Il bambino viziato