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Considerazioni e conclusioni diAnna Abbiate Fubini è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
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Considerazioni e conclusioni

9 ottobre 2016




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Indice interno
#premesse, #teoria, #sviluppano_le_inviluppate, #svolgere_sviluppare, #sistemi_collettivi, #glossario

Premesse

  Il sito - in costante evoluzione - Bambini di IERI= Adulti di oggi. Adulti di oggi- Adulti di DOMANI e i libri che ne derivano - e deriveranno - NON vanno assolutamente letti come un compendio didascalico di problematiche familiari, né tanto peggio di "consigli pratici" su "come allevare i bambini" o su come "gestire casa e famiglia".

  Introdotte con il minimo possibile di astratte speculazioni e soggettive considerazioni queste pagine sono il frutto di lunghe ricerche e osservazioni pluri-generazionali, presentate però con il massimo di descrizioni - anche visive - e di testimonianze e di dati effettivi di realtà: il tutto in un contesto "corale" composto da osservazioni, sfoghi e affermazioni, da citazioni scelte in varie e garantite fonti rendendone ben riconoscibili contenuti e  provenienze.

  Non costituiscono manuali d'istruzioni nè libri di studio, ma una raccolta tematica a più voci che mette in evidenza aspetti intimamente molto intensi dell'esistenza di ciascuno: non "manuale" ma invito che indirettamente può invogliare a parteciparvi, a riflettere sulla propria esistenza, e a trarre - e anche fornire - suggerimenti e indicazioni di ripensamenti, di osservazione e di ascolto.

  Le "fasi dello sviluppo" in quanto tali hanno i "bambini" come protagonisti, ma il vero senso dei "germogli com-plessivi" che si aprono via via consiste nel radicare tutta la vita successiva in modo solido e allargato.

  L'affascinante
regolarità e pienezza delle fasi attraversate nell'infanzia e dei loro significati facilita comprensione e interesse verso i bambini, ma dovrebbe anche stimolare a meglio conoscere ed accettare se stessi di qualsiasi età.

Basta essere presenti con simpatia, 
collaborare con rispetto,
 partecipare con curiosità e piacere. 
Insomma prendere finalmente sul serio
 l'evoluzione dei bambini
e riattivare, intanto, anche la propria.

  Non separati testi di sociologia arricchiti da esempi e illustrazioni: nel loro insieme i vari argomenti costituiscono in modo organico una sempre rinnovata "filosofica" ENCICLOPEDIA tematica che cerca di contribuire a raggiungere concetti basilari di infanzia come TRAMITE e non come statico modo di essere.

  Intersecando strettamente fra loro non ipotetici ma esperienziali  tempi "storici", età e generazioni - sia considerati di per sé che nelle loro inter-relazioni - si arriva al normativo insegnamento ippocratico:
dai quali traevo le conclusioni, fondandole su quanto c''è di comune e quanto di individuale nella natura umana.

Dal sito il paese dei bambini che sorridono
memorie del secolo scorso

Quanti bambini in cent' anni,
nati, neonati, e poi nonni
Freschi amici ed amiche
fra muri secchi ed antichi.
Sguardi sorpresi,
curiosi, attimi lenti,
sospesi.
Voci leggere in cortile,
mentre c'è un rombo che sale.
Giochi con riso e con pianto,
e l'altalena del canto.
E l'altalena rallenta,
si stanca un poco la spinta.
 Poi ricomincia ad andare,
rimbalzi di primavere.
Quanti bambini in cent'anni,
nati neonati, e poi nonni.
 
  Per meglio rispecchiarsi in questa variabilità circolare anche la stesura dei testi ha scelto una veste anomala, mediatica e grafica, e non un ordine di logica lineare.

  Il discorso vi è - e continuerà ad esservi - allargato con esempi, con rimandi, con illustrazioni ma anche con ritorni dello stesso tema da più punti di vista: non sono infatti ridondanti i rimandi né superflue le ripetute anticipazioni e spiegazioni e testimonianze e citazioni uguali o quasi uguali distribuite in più contesti.


 Il punto-chiave qui presentato si vale come base assoluta di una sistematizzazione descrittiva - non certo prescrittiva! - di quanto corrisponde o si avvicina a corrispondere ad una piena NORMALITA', in modo paragonabile a quel tipo di disciplina teorica che negli studi di medicina di chiama FISIOLOGIA che segue la statica ANATOMIA evidenziando il suo DIVENIRE.

  In un simile approccio alla conoscenza e ai suoi contenuti teorici - ed alle loro indirette conseguenze operative - insistiti parametri di presente e passato indicano anche potenziali svolte future: ma così riassumono in modo implicito basilari concetti che, anche soltanto partendo dal "bambinesco e familistico", si esprimono in un'impostazione realmente POLITICA.

 Nelle discipline mediche se esiste la fisiologia che considera astrattamente l'individuo singolo, esiste pure l'epidemiologia, mentre discipline a se stanti - sociologia, antropologia ed anche STORIA - esplorano la miriade di sistemi in cui si dipana l'esistenza degli "individui singoli": sia in sé sia nel loro trascorrere nei TEMPI
, nell'andamento delle diverse organizzazioni socio-politiche e ambientali e nelle loro intersecate variazioni.

 
A tutto questo bisogna aggiungere una necessaria e veloce precisazione semantica riguardante i termini non sinonimi: "evoluzione" e "sviluppo". Evoluzione è ben di più di "sviluppo": possono "svilupparsi" soltanto entità già presenti, ancora INESPRESSE, mentre grandi forze CREATIVE possono promuovere - si potrebbe quasi dire: "GENERARE" - EVOLUZIONI in direzioni NUOVE e del tutto IMPREVEDIBILI.

 Infanzia: tempo di mutamenti ... Il titolo dell'edizione precedente - LA VIOLENZA CONTRO IL BAMBINO 1979 - derivava da una situazione contingente: sotto forma di semplici "dispense" di più autori vi veniva sintetizzato e raccolto il frutto di una serie di pubblici dibattiti tenuti - all’epoca dell’Anno del Fanciullo - dall’11 marzo al 1° giugno ’78 - a cura dell'Associazione Italiana Donne Medico di Torino come Corso di Sensibilizzazione sul tema: LA VIOLENZA CONTRO IL BAMBINO, rimandante ai concetti delle manifestazioni anche indirette di Violazioni di diritti del bambino indirizzato ai genitori, agli operatori sociosanitari addetti all’infanzia, ma aperto a tutti.

  Ma se il libro aveva preso origine dalle dispense su La violenza contro il bambino invece - come dice l'attuale intestazione: Infanzia: tempo di mutamenti - l'intenzione ora prioritaria è quella di evidenziare e indirizzare i lettori verso gli aspetti fisiologici delle tipicità dello sviluppo, cioè dello sviluppo come dovrebbe avvenire: ponendo il concetto di sviluppo delle attitudini psico-socio-affettive in parallelo a quello anatomico degli organizzatori-induttori dello sviluppo embrionale.

 
Completamento speculare di Infanzia: tempo di mutamenti è Le faccende domestiche. Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro, entrambi volumi da considerare come parte integrante di un dinamico discorso unitario : titolo e stile a se stanti non indicano un secondo/primo volume, ma trattano insieme di BASI, di INIZI SOSTANZIALI, di FONDAMENTA da versanti generazionali non immobilizzati in uno delimitato tempo presente.

 Bambini di IERI = adulti di oggi...: è una frase chiave che uintroduce ad una ricerca di strutture di intescambi dinamici incentrata sui concetti-base che mettono in parallelo la parte degli adulti, della vita adulta, degli interessi e del LAVORO adulto, a quella di chi in via di sviluppo lo è attualmente, ma anche di chi questa via l'aveva percorsa tempo prima, e cioè degli ovviamente onnipresenti "bambini di ieri".

  LE FACCENDE DOMESTICHE: Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro... è la riedizione di un volume - Nuova Italia 1975, il cui titolo I complessi della casalinga poteva erroneamente suggerire una valenza privilegiante la patologia attraverso l'accezione iniziale e più popolare del termine "complessi": ora è edito con il titolo più pertinente - Le faccende domestiche. Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro - per focalizzare l'attenzione sulla fisiologia del LAVORO: anch'esso soggetto a sviluppi ed evoluzioni dinamiche secondo parametri comparabili allo sviluppo degli individui.

  Le faccende domestiche...: "faccende" vuol dire "cose da farsi", e "domestiche" vuol dire "in casa": fra queste  l'allevamento dei FIGLI può in certi periodo risultare preminente, sempre lo è però comunque nelle sue conseguenze "produttive" :
  • con il bizzarro paradosso che una funzione biologica - la maternità e le sue biologiche attinenze -
  • possa costituirsi anche come attività lavorativa specializzata, e come tale con i propri meriti, demeriti e patologie.

Teorie psicologiche: normalità e violazioni

 La scienza progredisce tramite osservazioni approfondite dei fenomeni singoli, successive ipotesi di lavoro e successive titubanti verifiche sperimentali: tentativi di assolutizzare dati incompleti esercitano un’invadenza indebita in campo altrui, come quello della teoria pura di pertinenza dei filosofi.

 Per meglio radicarsi le acquisizioni, come nello sviluppo personale, si ramificano in ben orchestrati separati "com-plessi", per esplorare "solo un" territorio alla volta: ma questa è una facilitazione pratica che non va applicata come norma da impartire.


 Ed invee molte teorie, anche psicologiche, vengono subito "applicate": scavalcando i tempi pazienti e di verifica delle "ipotesi di lavoro" e prima di venir supportate da robusti e imparziali strumenti di "osservazione".

  L'idea qui proposta dello "sviluppo sano" è centrata sulla sua estrema mobilità nel tempo e nella sua variegata ricchezza di aperture: non "malgrado" ma anzi appunto "mediante" la sua apparente contraddittorietà.

 
I "mutamenti" e le loro realizzazioni non sono però infiniti: sono ristretti dai limiti del carattere individuale e dei tempi e spazi a sua disposizione, a loro volta intersecati e conseguenziali.

 I "complessi" descritti da Freud non sono "teorie" ma dati di fatto reali, e la consequenzialità dei modi di essere infantiliå nelle età successive non è una pura e qualsiasi "opinione" più o meno "moderna".

 Indipendentemente da qualsivoglia origine religiosa, si può puntualizzare questo assunto persino attraverso le solenni parole di
Leone Magno - il Papa che nel 452 incontrò Attila - pronunciate a proposito della costruzione di un Presepe:

Non è dunque che si debba ritornare ai giochi d'infanzia o alle nostre immaturità degli anni leggeri, ma da quelli trarre qualcosa che si addice anche agli anni più gravi: l'oltrepassare con velocità i sentimenti impetuosi, il ritornare rapidamente alla pace, la scarsa memoria delle offese, un'inesistente brama di riconoscimenti, l'amare una comunione socievole e un'uguaglianza naturale Nel proseguire delle età e per tutto il corso dell'esistenza le soggettive, personali esperienze si appoggiano sulle vissute vicende precedenti.

 Ma  solo in ipotesi sono state per tutti com-plessivamente - uso questo termine nella sua accezione "freudiana" - analoghe come preparazione necessaria al decorso successivo.
chi non conosce il passato è destinato a ripeterlo - è qusi uno slogan che riassume in una definizione dinamica il concetto base negativo di TRANSFERT.

 Altissimo è infatti il rischio di trascinare fatti nuovi in un dedalo bloccato di transfert su fatti vecchi, su "modelli" pregressi che - da scopiazzatura in scopiazzatura
inutili e deleteri come compiti scolastici copiati - si trasformano in inettitudine per se stessi ma anche in intolleranza contro gli altri:

 Responsabile di dirette o indirette violenze è il disconoscimento di quanto siano varie, graduate, multiple e occasionali le "vere" forme di esistenza: ma soprattutto si è lontani dal vero se si crede di ridurre a pochi fattori le vere circostanze su cui si basa la vita. 

 Scrive Ippocrate: traevo le conclusioni, fondandole ... sulla costituzione generale e specifica dei fenomeni atmosferici e di ciascuna regione, sui costumi, il regime, il modo di vita, l'età di ognuno; sui discorsi, i modi, i silenzi, i pensieri, sul sonno e sull'insonnia, sui sogni - come e quando -, sui gesti involontari [...] e sulla concatenazione ...

 Dannoso è isolare situazioni in apparenza magari "positive": porre il rapporto - affettivo privilegiato - interumano come unitario e assoluto, significa obliterare al soggetto altri spazi e prospettive e privarlo di un autoregolato programma.

  Lo si rende così "inadeguato" a tutte le altre manifestazini, lo si restringe in una mutilata caricatura di piccola vita addomesticata, cortocircuitata in uno spazio chiuso, in un tempo statico ove vanno in disfacimento molte delle possibili innate capacità.

  Ma grande diffusione "statistica" hanno i casi anomali, le infanzie mal vissute, gli adulti mal "radicati": sono quindi necessarie - come nello studio delle materie propedeutiche della medicina - descrizioni di una realtà PATOLOGICA comunque esistente e dilagante.

 
E' vero ad esempio che molto sullo sviluppo infantile è stato appreso tramite lo studio psicoanalitico dei pazienti in terapia: ciò però non significa che modi di essere patologici, in quanto soluzioni di compromesso a difficili problemi esistenziali, debbano codificare le tappe di uno sviluppo NORMALE.

 Assunto però non standardizzabile: considerare sovrapponibili alle situazioni fisiologiche, sane, le anomalie e le loro conseguenze patologiche è come trarre deduzioni zoo-etologiche osservando animali liberi o cavie da esperimento. 

 Statici e svuotati di senso i rapporti interpersonali si cortocircuitano in "giochini" ripetitivi dove si confonde l'interno con l'esterno.

 E si aggravano pregressivamente fino a: ridurre la propria soggettività a far da specchio fasullo di un interiorizzato interlocutore - fasullo e immaginario - in un'irrimediabile SOLITUDINE intrinseca m proiettata su di un estrno altrettanto fasullo..

 Diventa grottesco questo quadro applicato alla vita ed ai rapporti normali, ma risulta in pratica molto PERICOLOSO socialmente per l'irresponsabilità che di per sé comporta.
 
 Le teorie psicologiche che si occupano di "relazioni" coprono grandi territori culturali, quasi dimenticando però di considerare che tra ogni persona e il mondo che la circonda esiste un - impersonale - enorme ingestibile SPAZIO INTERMEDIO: ove i personali interlocutori, sia pure multipli e in rapporti variabili, costituiscono una ben minima parte.

  Fra gli spazi vitali, le possibilità, le aperture importantissimi sono quelli affettivi, le emozioni calde, i rapporti intensi: ma vitali sono gli intensi rapporti con le COSE, e su tutto campeggiano le correlazioni con il CORPO, il proprio anche come adito agli altrui.

 Anche gli adulti hanno una sensibilità e delle emozioni e delle debolezze, ma sono "grandi", già cresciuti, stabilizzati: tocca a loro il DOVERE di seguire, proteggere, ambientare.

  Guai dimenticare l’importanza del mondo dei corpi, delle cose e dei fatti che - se può dar origine a violenze psicologiche dirette - dà di sicuro il via a ogni sorta di indirette "violazioni" fisiche e ambientali: per negligenza od omissione non si provvede alla sicurezza, non si prevengono infortuni, non si dà il giusto peso alle malattie... - tanto che confrontando le tabelle statistiche per scaglioni di età si rileva che si muore più a due anni per infortunio che a sessanta per qualsiasi causa.

 Fin da "piccolissimi" si ha da sempre un privato mondo interiore, avvolto da "spazi intemedi privilegiati" e si vive in equilibri personalissimi fatti di sensibilità, fantasie e pensieri e preferenze e "segreti": violenza è interferirvi e trascinarli in spazi, tempi e modi anacronistici e non loro.

 E a qualuque età nei personali grandi spazi vitali, come pilastri del SE' compaiono astratti importantissimi elementi - ad esempio la DIGNITÀ e la LIBERTÀ: distruttivo è violarli.

 La mancata accettazione di sé, induce a autodifese a loro volta foriere di disadattamenti gravissimi, a trasformare valori "caldi" e coscienti in  aggressività distruttiva inconsapevole.

 Il rifiuta dell'AFFETTO rinsecchisce i propri spazi interiori, e porta anche in sé l'incombente rischio che dall'opporsi legittimo a un'oppressione, si ricada nel surrogato di aggregazioni esterne restrittive e violente basate sul "contrario di...".

Immaturità? L‘infanzia non esiste: esiste lo sviluppo e lo sviluppo è cambiamento liberatorio

  Comunque nella concretezza delle situazioni le scienze umane e le umane pertinenze - psicologia, sociologia, politica, economia, antropologia ecc. con i loro agganci POLITICI - non possono del tutto prescindere le une dalle altre.

  In concreto le indicazioni teoriche vengono sfruttate - e finanziate! - da sistemi politici o economici, le ricerche e applicazioni vengono arbitrariamente indirizzate: non sempre le ipotesi che sembrano le più libertarie andranno a buoni fini liberatorii.

 In particolare molta bibliografia psicoanalitica di indirizzo - sia centrato sul soggetto che "relazionale" e "sistemica" - espone generalizzanti teorie che convalidano come incontrovertibili le descrizioni dei - presenti o passati - fatti o situazioni PATOLOGICI: costruite sulla base di situazioni anomale queste teorie vanno comunque combattute specie quando siano autoreferenziali o peggio quando pretendono prove dimostrative da "esperimenti" in cerca di autoconferme.

 Infatti le descrizioni generano arbitrarie ipotesi, le ipotesi si irrigidiscono in teorie...: e le teorie diventano normative con il rischio di agganci attivabili e pratici - terapeutico, farmacologico, "politico", economici.

 Una vera psicoterapia su base psicoanalitica dovrebbe avere come scopo effettivo una radicale "ripulitura" dai sintomi e dalle conseguenze delle situazioni sofferte riportando il paziente alla sua originaria condizione ottimale ed alla sua attuale effettiva fase di maturazione: una totale "guarigione" raggiungibile non importa a che età e dopo una cura non importa di quale durata.


 
Analisi terminabile o inteminabile? Su questi presupposti non solo si dovrebbe auspicare la SPARIZIONE di ogni aspetto anomalo, ma anche permettersi di far considerare TERMINATA la cura quando una globale restitutio ad integrum trasforma persino le "cicatrici" di danni pregressi in arricchenti ESPERIENZE : una totale "guarigione" raggiungibile non importa a che età e dopo una cura non importa di quale durata.

 Scopo effettivo di una  terapia su base psicoanalitica dovrebbe essere una radicale "ripulitura" dalle conseguenze patogene di situazioni sofferte, ma anche di riapertura di passaggi mancati, onde riportare il paziente alla propria originaria condizione ottimale ed alla sua attuale effettiva fase di maturazione. 

 Base portante iniziale e definitiva di tutte le possibilità affettive è il complesso orale le cui manchevolezze verranno a ripercuotersi travisate nelle patologie più varie - sia psicopatie che sociopatie.

 Ma senza parlare di "bontà" o di "cattiveria", di "adattamento" o di "adeguamento" e dei loro contrari, e per smascherare quanto di patologico stia dietro questi termini stessi occorre più che mai riferirsi piuttosto alle "situazioni sane" che non alle "situazioni patologiche" con le loro patologiche "compensazioni".

 René Spitz teorizzava giustamente come criterio di sviluppo socio-emotivo normale un fenomeno che però definisce con un termine - erroneamente - peggiorativo - angoscia dell'estraneo: quanto sarebbe importante che pediatri, personale insegnante e chiunque si occupa di bambini si insospettisse invece che rallegrasi per i troppo BRAVI BAMBINI, per quelli che "stanno con tutti senza distinguere le individualità altrui!

 Si continua invece a rimanere ammirati dalla precisione intuitiva con cui Freud ha denominato le varie fasi dello sviluppo - orale, anale, Edipica, di castrazione, di latenza degli istinti - periodo quest'ultimo in cui in cui proprio la pausa delle iniziative istintuali del soggetto dovrebbe lasciar posto a aperture conoscitive sul mondo esterno, a acquisizioni diligenti di abilità e di regole: in una libera accettazione dei propri errori, in un ampio interscambio di competenze sociali e di aperta e fiera "voglia di imparare".

Discepolo è "colui che sta imparando" e mette alla prova la propria istruzione tramite una disciplina = "modo e regola dell'insegnare": anzi è chi accetta la "disciplina" come tramite per correggere i PROPRI errori.

E gli errori si rivelano per quello che sono: tappe importanti dell’apprendimento. Il riconoscimento della propria ignoranza non è fine a se stesso: é l'apertura delle porte alla gioia di imparare.

  Un termine tecnico della puericultura, ora antiquato, definisce "allievo" il lattante "a balia" cioè in piena fase orale: ma "allievo" ora invece, e nell'accezione più comune, è sinonimo di "scolaro" cioè di chi attraversa il suo razionalizzante e proiettato all'esterno  "periodo di latenza degli istinti".
 
 Una vistosa
falsa normalizzazione si manifesta proprio quando in questo periodo di latenza degli istinti il bambino prima "disturbato" pare ritrovare soggettivamente una "balia" fasulla infilandosi abusivamente - come un "paguro" - "utilizzando" impropriamente aggregazioni autoritarie di coetanei come surrogato ristretto del complesso orale e delle sue ampie prospettive.

  Con quanta maggior attenzione bisognerebbe quindi seguire i bambini che nelle età precedenti apparivano psicologicamente "non normali", e che invece sembrano quasi "super-guariti", molto "ben adattati", eventualmente fin troppo "scolaretti perfetti" nell'età e ambito della scuola elementare!

 La scuola come pure la "banda di strada" offrono a questi scolari/allievi ex-bambini infelici un finto intempestivo complesso orale, un tardivo grembo/nido accogliente, garantito e uniforme: che dà loro un'apparente possibilità di ri-trovare un "noi", un provvisorio "senso basilare" di un'esistenza con-divisa in un ambito regolamentato e comune.

 I
n questi precari surrogati si nascondono emozioni e affetti delusi o soppressi, non spariti ma ridotti ai loro aspetti freddi e violenti, intrisi di quelle connaturate aggressività e paura, adatte ad assorbirne e canalizzarne l'inevitabile non bilanciata carica di distruttività rimossa.

"Seguace = accolito o proselito" = è chi si appropria di qualcosa che appartiene a qualcun altro, è chi usa il suo "proselitismo" per impadronirsi di qualcosa che non gli è proprio.

 Infatti come si può con-laborare se si è privi di comuni esperienze vitali? Su quale piano se non autoreferenziale, su quali argomenti se non unidirezionali ci si può incontrare quando si "appartiene" ad un sistema irrigidito di dare e prendere - sinonimi in fondo di sottrarre e aggiungere, cioè solo di spostare sterilmente qualcosa e di deprivare comunque qualcuno?
Ogni PROGNOSI è in fondo un'illogica, primitiva profezia e quindi non è lecito preannunziare sventure su basi instabili e provvisorie: ma quanto spesso il crollo psicotico precipita poi nell'adolescenza al ritorno degli "istinti" e della necessità innata interiore di diversificare le vie esistenziali!

 E se precipita nell'adolescenza, il crollo psicotico o antisociale tende ad  ampliarsi nell'adulto in circoli viziosi di incapacità personali, ancor peggiorate da precedenti eccessi di adeguamento a direttive altrui e dalle conseguenti mancanze di vere, maturate e vissute acquisizioni conoscitive e relazionali.

Svolgere, sviluppare...

  Svolgere, Sviluppare. Si svolgono le cose volte o rinvolte, si svolgono i germi della vita; si sviluppano le inviluppate. Là dove non vi è inviluppo o viluppo, ivi sviluppare non ha luogo proprio... Dizionario dei Sinonimi e dei Contrari del Tommaseo: Lemma 2327

Parametri di presente e passato traggono con sé conseguenze future e relative scelte decisionali: ma scienziati, filosofi, sociologi, pedagoghi, politici... sono esseri umani in carne ed ossa, e la loro attività è improntata al loro privato, personale "essere-al-mondo", radicatosi nel mondo "bambinesco e familistico" da ciascuno attraversato e più o meno risolto.

 Decisioni collettive anche molto gravi possono così trovarsi nelle mani di chi lo ha abbastanza favorevolmente accettato e trasformato in vitale ESPERIENZA, oppure - e magari più spesso sulla spinta di furibonde compensazioni - nelle "grinfie" di chi lo ha rifiutato, travisato, avversato.

  Tutti sono stati bambini... sembra un assioma ovvio, e sembra più che ovvio credere "facili" le cose da bambini nei loro contenuti "normali" dell’esistenza banale e piacevole poterne "discorrere" altrettanto facilmente: invece ci si trova a dover elaborare temi basilari di pesante e CONTRASTATA valenza FILOSOFICA e non solo.

 Il significato primario e prevalente nell'insieme degli studi qui discussi consiste proprio nel presentare - anzi: valorizzare - il "difficile" concetto di INFANZIA come dinamico basilare inizio da cui si apre verso orbite successive che sostanziano la vera natura dell'essere umano, di OGNI essere umano.



  Per troppe persone però i fondanti "anni leggeri" non sono stati pieni di dolcezza e vitalità, ma di violazioni e sofferenze: distorsioni iniziali dei primissimi anni di vita tendono a protrarre e ampliare mancanze e compensazioni e incomprensioni e disadattamenti.

 Ma se troppo spesso difformi sono stati gli inizi soggettivi, questo ovviamente comporta anche differenze oggettive e relazionali successive - di percezione, di espressione e di ascolto - da cui divergenze non certo "leggere", foriere a loro volta di subentranti cause di disagi interpersonali. di interventi avventati, di polemiche se non di circoli viziosi di errori di valutazione e di aspre contrapposizioni.

 Nulla sfugge a questa immanente QUARTA DIMENSIONE, sia nelle sue manifestazioni esteriori che nelle immense possibilità interiori della MEMORIA individuale come pure della "memoria" superindividuale anche trasmissibile - testimoniale e "storica": di un'ininterrotta presenza sia conscia e fonte di significativa "esperienza", sia anche inconscia, rifiutata e "rimossa".

 Ma in questo enorme bagaglio mai perduto non si trovano solo episodi e loro descrizioni, nomi. date, fatti, nozioni...: il tutto è imbevuto e sostenuto dalle ininterrotte sequenze di più o meno accettabili emozioni, che, se rifiutate, sono causa non solo di patologie personali ma anche di circoli viziosi di mal funzionanti relazioni con l'esterno.

 In troppi casi - soprattutto se inconsapevoli e/o rimossi - ritorni da un passato malvissuto sono scottanti tanto da venir percepiti come inaccettabile violenza: se sembrano discorsi facili e ovvi, va invece chiarito e ribadito che parlare di "bambini piccoli" - anche soltanto collegandosi a semplici fatti del presente - può toccare sensibilità collegate a fatti pregressi della vita personale dotati di un contenuto emotivo non sempre accettabile e contenibile.

 Di rimando il troppo frequente divario nelle vissute esperienze non solo causa di per sé enormi travisamenti, ma ognuna di queste distorsioni cerca di propagarsi e giustificarsi anche culturalmente: non solo per mezzo di propugnati concetti teorici, ma esprimendosi anche in quell'impostazione POLITICA, proprio deputata alle difficili decisioni di programmare il FUTURO.

 E' difficilc ed anche per lo più sciocco disquisire di "bontà" o di "cattiveria" ma purtroppo lo studio delle POSSIBILITA' EVOLUTIVE degli esseri umani non comporta soltanto aperture "positive": anche la MALVAGITA' e sue concrete attuazioni ne fanno realisticamente parte e debbono venir segnalate.

  Ma anche solo sul piano descrittivo la - estemporaneamente imprevedibile - variabilità individuale e la vera imprevedibilità del futuro anche immediato non possono mai procedere sicure di non trovarsi sul filo di un pericolosissimo rasoio, tanto più quando erroneamente ci si illude che quanto viene espresso e trasmesso equivalga ad averlo comunicato e reso un accettabile "ammaestramento", un concretizzabile condiviso progetto.

  Precisare anche solo i termini inerenti a questa materia e definire una precisa posizione metodologica e filosofica è necessario in generale per contribuire a prevenire vane e/o superflue richieste e commenti e discussioni.

  Ma in un testo destinato a venir reso pubblico cioè in vista di una proficua com-prensione è davvero urgente dirimere gravissimi diffusi equivoci dovuti al disconoscimento del vero contenuto di termini e concetti come ESPRESSIONE e COMUNICAZIONE nel loro ben differente peso sui piani reciproci del soggettivo e dell'informazione oggettiva.

 Quest'ultima, come indica l'etimologia stessa di "com-unicazione", definisce la possibilità di sintonizzarsi all'interno di un ambito comune ed è attualizzabile soltanto in tempi e modi condivisibili: come un numero di telefono sbagliato, improvvide trasmissioni di informazioni non in grado di venir recepite nella loro essenza non aprono alcun "rapporto", anzi possono estendersi in disordinati fraintendimenti.

Dal sito il paese dei bambini che sorridono
memorie del secolo scorso

Quanti bambini in cent' anni,
nati, neonati, e poi nonni
Freschi amici ed amiche
fra muri secchi ed antichi.
Sguardi sorpresi,
curiosi, attimi lenti,
sospesi.
Voci leggere in cortile,
mentre c'è un rombo che sale.
Giochi con riso e con pianto,
e l'altalena del canto.
E l'altalena rallenta,
si stanca un poco la spinta.
 Poi ricomincia ad andare,
rimbalzi di primavere.
Quanti bambini in cent'anni,
nati neonati, e poi nonni.
  Un simile variegato scenario a ben più di quattro dimensioni promuove in ogni aspetto l'idea che ogni pregresso accadimento sia capitalizzato - o indebitato - in un presente sostanziato dallo spessore delle soggettive vicende: in un "capitale" attivo o debitorio che inevitabilmente dovrà espandersi in più o meno prospettabili personali e generazionali e STORICI "percorsi".

  L'ippocratica OSSERVAZIONE dovrebbe comunque per principio regnare sovrana, ma soprattutto l'essenza dell'essere umano non dovrebbe venir immiserita studiandola e staticizzandola secondo un uso sconsiderato di CAVIE sperimentali, tanto meno per quanto attiene allo sviluppo infantile.

  Gli studi qui proposti trattano il tema attinente alle difficilissime e contrastate basi portanti dell'ESISTENZA di ognuno: ma non debbono diventare a loro volta causa di impropria violenza.

  VIOLENZA è violazione degli spazi, del'esistenza, delle prerogative altrui; violenza è causare sofferenza o, peggio, calpestare significati e valori; violenza è privare e distruggere:  anche con le migliori intenzioni distruttivo è destabilizzare un equilibrio precario.

  Per evitare di "violare" altrui esistenze è necessario accuratamente e ripetutamente chiedersi, precisare e far conoscere che cosa si intende per violenza, e - con ogni cautela descrittiva - solo così contribuire a combatterla.

   Lo sviluppo umano è lunghissimo, pieno di apparenti contraddizioni, vario e composito
 
  Foriera di possibili conseguenze personalmente invalidanti e/o antisociali esplosive, paragonabile alla tortura del letto di Procuste - che "allungava» chi era troppo "corto" e tagliava il "di più" a chi era troppo "lungo" - ecco una delle più tipiche e frequenti violenze indirette sul "bambino": il misconoscimento delle caratteristiche peculiari delle varie età nelle loro necessarie variazioni.

 Ed è questo il punto essenziale, lo scopo precipuo del presente lavoro: è questo il significato della parola MUTAMENTI e la contrapposizione più volte segnalata tra sviluppo e imbroglio.

 Lo schema dei "complessi" descritti da Freud si adatta bene ai concetti di preparazioni multiple e differenziate destinate a porre BASI differenziate nel tempo.
 
  Le descrizioni delle aperture da questo "viluppo" sono più chiare se inserite in un quadro di riferimento regolare, soprattutto perché non sono metafore ma rappresentazioni di una ben concreta realtà.

 Si parla molto di adattamento, ed ancor più del suo contrario "sentirsi inadeguati", si auspicano buoni "inserimenti" come brillante traguardo da raggiungere: mentre un presunto adattamento ottimale è proprio il contrario di una valida resiliente adattabilità, di una elastica capacità di adeguarsi alle circostanze, tanto che in fondo paradossalmente, un essere "ben adattato" è un minorato, un mutilato nell’adattabilità.

 Sia i "complessi" che le loro denominazioni - orale, anale, Edipico e di castrazione, fase di latenza - sono indicativi di ben di più di un puro schema teorico: mettono in evidenza - ippocraticamente - un quadro che DESCRIVE concrete condizioni e effettivi passaggi.

 L' idea qui propugnata a favore dello "sviluppo sano" non si esprime con dati statici ma si centra sulla sua peculiare intrinseca regolare mobilità: preliminare indispensabile alla ricchezza e "usabilità" di aperture in ogni età successiva.

 Innumerevoli sono le sviluppabili umane possibilità: come nelle "materie scolastiche" è proprio la distinzione in ben definiti filoni organicamente costituiti ad offrire ogni passaggio come garanzia per ogni acquisizione e conquista: non malgrado, ma anzi appunto avvantaggiandosi delle apparenti contraddittorietà.

 Però, se riconoscere e accettare come normale in generale la contraddittorietà dei passaggi da una fase all'altra può permettere di sottrarsi all‘incubo delle pseudo visioni sul futuro del bambino e delle proprie pseudo responsabilità e colpe: altrettanto può agevolare nell'identificare e distinguere quanto invece è differente e compete al CARATTERE INDIVIDUALE.

  Il riconoscere e separare transitorietà e peculiarità evita che elementi tipici - che per definizione sarebbero transitori - dei succedentesi "complessi" risultino fissati nel tempo come attribuzioni di una creduta "personalità", ed al contrario che vengano sottovalutate modalità, esigenze, peculiarità stabili tipiche di quella particolare individualità.

 Troppo spesso l'occasionale manifestarsi più intenso di uno o di un altro "complesso" e/o occasionali atteggiamenti o tendenze vengono assolutizzati e definiti "carattere".

  Invece la PERSONALITA' congenita di ciascuno esiste davvero geneticamente ed ha un peso enorme non solo nel "suo" comportamento, ma anche nelle suo modo di "sentire" e di reagire: grave violenza è disinteressarsene, trattare tutti allo stesso modo.

  Nel testo si insiste moltissimo sul concetto di "complessi", sui caratteri peculiari di ciascuno, sulle grandi differenze di significato e di contenuti che ciascuno veicola.

  Caso particolare molto concreto ed evidente del letto di Procuste sono le nefaste conseguenze del bloccare, sfavorire, falsare o misconoscere l'uno o l'altro complesso.

 Questo danno lascia aperta una lacuna nella capacità di autorealizzazione o si trasforma in aggressività secondaria: diventa causa comunque - e magari proseguente per generazioni! -  di violenze, ingiustizie, disagi non importa se provocati o subiti.

 Inoltre togliendo o stravolgendo esperienze concrete - di sensorialità, di movimento, di azioni, di rapporti, di affetti - si accentua la pseudo-fantasia che si cortocircuita su se stessa in spazi vuoti: l’individuo precipita così in una IRREALTA' sempre più impermeabile all’esterno.

 Purtroppo molte ipotesi nel loro arenarsi in "teorie" non oggettive e spassionate trasformano e propugnano la soggettività di eventuali descrizioni in convinte - e "convincenti" - "teorie (pseudo)scientifiche".

  Le ipotesi non debbono in ogni caso nobilitarsi impulsivamente in teorie, tanto meno hanno diritto di diventare linee NORMATIVE di etichetttura e di condotta.

  Invece soprattutto nel campo psicologico e sociologico molti dati presentati come incontrovertibili non derivano da verifiche concrete ma opinioni soggettive ammantate di "autorità" e da veri e propri esperimenti forzati - e sull’uomo!.

  Infatti alto è il rischio che verifiche di ipotesi singole e parziali ottenute frettolosamente, che informazioni carenti e/o distorte vengano proclamate non come provvisori dati di ricerca, ma come conseguenziali indicazioni pedagogiche e/o igienistiche, e/o terapeutiche normative.

 Difformi e polemiche visioni del mondo generano  difformi "buoni propositi", con consegueni azioni da cui scaturiscono generalizzati progetti utopistici

 Teorie statiche, rigide o interessate in mala fede tendono a diventare programmatiche in assoluto, mentre più o meno casuali esperimenti in corso di verifica diventano per la "gente comune" supporto - "superstizioso" - di contingenti, effimere "mode".

 Anche se in buona fede in vista di un ipotetico "bene comune" troppo spesso  decisioni non abbastanza oculate se non arbitrarie divengono "fatti" e tali da espandersi in nefasti inarrestabili circoli viziosi pratici nell'immediato da cui teorizzare ipotetiche e stabili REGOLE normative.

Il bambino che cresce
s'impegna in esperienze fondamentali
che appartengono soltanto a lui. 
Ma ognuno di noi, genitori, medici, insegnanti
 "buoni", "preparati", "colti",
può compiere continue disastrose violenze
anche agendo "per il suo bene", 
ma con immaturità, insensibilità,
o in malinteso ossequio
  a scuole di moda
Così i bambini,
 privati di esperienze vere, 

elaborano fantasticherie a vuoto
e compensazioni fasulle
 che ne bloccano o deformano lo sviluppo
riducendoli ad adulti
immaturi, incompleti, o sbagliati,
incidendo anche sulle generazioni a venire.
Eppure entrare nel tempo misconosciuto dei mutamenti
non è tanto difficile. 
Basta essere presenti
 con simpatia, 
collaborare con rispetto,
partecipare con curiosità
e piacere. 

Insomma prendere finalmente sul serio
 l'evoluzione dei bambini
e riattivare, intanto, anche la propria.
Il sonno della ragione genera mostri? 
Invece così, nel silenzio dei mostri,
può attuarsi la sua
e la nostra
evoluzione.

   In ogni caso TUTTE le modalità unilaterali, ancor peggio se propugnate come benefiche, sul lungo termine non possono che generare più o meno diretta VIOLENZA, foriera di subentranti sempre nuove e allargate violenze, con gravissime ritorsioni e incontenibili scompigli.

  Privare del loro significato la molteplicità delle esperienze dello sviluppo danneggia ovviamente l'essenziale elemento iniziale necessario ad una vita veramente completa: la vera ESPERIENZA che significa pienezza dell'esistere.
unilaterali, quando non "interessati" o truffaldini.

  La paura del nuovo, l'incapacità - o incapacitazione? - di muoversi nel tempo e nei cambiamenti, il bisogno patologico di stabilità, di protezione, di rassicurazione, la mancanza di agilità mentale ed emotiva... richiedono apporti esterni e trasformano e immobilizzano i "rapporti" in "legami" di necessità: e gli impulsi di ciascuno si cortocircuitano in un sistema chiuso e opprimente.

  Ma quando la miscela sotto pressione esplode, l'illusione di ribellarsi crea una triplice nuova fonte di chiusura e incoerenza: non troppo paradossalmente con sempre più strette - soffocanti e paralizzanti - dipendenza, paura senza contenuti e conseguente arroccamento su ancora più rigide posizioni preconcette.

  Ci si lamenta allora come dell'incombere di immeritate disgrazie e ci si chiede in che cosa si è sbagliato: ed è così che molto sullo sviluppo infantile è stato appreso tramite lo studio di conseguenti malattie psichiatriche.

  E’ giusto - potendolo fare - occuparsi dei più deboli, dei malati, delle situazioni anomale: ma da questo a farne una norma di giudizio e di meritorietà di comportamento nei riguardi dei ben più numerosi sani è una solenne ingiustizia, un’incoerenza assurda, e diviene ancora più ingiusta quando si rivela essere una via compensatoria soggettiva: un "lavaggio di coscienza" per dar senso a esistenze vuote, e/o un'accettabile via di sfogo del proprio sadismo ipocrita.

Questi i fenomeni relativi alle malattie, dai quali traevo le conclusioni, fondandole su quanto c'è di comune e quanto di individuale nella natura umana; sulla malattia, sul malato, sulla dieta e su chi la prescriveva [...] ; sulla costituzione generale e specifica dei fenomeni atmosferici e di ciascuna regione, sui costumi, il regime, il modo di vita, l'età di ognuno; sui discorsi, i modi, i silenzi, i pensieri, sul sonno e sull'insonnia, sui sogni - come e quando -, sui gesti involontari [...] e sulla concatenazione delle malattie - quali derivino dalle passate e quali si generino in futuro -. [...] Sulla base di tutto ciò, si estenda l'analisi anche a quanto ne consegue - Epidemie, 1,23.


Per disgrazia, come lamenta Spinoza:
Gli uomini sono soliti formare idee universali tanto delle cose naturali, quanto di quelle artificiali, idee che considerano come modelli, ai quali credono che la natura (che stimano non faccia nulla senza un fine) guardi e si proponga anch'essa come modello. Quando, dunque, vedono che accade qualcosa in natura che non concorda con il modello che hanno concepito di tale cosa credono allora che la natura abbia fallito o peccato e abbia lasciato quella cosa imperfetta.


http://el.wikipedia.org/wiki/Ασκληπιός

Asclepio/Esculapio
, protettore dei medici, la divinità dell'Olimpo, medico degli ammalati ma anche il presidio dei sani, con il suo caduceo che simboleggia le arti della medicina unendo le virtù del serpente, il cui cambiamento della pelle simboleggia la rinascita e la rigenerazione, con la verga, lo strumento che simboleggia l'azione dell'uomo - techné - nel somministrare le cure. Esculapio, protettore dei medici, sembra parlarci della Conoscenza, rappresentata dal serpente, quale processo dialettico che costituisce l'Essere nella sua continuità e totalità e, per questo, rende l'Uomo immortale. Esculapio è una figura importante: egli non solo guarisce, ma insegna e tramanda agli uomini l'arte di "superare" la morte. incarnando egli stesso una conoscenza più ampia, testimonia che è il Pensiero lo strumento grazie al quale si può accedere all'immortalità: infatti al tempo stesso, è anche il guaritore ferito che tramanda, consegnandolo ai successori, come un atleta in staffetta, il segreto dell'immortalità: basta solo saper guardare "oltre".





Sistemi collettivi

  Fra i piani collettivi, sociali e familiari, che involvono - o stravolgono - le esistenze individuali di sicuro ne esistono di più aperti e di più chiusi, di favorevoli o deleteri: ma, se la vita dovrebbe avere senso di per sé, per i più acquista senso soltanto all'interno "comunicante" di un sistema organizzato.

 "NOI" viviamo nel nostro sistema, e ai nostri occhi "altri" sistemi ci appaiono assurdi: ma non per questo abbiamo diritto di credere - se non ci piace - di poterli manomettere senza conseguenze neanche in singoli particolari.

  Senza conoscerne davvero le basi antropologiche e/o simboliche non è facile capire se stiamo o meno toccando un particolare che potrebbe costituire la chiave di volta di un sistema consolidato.

  Grave violenza è manomettere significati o mescolare valori precedenti con nuovi improvvisati.

  Non si matura così una concorde progressione evolutiva quanto un'arbitraria sottrazione di significati prima coerenti, consueti e condivisi.

  Utopistiche o distopiche che siano come etichetta, in prevalenza però queste teorie e progetti  riduttivi e gretti traggono la loro forza dall'opporsi a qualcosa, dal "contrario di...": il che a sua volta raccoglie e sintonizza grette e unilaterali "comunanze" - anzi "comunelle" - in cui si riconoscono rivendicazioni e scontentezze dando origine a nuovi pericolosi centri di incomprensione e disunione.

"Seguace = accolito o proselito" = è chi si appropria di qualcosa che appartiene a qualcun altro, è chi usa il suo "proselitismo" per impadronirsi di qualcosa che non gli è proprio.

  Comunque sia, ogni inspegabile, ingestibile mancanza di COERENZA è gravemente patogena a qualsiasi livello - dai popoli interi ai microsistemi sociali, dalle famiglie fino agli individui nella loro vita interiore.

   E l'assenza di SIGNIFICATO fa precipitare verso un ASSURDO a sua volta per i più radice distruttiva di DISPERAZIONE: dobbiamo magari cercare di opporci a qualcosa di oggettivamente contrario ai diritti umani, ma solo consapevolemente consci di comportarci da colonzzatori responsabili di essere tali, non come utopistici benefattori incoscienti.


   Non importa comunque se vuota o turbolenta, la disperazione può stabilirsi sulla contraddittorietà dei mezzi e dei fini, degli insegnamenti e degli esempi, delle nozioni psicologiche o pedagogiche imparaticce e mal assimilate, come anche delle interiori pulsioni contrastanti che invece di generare "energia" vengono inibite da "inetti maestri".

  Ma in "via di sviluppo" non sono soltanto in modo "biologico" i bambini singoli - ed è a questo assoluto fisiologicamente mutevole modo biologico che si riferiscono i "complessi" - o le "fasi" secondo lo schema di Erikson.

  Al di là di una base stabile a noi conoscibile, in continue imprevedibili evoluzioni lo sono anche le generazioni che si susseguono nei decenni: il FUTURO pur soggettivo di ogni neonato andrebbe considerato come un ENIGMA da seguire accostandovisi con dubbi, soggezione e rispetto. (Molto dimostrativo in poposito è il paragrafo Gli orecchini della zia nel file/capitolo Cosa ho in comune io con gli schiavi? Piero, Ada e la scuola della libertà.)

  D'altra parte se si parla di "bambini", attribuendone bisogni, atteggiamenti, standard ecc... come se a due giorni - o a due minuti - o a sedici anni il "nuovo" essere umano fosse sempre uguale a se stesso, ben peggiori discrepanze si diramano quando in questo teorico "letto di Procuste" si fa entrare in modo preconcetto anche la madre come anzi fosse la proagonista principale.

   Molte cose si semplificherebbero se si desse alle MADRI - e alle famiglie - il loro posto, se lo si permettesse in modo "naturale", se le si sostenesse od almeno non le si ostacolasse: al limite se si cercasse di capire cosa deve fare una madre - non ho detto una "buona madre"! - e cosa deve avvenire in una famiglia: e se si riuscisse a sfatare il groviglio di pregiudizi che le copre.

   Ogni schema descrittivo di riferimento può essere agevolato da semplificazioni, ma una ricerca seria riguardante gli esseri umani dovrebbe essere quanto meno pluri-generazionale e prevedere lunghissimi tempi successivi.

   Chi ha in carico diretto gli "sconosciuti" esseri del FUTURO, come pure chi in "più avanzato stato di maturazione" gli è vicino, oltre al - fruttuoso - compito di assisterne i passaggi e proteggerne le fragilità e impotenze, può ricevere il "regalo" di condividere, recuperare, moltiplicare e potenziare assieme a lui le proprie già raggiunte acquisizioni di "ripassare" proficuamente i passsaggi non ben assimilati.

  La "ruota e l'acqua calda" sono già state inventate: non occorre che ciascuno riparta dalla loro riscoperta: ma se E-DUCARE = ex-ducere - letteralmente si traduce in "trarre fuori"... con un significato simil-alchemico di "distillare il meglio", qui entra davvero in scena chi appartiene alle precedenti generazioni, chi - maggiore di età - nel frattempo ha raccolto e sta accumulando bagagli progredienti di esperienza esistenziale soggettiva e di conoscenze oggettive comunicativamente trasmissibili.

   Questo processo non deve avvenire a senso unico: in un reciprocità circolare e condivisa non ci si annoia con i bambini, non si considera tempo perso lo stare con loro e ci si sente in pace con i propri istinti.

  Ma questo può avere una ulteriore "remunerazione": il processo circolare può divenire anche  EVOLUTIVO anche per i "grandi": gli adulti, i maggiori diventano a propria volta "discepoli" e facilita e arrichisce la vita di tutti.





Discepolo è "colui che sta imparando" e mette alla prova la propria istruzione tramite una disciplina = "modo e regola dell'insegnare": anzi è chi accetta la "disciplina" come tramite per correggere i propri errori.

E gli errori si rivelano per quello che sono: tappe importanti dell’apprendimento.
Il riconoscimento della propria ignoranza non è fine a se stesso: é l'apertura delle porte alla gioia di imparare
.


   Il vero scopo di questo lavoro dovrebbe consistere nell'invogliare ad occuparsi  dei bambini, osservandoli con CURIOSITÀ E PIACERE, come se il loro insegnamento autorizzasse a ritrovare in modo appassionante vicende che reintroducono nel proprio passato, ne "rinfrescano" le emozioni sopite e - ricollegando generazioni, epoche storiche e fatti quotidiani - fanno anche da gentile tramite per correggere i PROPRI errori .

Eppure, entrare nel tempo misconosciuto dei mutamenti
non è poi tanto difficile.Basta essere presenti con simpatia, collaborare con rispetto
partecipare con curiosità e piacere, e prendere finalmente sul serio l'evoluzione dei bambini. E riattivare, intanto, anche la propria

 E qui - come per i termini "comunicazione" e "espressione" - è necessario presentare un iniziale glossario di termini che altrimenti rischiano di causare gravi deformazioni nella comprensione del contenuto.

 Basandosi su parametri patologici - e per di più ammantandoli con l’avallo della "scientificità" - ci si trova invasi da termini convalidanti una serie infinita di equivoci che ne stravolgono i veri significati, magari provocando più o meno consapevoli mistificazioni che invertono le attribuzioni dovute rispettivamnte a bambini e ad adulti.

 Toccherebbe agli adulti, stabili e “cresciuti”, e non ancora “interiormente vecchi” desiderosi solo di quiete occuparsi consapevolemente e realisticamnte dei bambini e dei loro modi di essere e dei loro sentimenti.
  1. - sopportarne la vivacità e adeguare l‘ambiente contro gli eventuali rischi;
  2. - sopportare le tempeste di gelosia, le triangolazioni ambivalenti
  3. - proporre e non sottrarre esperienze,
  4. - non settorializzare la realtà,
  5. - non cristallizzarne gli impulsi "negativi" o comunque le (plurale!) aggressività in situazioni immobili, da campana di vetro,
  6. - né ribaltarle in paure di incapacità, in fantasie inconsistenti, e - all‘insegna del "divide et impera" - in invidie bloccanti e distruttive.
   In questi stravolgimenti di significati tutto quello che era fluente diventa immobile, e "cose serie" di un ambito divengono futili modi di dire:
  • chi ricorda  che "rassicurazione" deriva da "sicurezza", un termine proprio ad un ambito di AGGRESSIVITA' - ad esempio Pubblica Sicurezza?
  • Anzi: in sostanza la quasi fraudolenta "rassicurazione" che offre finte garanzie si presenta come una brutta caricatura dell'effettivo "prendersi cura",
  • e così invece la "comunanza", font size="0">quando si presenta in un settore improntato a violenza, si font size="0">trasforma in "appartenenza" evocando un'altra entità quella dell'font size="0">font size="0">"estraneo" font size="0">per definizione carica di inarrestabile OSTILITA'.
  • ecc. ecc ecc.
  Occupandasi del rapporto adulti-bambini è importante partire da termini inerenti a situazioni banalissime del tutto mistificate: ne spiccano quelli denotanti che quanto sarebbe di pertinenza del bambino si proietta invece sull’adulto codificando anche nella terminologia una delle più diffuse violenze: quella di "pretendere" dal bambino soddisfazioni per sé,
  1. - "pretendere" per sé quello che invece spetterebbe a lui "ricevere":
  2. - "riconoscenza" (per sé), invece che "riconoscimento" (per lui),
  3. - "identificazioni" invece che "identità",
  4. - "gratitudine" (del bambino) invece che "congratulazioni" e "compiacimento" (degli adulti),
  5. - "riparazioni" (da parte del bambino) per la colpa di aver odiato invece che... "punizione" (agli adulti!) per essersi fatti odiare.
  In queste siuazioni capovolte
  1. - il "riconoscimento" cambia soggetto e diventa ì "riconoscenza",
  2. - la sensazione attuale di "mi piace" procrastinata in "ho voglia"
  3. - e il "piacere" va restituito in "gratitudine"
  4. - l'"affermare" stravolge l'idea del "comunicare",
  5. - Spacciando l'"inibizione" per "controllo" si toglie a questo ogni sua potenzialità,
  6. - la "continuità" si immobilizza in "persistenza",
  7. - per cui singoli attegiamenti, occasionali, l'emergere temporaneo di "stati emotivi" si staticizzano trasformati in - creduto - "carattere",
  8. - le ambivalenze affettive momentanee, occasionali diventano sistemi fissi che definscono "bontà" e "cattiveria",
  9. - la "sintonia" dell’istinto genitoriale diventa "servizio",
  10. - la "partecipazione" istintiva, si restringe in "capacità di dare",
  11. - la "regolarità" necessaria al bambino, si ritorce in "abitudini" degli adulti da "dargli",
  12. - ai "limiti" naturali, si sovrappongono imperative artificiose "limitazioni" imposte
  13. - i "rapporti", si cortocircutano in "legami",
  14. - la "responsabilità" delle proprie azioni diventa "ossequio" e "adeguamento" a voleri o arbitri altrui,
  15. - il "consenso" si trasform in dipendente "obbedienza",
  16. - la semplice "infelicità" come sentimento soggettivo si snatura, e, volgendosi solo all'esterno, si restringe in subalterna "inadeguatezza",
  17. - la "partecipazione" non accettata non condivisa e asimmetrica diventa "dare" - e qundi "togliere" - con conseguente "prendere" dell'altro a cui rinfacciare l'essersi avvantaggiato
  18. - ed è così che chi si considera espropriato si ritiene anche meritevole di "risarcimento", 
  19. - mentre con gran confusione i "diritti" non hanno come contrario i "torti"
  20. - e i "doveri" non sono più soltanto sinonimi di "debiti" pecuniari o, in alcune lingue,  di banali "compiti scolastici"
  21. ecc.. ecc..
  •  Tipica è l'antinomia di "diritti" con il suo misconosciuto contrario: "torti";
  •  mentre il supervalutato "dovere" richiama un termine che - nella realtà ma non nell'accezione comune - si rifà allo stesso concetto semantico di "debito".
  • ma - se non gli si appaia il giusto corrispettivo di "credito" - in sottofondo vi si collega anche una velata ipotesi di "estorsione" e/o "ricatto".
  Nell'accezione comune, in cui alle apparenze vien dato molto maggior "credito" che alla sostanza, tre voci verbali sostantivate si rapprendono a definire tre statiche situazioni emblematiche:
  • il verbo ausiliario di qualsiasi altro verbo POTERE si accontenta di rappresentare chi domina su altre persone,
  • - e così SUCCESSO - participio passato del verbo "succedere" - invece che accomunarsi in senso letterale al participio presente - "incidente" - indica in modo trionfalistico una via statica per raggiungre uno statico "Potere".
"potere" e "dovere": SCELTE
  • "Debiti" e "crediti", ed anche un altro sostantivo più realistico inerente a "potere" cioè "possibilità"... come pure "prezzo" sono termini che riguardano entità NUMERICHE: e principe dei termini collegati con "numeri" è CONTARE.
  • Ma che razza di mistificazione ne è l'uso spurio e frequente, sinonimo spurio dei precedenti: "persona di successo", "persona di potere", "persona che CONTA".
   Nella citazione di Leone Magno compare un termine al plurale - un'inesistente brama di riconoscimenti - che offre l'opportunità di puntualizzare altre serie di vocaboli molto simili che, con piccole differenze indicano ben differenti realtà.
Non è dunque che si debba ritornare ai giochi d'infanzia o alle nostre immaturità degli anni leggeri, ma da quelli trarre qualcosa che si addice anche agli anni più gravi: l'oltrepassare con velocità i sentimenti impetuosi, il ritornare rapidamente alla pace, la scarsa memoria delle offese, un'inesistente brama di riconoscimenti, l'amare una comunione socievole e un'uguaglianza naturale.
   Grande contrasto non solo di significato ma di concreta sostanza sussiste in molti casi per gli stessi termini usati al singolare o al plurale: nel caso del termine al singolare viene indicato un contenuto di grande valore, mentre al plurale il concetto si deteriora in banalità, in pretese, se non in volgarità di rapporti mistificanti. ... una comunione socievole, una libera mutua con-divisione, e un'uguaglianza naturale...?
  Che rapporto esiste tra termini come "riconoscimento" e "riconoscimenti"? tra "con-fidenza" e "con-fidenze"? "conoscenza" e "conoscenze"? "piacere" e "piaceri"? "bene" e "beni"? "favore" e "favori"? ecc. ecc. 
  Tutto il contrario della citazione sottostante in cui il verbo "succedere" compare nel suo vero - in questo caso - terribile significato :
....di un uomo capace di affermare la propria LIBERTA'. Con se stesso rimanendo coerente al proprio pensiero, alle proprie convinzioni. Con gli altri quando ha respinto blandizir e ricatti senza neanche ceercar protezioni "politiche" nella consapevolezza che anche quelle potevno avere un prezzo. E' stato libero nel senso più completo del termine, quello che include la consapevolezza del proprio ruolo... di uomo, di marito, di padre, di cittadino.Umberto Ambrosoli Qualunque cosa succeda pagg. 314-315

 

  E qui cito una pagina molto meno impegnativa, ma in cui dati fondamentali emergono proprio da una riflessione pacata riguardante piccole e piccolissime cose: anche soltanto dall'uso di un vocabolo piuttosto che di un altro nell'indicare le valenze insite in semplici rapporti umani. Si chiede qualcosa "per piacere": ma per un maggior benessere condiviso o per il piacere di uno solo dei due interlocutori? "Per favore": cosa ci si aspetta in cambio di un "favore" se non altri "favori"?

Da L'EDITORIALE DEI LETTORI 09/03/2013 del giornale La Stampa
Altruismo in crisi. Mi sembra che il dovere morale dell’aiuto all’altro lo abbassiamo a «favore».
 
E così spesso accade anche nei rapporti interpersonali, tra cliente e venditore, tra medico e paziente, o semplicemente tra interlocutori. Troppo spesso noto, infatti, di come l’altruismo spesso venga oscurato dall’egoismo, forse anche senza rendersene conto, forse perché questa società corre troppo veloce, o forse perché anche noi risentiamo di quel cattivo esempio che i piani alti di una parte della cattiva politica ci ha dato per troppi anni. Proprio per questo però dico che in un momento così difficile e delicato bisognerebbe riscoprire l’essenza della solidarietà, del restare uniti, senza lo sterile egoismo dell’economia, dove poco importa di chi resta indietro, dove l’importante è restare avanti, senza guardare in faccia nessuno.
Non sto generalizzando, anzi, ho trovato molte più persone disposte a dare una mano senza chiedere nulla in cambio, ma ultimamente, la mia paura è che rischino di essere la minoranza. Spero di sbagliarmi. Per dirla come un vecchio poeta inglese: "La gentilezza è la carità nelle piccole cose». A volte basta poco… aiutiamoci!"
GIOVANNI CHIARINI *
24 anni, studente di giurisprudenza a Parma, residente a Piacenza


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STUPRI DI GUERRA: I figli dell'odio
Sono in rete le bozze in corso di aggiornamento della nuova edizione di
Infanzia un mestiere difficilissimo
scaricabile dalla Rete e leggibile su tablet e Kindle per cui  prima di venir stampata su carta - saranno graditi e utilizzati commenti e critiche.

Dal sito il paese dei bambini che sorridono
memorie del secolo scorso

Quanti bambini in cent' anni,
nati, neonati, e poi nonni
Freschi amici ed amiche
fra muri secchi ed antichi.
Sguardi sorpresi,
curiosi, attimi lenti,
sospesi.
Voci leggere in cortile,
mentre c'è un rombo che sale.
Giochi con riso e con pianto,
e l'altalena del canto.
E l'altalena rallenta,
si stanca un poco la spinta.
 Poi ricomincia ad andare,
rimbalzi di primavere.
Quanti bambini in cent'anni,
nati neonati, e poi nonni.

Continuità generazionaleanni '20 del '900 ... nipoti... figli... genitori... nonni...: parenti dell'umanità.
La nonnità dà il senso della continuità dopo di noi e, sconfinando nella continuità generazionale (essendo stati figli e nipoti), consente di riconoscersi parenti nell'umanità


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