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Cosa ho in comune io con gli schiavi? Piero, Ada e la scuola della libertà diAnna Abbiate Fubini è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale

Cosa ho in comune io con gli schiavi? Piero, Ada e la scuola della libertà

9 agosto 2016


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Nella copia del programma provvisorio del Convegno tenutosi a Cassino nel novembre 2001, fornitami dal Centro Gobetti, erano stati proposti come titolo di questo intervento: Ada Gobetti e la pedagogia liberale, oppure Ada pedagogista: avendo però scelto un titolo differente, devo fare alcune precisazioni autobiografiche prima di discuterli e spiegare come e perché ho preferito cambiarli.
Cos’ho in comune io con gli schiavi? Piero, Ada e la scuola della libertà: con questo nuovo titolo ho inteso non solo enfatizzare il concetto generale di scuola di LIBERTA’ più consono ai miei interessi e competenze di quanto non siano i concetti generali di "pedagogia"; ma l’ho scelto anche perché questo Convegno e la mia partecipazione mi regalano in soggettiva l’occasione "maieutica" di precisare alcuni punti chiave del mio pensiero, come già era stata graditissima occasione la mia collaborazione al Giornale stesso.
Atti del convegno di Cassino, 21-23 novembre 2001.
locandina Convegno Cassino
cosa ho in comune io con gli schiavi?
Che ho a che fare io con gli schiavi? era il motto scelto - allora -  da Piero Gobetti.
"Dopo" - negli anni della raggiunta (?) libertà - il Giornale dei Genitori di Ada Marchesini Gobetti cercò dì attuarne e fondarne  i presupposti e rappresentò un momento di grande anticipazione culturale.
Ma come poter collaborare a questa difficile realizzazione che stenta ancor oggi a trovare la propria realizzazione? E che ho a che fare io con gli schiavi? Intanto, come medico, qualcosa ho in comune: la possibilità di favorire la liberazione dei singoli e, come osservatore, suggerirne i percorsi.
testata Giornale dei Genitori
Infatti nell'Anno III del Giornale - gennaio 1961- iniziò la mia collaborazione con la rubrica - I problemi dei piccolissimi. Primo articolo: I bambini non capiscono nulla, seguito da: Esperienze infantili che contano, Atteggiamenti contraddittori, Fatiche e sofferenze del piccino, La "rimozione", Problemi non risolti fino alle serie del 1972-77 dirette da Gianni Rodari con l'articolo Dalla famiglia preistorica alla famiglia utopistica qui ripubblicato come file del sito e come capitolo 14 del libro in cui se ne raccolgono tutti ii concetti basilari: Bambini di IERI= Adulti di oggi. Adulti di oggi-> Adulti di DOMANI


Indice interno

Sono in rete le bozze in corso di aggiornamento della nuova edizione di Infanzia:un-mestiere_difficilissimo. Il pdf è scaricabile dalla Rete e leggibile su tablet e Kindle èer cui  prima di venir stampatao su carta - gradirà e utilizzerà commenti e critiche.



In data 30 agosto 2011 è stata ripristinata totalmente l'originale formattazione di questo file, ma i danni si sono ripetuti ancora più e più volte, e più e più volte si sono succeduti i tentativi di risistemazione - compreso quella in dato 17: chi rileva ancora alterazioni della comprensibilità del testo o dell'aspetto del file è pregato di segnalarcele.

In data 22 maggio 2016 ci siamo accorti della scomparsa di tutti i link che verranno poco per volta ripristinati e migliorati.


Aggiornamenti e segnalazioni:

Questo sito e i libri che ne derivano NON sono di INFORMAZIONE, ma si costituiscono come una specie di ENCICLOPEDIE TEMATICHE, in cui vengono presentati e discussi vari argomenti da leggersi e soprattutto da CONSULTARE di volta in volta.
A seguito di difficoltà lamentate e relative richieste, l'architettura stessa del sito è stata modificata in funzione di un più agevole orientamento: sdoppiato, il file di prefazione e illustrazione degli indici prende ora un nuovo nome - Prefazione,introduzione e indici illustrati - che riinvia a un differente URL mentre diventa iniziale e fondamentale un file semplificato dove a prima vista compaioni i links indirizzanti sui capitoli interni. Dopo la pubblicazione dei libri - italiano e inglese - gli aggiornamenti sono già iniziati e molti altri ne verrano fatti: questo file Aggiornamenti e novità li ELENCA di volta in volta - con in testa il più recente - seguendo soprattutto le variazioni concrete dei file rinnovati: per novità di contenuto ma anche per risistemazione dello stile e riorganizzazione dei paragrafi e illustrazioni. Ma se nell'elenco  non verranno presentati quelli semplicemente corretti nei link non più attivi, si consiglia di considerare ancora con attenzione le più importanti passate modifiche che man mano si stanno spostando in coda nell'elenco. Ad ogn modo ogni immagine che proponiamo si costituisce anche come link: e come per ogni altro link, le immagini vengono di continuo monitorate e aggiornate.

Ma intanto gli aggiornamenti necessari continuano ad essere praticamente incessanti per cui rendono via via ... quasi "obsoleto" il testo pubblicato. Il sito può seguire e temporaneamente integrare queste innovazioni ed è appunto predisposto a questo scopo, ma così si amplia in modo eccedente le dimensioni di un solo volume: alcuni file - già pubblicati come capitoli del libro ENCICLOPEDICO sono in via di venir pubblicati AGGIORNATI in una nuova veste editoriale: come volumetti TEMATICI di un centinaio di pagine ciascuno contenenti per singoli argomenti i capitoli ormai superati del libro Bambini di IERI= Adulti di oggi. Adulti di oggi-> Adulti di DOMANI
Il nuovo file Considerazioni e conclusioni / To complete and to outline per l'importanza dei suoi apporti teorici sarà l'ultimo capitolo di tutti i nuovi libretti. Un nuovo file Considerazioni e conclusioni / To complete and to outline per l'importanza dei suoi apporti teorici sarà l'ultimo capitolo di tutti i nuovi libretti. Il primo di questi "libretti tematici" è
Infanzia:un-mestiere_difficilissimo, il secondo in ordine di tempo - non di contenuto - è Consapevolezza e memoria con file/capitoli molto AGGIORNATI sia in html che in pdf raggiungibili in rete: ESPERIMENTI SU BAMBINE/I  a Quando la cartella clinica è terapeutica... Dare ai ricordi una specie di seconda vita?, Quando la cartella clinica è terapeutica... Dare ai ricordi una specie di seconda vita?, Medicina: scienza applicata e multidisciplinare: Emozioni, istinti, ricordi, contraddizioni ed anche allo stesso Consapevolezza e memoria Controversie e ripensamenti. Il terzo volume - che sarebbe secondo in ordine logico non cronologico - è La casa e i suoi abitanti: dal concreto al sublimato, dalle fasi di sviluppo dei bambini agli impegni dei "grandi".
Tutti i nuovi volumi sono veri "libri" in vendita nelle librerie, ma i relativi pdf possono anche venir SCARICATI e stampati a proprie spese dall'utente puchè vengano rispettate le condizioni di copyright:

Copertina libro Infanzia Infanzia:un-mestiere_difficilissimo
Consapevolezza e Memoria

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Anche i capitoli dei vari libri - molto più completi dei file in .htm - si possono scaricare dal sito a partire dai relativi link, e se tutti i nuovi volumi possono esser acquistati come veri "libri" i relativi pdf possono venir SCARICATI e stampati a proprie spese dall'utente ma ogni file potrà essere duplicato o riprodotto su supporti elettronici, cartacei o di qualsiasi altro tipo e distribuito a condizione di segnalarne la fonte e nella loro integrità senza omissioni fuorvianti.

Consapevolezza e memoria
ESPERIMENTI SU BAMBINE_I.PDF

Quando la cartella clinica è terapeutica... Dare ai ricordi una specie di seconda vita? Medicina: scienza applicata e multidisciplinare: Emozioni, istinti, ricordi, contraddizioni
Danza-del-tempo. Giornata.pps
Danza lenta
Presentazione professionale
Presentazione-libri

STUPRI DI GUERRA: i figli dell'odio
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sito verrà di continuo aggiornato: per cui occorre di tempo in tempo ridargli un’occhiata ed eventualmente proporre considerazioni, critiche o informazioni che saranno molto gradite
Il presente file/capitolo - soltanto in italiano - è da correlarsi anche con il file - solo in inglese - Totem and Taboo revisited: awful and fertile rise of new superstitions presente con lo stesso titolo in un altro sito e già pubblicato in un altro libro It's Abuse NOT Science fiction / Gli Abusi mentali, fisici e tecnologici NON sono Fantascienza (cap. 26) e più ancora con il fondamentale file/capitolo solo in italiano IMBROGLIO E' IL CONTRARIO DI SVILUPPO. Da: 'La violenza contro il bambino' a 'Tempo di mutamenti' e 'La meglio gioventù'.
ShakespeareEnglish mirror              Dante Alighieritornate alla Homepage

LIBRI: ... dagli adulti di oggi agli adulti di DOMANI... INTRODUZIONE, SPIEGAZIONI, COMMENTI, AGGIORNAMENTI

Prefazione,introduzione e indici illustrati
Aggiornamenti e novità / Novelties on the site

Per accogliere le richieste di una più agevole lettura, i testi di questo sito sono stati - anche - trasferiti in un LIBRO: Bambini di ieri = adulti di oggi.Adulti di oggi -> adulti di domani

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Per seguire gli aggiornamenti dl sito i vari file verranno vi via stampati raggruppati in libretti tematici: ultimo capitolo di TUTTI i nuovi libretti è il file in cui si compendiano ma anche si sottolineano le basi essenziali di impostazione metodologica e culturale
Considerazioni e conclusioni

Nella nuova edizione del libro
Infanzia:un-mestiere_difficilissimo il secondo capitolo - Basi teoriche... Guide... Organizzazioni - è già pronto e si può trovare/scaricare in rete come URL Basi teoriche... Guide... Organizzazioni molto rinnovato e meglio sistematizzato rispetto al file omonimo html.                               

domande, proposte, critiche?

Ti racconto la storia
Intervista - Torino, Italia (IT) - 1998-03-13

il sonno della ragione produce mostri...
Come riepilogo dei concetti generali di tutto questo lavoro giunge molto opportuna la possibilità di commentare una considerazione che ci è stata mossa a proposito dei metodi nefasti di allevamento e delle loro conseguenze anche nel corso delle generazioni future.
Da segnalazioni come quelle contenute nei file/capitoli Imbroglio è il contrario di sviluppo, Delgado & Skinner ecc. l'interlocutore aveva - erroneamente! - dedotto che una volontà specificamente "malvagia" operasse con precisi propositi dietro le quinte per ottenere un simile risultato.
PURTROPPO invece per lo più NON si tratta di azioni programmate - che come tali potrebbero quindi venir combattute apertamente: i comportamenti degli adulti nei confronti dei bambini rispecchiano una NORMALE curva di Gauss con agli estremi qui i "buonissimi" - e i loro Maestri - e là i "cattivissimi" e i loro istigatori; mentre - e qui ripeto "purtroppo" - al centro si raggruppa una massa generalizzata e passiva di inetti, di superstiziosi, di adulti non-sviluppati, di infanzie malvissute o non vissute e/o rimosse.

Che ho a che fare io con gli schiavi?

Dei novantanove volumi scritti da Voltaire, una frase viene citata spesso per riassumerne uno dei punti nodali, un centro unificatore nella difesa della tolleranza come valore imprescindibile da sostenere accoratamente (Trattato sulla tolleranza del 1763):
Disapprovo ciò che dici, ma difenderò sino alla morte il tuo diritto di dirlo - è un aforsisma citato come se l'avesse scritto Voltaire: in realtà non il filosofo francese, bensì una saggista che ne ricostruiva vita e opere, Evelyn Beatrice Hall, la scrisse in un libro intitolato The Friends of Voltaire
The phrase "I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it" which you have found in my book "Voltaire in His Letters" is my own expression and should not have been put in inverted commas. Please accept my apologies for having, quite unintentionally, misled you into thinking I was quoting a sentence used by Voltaire (or anyone else but myself).

... Disapprovo ciò che dici, ma difenderò sino alla morte il tuo diritto di dirlo?
Sì, davvero: ma purché non si pretenda che opinioni più o meno cervellotiche equivalgano se non sopravvanzino FATTI e DOCUMENTI
.


Libertà e anticipazione culturale che [infatti] stentano ancor oggi a trovare la propria realizzazione? Quale effettiva realizzazione possiamo "anticipare" se invece, ancor’ora vivo e vegeto e potente, c’è anche chi propone un motto ed un PROGRAMMA esattamente e pericolosamente antitetici non segreti ma ufficialmente divulgati e tradotti in molte lingue (compreso l'italiano da parte di una prestigiosa casa editrice: Bollati Boringhieri )?

traduzione italiana
Abbiamo bisogno di un programma di neurochirurgia e di un controllo politico della nostra società: suo scopo è il controllo fisico della mente. Si deve poter MUTILARE chirurgicamente chiunque devia dalla regola data. L’individuo può pensare che la realtà più importante è la sua propria esistenza, ma questo è soltanto il suo punto di vista personale: vi manca la prospettiva storica. L’uomo non ha il diritto di sviluppare la sua propria mente. Questo tipo di orientamento "liberal" è di grande attrattiva. Noi dobbiamo controllare il cervello elettricamente. Verrà il giorno quando armate e generali saranno controllati da stimolazioni elettriche del cervello.


programma di delgadoWe need a program of psychosurgery and political control of our society. The purpose is physical control of the mind. Everyone who deviates from the given norm can be surgically mutilated. The individual may think that the most important reality is his own existence, but this is only his personal point of view. This lacks historical perspective.
Man does not have the right to develop his own mind. This kind of liberal orientation has great appeal. We must electrically control the brain. Some day armies and generals will be controlled by electrical stimulation of the brain.(Da Jose Manuel Rodriguez Delgado Director of Neuropsichiatry Yale University Medical School  - Congression Record No. 26, Vol. 118 February 24, 1974  passim).

(La traduzione di queste citazioni e le evidenziazioni sono mie, vedi anche file Delgado e Skinner). (Si pensi COMUNQUE al significato LETTERALE di queste parole dopo un "11 settembre 2001"- chiunque ne sia stato responsabile!)

Invece:
il file/capitolo IMBROGLIO E' IL CONTRARIO DI SVILUPPO. Da: 'La violenza contro il bambino' a 'Tempo di mutamenti' e 'La meglio gioventù'  è complementare a questo anche nella polemica. Vi si citano FATTI e si confutano vuote OPINIONI; ma è nel più recente file/capitolo Opinioni, fatti e accuse / Opinion, fact, complaint che viene meglio spiegata e discussa questa differenza tra teoria e documentazione

Non come commento, ma come estensione vedi il dolce-amaro file/capitolo:
L'importanza dei ricordi, delle Emozioni e delle idee sul Futuro

Significative informazioni? Significativi riferimenti? Quando la cartella clinica è terapeutica

Per la struttura filosofica fondamentale di tutto questo lavoro: Consapevolezza e memoria

LIBRI

Confronta le prospettive di sollievo e liberazione del libro - ora ri-edito dopo più di cinquant'anni -  Cinque bambini e tre mondi  con il pessimismo dei famosissimi classici - Aldous Huxley Mondo Nuovo e George Orwell 1984 - e con l'ottimismo dell' inizitiva della vedova di Huxley - Laura Archera - Children: Our Ultimate Investment
Mondo Nuovo1984 traduzione italiana


storia del gallo Sebastiano
E di Ada Gobetti vedi anche le allegre avventure del galletto uscito dal tredicesimo uovo: libero, originale, ingenuamente spiritoso, tranquillamente "diverso dagli altri" della  Storia del gallo Sebastiano  (che si può ancora trovare nelle edizioni Fara o in Einaudi scuola).
Purtroppo - aggiornando le date, da notare: scritta sotto il fascismo! - questa favola/apologo di incoraggiamento al non-conformismo, all'accettata "goffagine", alla libertà e amicizia è da confrontare con l'appassionata e passimistica denuncia, con l' ironia dolce e feroce del recentissimo romanzo di Stefano Benni Margherita Dolcevita, in apparenza ancor più fiabesco di altri suoi romanzi di fantapolitica come Baol. Una tranquilla notte di regime.



Margherita dolce vita di Stefano Benni



Margherita Dolcevita di Stefano Benni Editore:Feltrinelli 2005 (vedine la recensione: I Del Bene di Benni e il nuovo capitalismo italiano); da confrontare a sua volta con il libro della reporter (di guerra) Lucia Vastano Tutta un'altra musica in casa Buz (edizioni Salani): romanzato ma non fiabesco, realisticamente ambientato tra Pakistan e Afganistan.





MEDICINA:

La vita è breve, l'arte lunga, l'esperienza ingannevole, il giudizio difficile.

Una storia buffa e gentile di errate diagnosi e pericolosa pseudo-terapia.
In una Casa di Riposo per Non-Autosufficienti una vecchietta lamentava che tutte le notti laBes-ccia  [in dialetto = La Bestia] veniva nel suo letto. Un delirio, un'allucinazione?
Qual'è la cura dei deliri?
I neurolettici indipendentemente dall'età!
Mi sun pa fola! La bes-ccia a y è da bun = Non sono matta la bestia c'è davvero! diceva la vecchietta. Infatti NON era un delirio: la Bes-ccia
esisteva realmente. Ed eccola qui nel suo sorriso ironico e soddisfatto: non più micino troppo affettuoso e desideroso di calore umano, ma gattone adulto, "padre di famiglia", ben pasciuto e ben collocato.


sorriso sornione

il gatto di Cheshire

Sorride enigmatico il Gatto del Cheshire di Alice nel paese delle meraviglie...
Dall'autorevole Am J Psychiatry viene una secca sconfessione: la critica del dr. Bernard J. Carroll (Aprile 2004) al mega studio di Schneider LS, Nelson JC, Clary CM, Newhouse P, Krishnan KRR, Shiovitz T, Weihs K sui pazienti geriatrici depressi, chiamandolo un esempio di studio experimercial (penso non occorra tradurre il gioco di parole in inglese che fonde insieme le parole "sperimentale" e "commerciale").



La vita è breve, l'arte lunga. l'esperienza ingannevole, il giudizio difficile - così affermava e insegnava Ippocrate vissuto dal 460 ca. al 370 ca. a.C


Ma comunque "buoni" medici - ed anche onorati e rispettati - continuano ad esistere, da Ippocrate in poi:

giuramento di Ippocrate: tavola di proprietà privata

Emmi PiklerEmmi Pikler

mille lireMaria Montessori

Virginia ApgarViginia Apgar

FreudSigmund Freud




Ma è quasi doveroso accostare agli esempi più che famosi, ai Grandi Maestri che ci hanno aperto ufficialmente la strada, alcuni modesti ma effettivi "Piccoli Maestri" il cui ricordo del modo di lavorare si trasforma in insegnamento: come alcuni medici condotti "tuttofare" - mi riferisco ad esempio a Giacomo Naretti medico condotto delle Valchiusella dagli anni '30 agli anni '50 per l'attenzione, l'aggiornamento - persino in tempo di guerra: addirittura nell'estate del 1943 conosceva e prescriveva già i sulfamidici! - un uomo di scienza la cui carica umana era accompagnta al coraggio politico.
A lui è da accostare questo "semplice" pediatra triestino, nel suo costante perseguimento della Salute con la S maiuscola: val la pena ne rimanga il ricordo e si trasformi in insegnamento il suo modo di lavorare (come spiegato - e illutrato! - da Federica Scrimin):
Bruno Pincherle
E' la storia di Bruno Pincherle (incidentalmente: cugino di Moravia), pediatra storico e proverbiale di Trieste, illustrata... a sua insaputa da lui stesso. Medico vecchio stampo, come non è quasi più nessuno, curava, educava, istruiva bambini e genitori; politicamente impegnato, combatteva con le autorità per il perseguimento della Salute con la S maiuscola. Con estrema semplicità, un po' per sfogo artistico personale incontenibile e un po' per accontentare, distrarre, consolare bimbi e genitori, produceva a getto continuo schizzi e disegni deliziosi, che sono stati gelosamente conservati a distanza di quasi quarant'anni dalla sua morte (1968), e messi a disposizione dell'autrice. Storia italiana, leggi razziali, guerra e dopoguerra, anni del boom; medicina sociale alla Maccacaro, medicina semplice e quotidiana, buon senso antico (e ora perduto...), cultura (amico di Umberto Saba, nella cui bottega di via san Nicolò passava molte ore); umanità, humor, umiltà che diventava fermezza quando era il caso. Peccato che rimanga ricordo per pochi che già sanno e non si trasformi in insegnamento. Una sfida!

(Da una lettera alla redazione della trasmissione radio Fahrenheit.)


E dal punto di vista letterario, molto coinvolgente in proposito e la - ben poco romanzata - descrizione delle giornate del medico di campagna francesa, il dottor "Bruno Sachs" come fossero raccontate in prima persona dai pazienti, dalla segretaria, da amici e vicini - Martin Winkler La malattia di Sachs in Italia tradotto nelle edizioni Feltrinelli.
Migliaia di pazienti portano in regalo al loro medico questo romanzo. In fondo si tratta di un gesto di affetto, ma è anche una raccomandazione: "il medico si fa così". Perché? Perché Bruno Sachs è un dottore un po' speciale: si è stabilito in uno sperduto paesino della Francia, ha uno studio medico spartano, il camice un po' logoro, i capelli troppo lunghi, ma tutti vanno a raccontargli storie di piccoli e grandi mali, angosce e sofferenze non sempre solo fisiche. E Sachs ascolta ogni cosa, con pazienza e calma infinite, in silenzio. Svolge lunghe e accurate visite, in studio e a domicilio, concede colloqui e fa telefonate. E ogni volta ne esce più stremato e più umano. I pazienti, pagina dopo pagina, descrivono gli incontri con il giovane medico e ci restituiscono la figura di un solitario e malinconico scapolo, avvolto da una segreta tristezza, che trascorre le serate a scrivere, riempiendo quaderni su quaderni di testi misteriosi. Quando infine Sachs prende la parola, la sua è una voce arrabbiata, con un potente obiettivo polemico: la medicina e il modo inumano di praticarla. Con rara intensità emotiva e impeccabile qualità letteraria, Winckler riesce a catturare il lettore nella drammaticità della narrazione come in un giallo.

Piero, Ada e la scuola della libertà

Nella copia del programma provvisorio del Convegno tenutosi a Cassino nel novembre 2001, fornitami dal Centro Gobetti, erano stati proposti come titolo di questo intervento: Ada Gobetti e la pedagogia liberale, oppure Ada pedagogista: avendo però scelto un titolo differente, devo fare alcune precisazioni autobiografiche prima di discuterli e spiegare come e perché ho preferito cambiarli.

Cos’ho in comune io con gli schiavi? Piero, Ada e la scuola della libertà: con questo nuovo titolo ho inteso non solo enfatizzare il concetto generale di scuola di LIBERTA’ più consono ai miei interessi e competenze di quanto non siano i concetti generali di "pedagogia"; ma l’ho scelto anche perché questo Convegno e la mia partecipazione mi regalano in soggettiva l’occasione "maieutica" di precisare alcuni punti chiave del mio pensiero, come già era stata graditissima occasione la mia collaborazione al Giornale stesso.
Con molto piacere e arricchimento personale e culturale vi avevo infatti collaborato per lunghi anni a partire al 1961, tenendovi rubriche continuative: I problemi dei piccolissimi (1961), (1963), ed anche - e questo era il titolo che mi piaceva di più - I piccolissimi e noi, Infanzia: un mestiere difficilissimo, La banca dei consigli, Il mestiere di genitore ecc.; ed avevo proseguito questo mio impegno - e fedeltà - anche dopo la morte (14 marzo 1968) della fondatrice Ada Gobetti
La testata presentata vicino al logo del Centro Gobetti è già quella di una versione successiva del Giornale stesso (numero 5, maggio 1972 anno XIV) quando era diretto da Gianni Rodari, e l’ho scelta in quanto in questo numero si trova uno dei miei ultimi articoli (in quest’occasione nell’ambito di una serie generale di interventi sulla famiglia): articolo poi ripreso e ripubblicato come capitolo di un libro, e presente come file/capitolo in questo sito/libro.
Io NON sono una "pedagogista", e per questo non posso ritrovarmi in un titolo come Ada pedagogista: sono un "medico", interessato però ad una "medicina a tutto tondo": questo per me vuol significare la parola PSICOSOMATICA che pongo anche come intestazione della mia identità nella mia corrispondenza. Per natura personale inoltre, sono comunque più interessata alla ricerca ed alla "fisiologia" che alla "patologia": quindi ben più impegnata sulle cause e conseguenze che non sulle soluzioni purchessia dei malesseri.
Per non dar luogo ad equivoci debbo quindi sia "raccontare" come ho conosciuto Ada e di come sono entrata a far parte dei collaboratori del "SUO" amatissimo Giornale dei Genitori, sia spiegare chi "sono" io e di come provengo da una sponda ben differente da quella degli altri partecipanti al Giornale, al Centro Gobetti ed al Convegno dell'Università di Cassino (21-23 novembre 2001: Piero e Ada Gobetti: due protagonisti della storia e della cultura del Novecento), cioè dalla sponda "scientifico-tecnica" invece che "umanistica".
Questa mia "origine" culturale non è un inconveniente, anzi. Lo specificherò meglio, ed anche nei dettagli, perché così penso di poter spiegare come ho potuto contraccambiare con apporti miei nuovi di mentalità e di dati il "regalo maieutico" da me ricevuto da Ada e dal Giornale. E se per molti numeri del Giornale i miei articoli hanno accompagnato le più famose Lettere di Pietro il Pellicano, in realtà non si sono trovati affatto in concorrenza.
Nelle mie ricerche mi dichiaro specialmente attratta dagli INIZI di ogni fenomeno con preferenza NORMALE: e che cos’è più "iniziale" dei primi momenti dell’esistenza, delle primissime fasi della vita? Cos'è più "normale" dello svolgersi di uno sviluppo armonioso?
La sopraccitata serie di articoli presentava infatti l’argomento apparentemente scontato bambini piccoli secondo un’ottica differente dall'abituale "invito" alla richiesta/fornitura di "consigli". Scritto da chi proviene dal mondo, non certo solo "arido" ed "asettico" della "scienza" e della "ricerca", tutto vi veniva instradato, sia pure in modo apparentemente indiretto, verso  l’OSSERVAZIONE, verso esempi invoglianti al saper cogliere le sfumature e i passaggi, le modificazioni e le sequenze, al non  dare per scontato alcunché e tanto meno a trasformarlo in statica teorizzazione. Al contrario: tutto vi veniva convogliato verso il cercar di rendere più facile accettare l'imparare a riconoscere e studiare le grandi linee dello sviluppo sia dei bambini piccoli di oggi, sia di se stessi da bambini di ieri (come dice il titolo stesso di questo sito).
Per scendere nello specifico: le descrizioni in apparenza "facili" e/o episodiche di accadimenti "banali" della vita quotidiana di bambini piccoli a cui era dedicata la mia serie di articoli in realtà NON erano solo tali: il Giornale dei Genitori mi aveva offerto l’opportunità eccezionale di presentare liberamente - e meglio ancora: in forma già di primo acchito così divulgativa - verità SCIENTIFICHE attinenti alla normalità ed alla patologia dell’Essere Umano; mi aveva fornito uno spazio straordinario di libera circolazione di idee ove poter chiarire anche a me stessa concetti così fondanti come quelli che stanno all’origine - scientificamente verificabile - della DIGNITA’ e POTENZIALITA’ umane.
(1967), oltre a risposte ed articoli vari di consulenza e approfondimenti nelle rubriche

Ma non per chiunque l’infanzia si svolge in modo "normale" ed ottimale, non certo per tutti l'infanzia è quel periodo dorato, di felicità e dolcezza, e gioia di vivere ed aiuto al diritto di espandersi: purtroppo ben numerose sono le persone cresciute dopo esser state "bambini dallo sviluppo infelice". Il bambino - anzi il neonato - è l'adulto che sarà: ma potrà esserlo per davvero nella sua completezza quella persona a cui è stata TOLTA nell'infanzia l'opportunità di svolgere, di sciogliere, di sdipanare il tema enorme delle potenzialità che la Natura gli offre? quella persona alla quale sarà stato tarpato lo SVILUPPO?
(Mi piace molto l'idea che nel Dizionario dei Sinonimi e Contrari del Tommaseo la parola "sviluppo" si trovi solo come contrario nel lemma imbroglio!)
Ma non è un destino ineluttabile, non si forma così una "selezione" quasi razzista: per fortuna molti ex-"bambini infelici" possono (se vogliono) "guarirne", in quanto anche chi non ha "sviluppato" la propria infanzia in tutto il suo potenziale non sarà condannato senza scampo a vivere solo DA SCHIAVO. (Ed ecco la mia scelta del titolo Cosa ho in comune io con gli schiavi? Piero, Ada e la scuola della libertà)
Esistono malattie che impegnano il corpo fisico, ma esistono anche molto numerose e molto invalidanti malattie vere - non "immaginarie"! - che impegnano la parte non-materiale, o non solo quella materiale della persona: nevrosi e psicosi non sono "immaginarie" e neanche "misteriose" o da combattersi con la "volontà" (???) o comunque sia con cure quasi superstiziose, o negate nel "comportamento" con medicine specifiche. La cura efficace delle nevrosi (ed anche di molte psicosi) esiste ma è dura e spesso molto dolorosa: però, partendo dalle origini e contribuendo a far rivivere e superare i traumi che avevano rischiato di distruggerla, può RESTITUIRE quanto è stato perso o danneggiato, può permettere - a chi se la sente - di ritrovare la propria infanzia danneggiata o spezzata.
Per quanto mi riguarda farei volentieri il medico anche solo generico senza impostura e comunque MAI da semplice esecutore, ligio a protocolli calati dall’alto: ma se questo campo delle "ricostruzioni" così vasto e così potente finisce con l’occuparmi a tempo pieno dal punto di vista lavorativo, però mi istruisce di continuo offrendomi - da molteplici diversificati punti di vista - inaspettati spunti di considerazione concettuale su come lo "sviluppo" - anche sociologico - si espande o si coarta.

Giornale dei Genitori, n.1 maggio 1959 ARTICOLO di prima pagina:

I pensieri di una giovane mamma: Gli orecchini della zia era un articolo del 1959 in cui si raccontava come il regalo di orecchini ad una neonata venisse rifiutato perché presupponeva la "barbara" pratica dei "buchi nelle orecchie".....

Commento del 2001: Il pedagogista - per definizione - deve improntare la sua opera alla costruzione di un FUTURO, quanto migliore ritiene possibile; per definizione il pedagogista deve essere OTTIMISTA ogniqualvolta ritrovi nel PRESENTE segnali dell’avverarsi dei suoi indirizzi. E così quest’articolo I pensieri di una giovane mamma: Gli orecchini della zia che si trova nella pagina iniziale del PRIMO NUMERO del Giornale dei Genitori - esprime quasi trionfalisticamente quello che poteva venir visto come l’avvio di un grosso salto di civiltà. 

Io - medico e patologo - vedo invece nel corso del tempo con piacere o più spesso con dispiacere (se non peggio), l’attuarsi - sperato, inaspettato o deprecato - delle svariate vie di sviluppo dei vari fattori in gioco; io - medico pessimista - vedo troppe volte come prospettive "buone" possano poi rivelare attuazioni nulle o perverse se non impensabili svolte in direzioni opposte. E qui chiedo e mi chiedo: Quanti piercing, e collocati in quante regioni del corpo, avrà ora la quarantenne "Mirellina" dell’articolo?...
 
E qui vengo ad un secondo filone dei miei interessi prevalenti: da sempre, fin dai tempi del fascismo, sono molto intensamente interessata al concetto di "politica" e accanitamente di libertà. Qui - sulle teorie e prospettive di sviluppo umano - i due miei interessi si fondono: sarò pur sempre uno "scienziato" impegnato nella ricerca, ma sono pur tuttavia anche un medico pratico e spero di essere prima di tutto un cittadino consapevole. Il lavoro è una funzione fondamentale della vita civile, ma può essere anche una potente battaglia politica; nella vita pratica sono un medico, ma il lavoro del medico consiste nell' imbattersi continuamente in situazioni "non normali", se non in guai più o meno gravi, che proprio il medico sarebbe istituzionalmente tenuto ad ovviare. Ed è proprio con una frase simile - del mettere a disposizione la mia esperienza sulle "infanzie ritrovate" - che a suo tempo avevo risposto alla richiesta di Ada ed avevo offerto il tipo della mia collaborazione.

Origini culturali

Ada Marchesini Gobetti pensava che io fossi "neurologa", e come tale mi fece chiedere, tramite mio padre, se volevo collaborare con il suo Giornale con articoli e consulenze riguardanti i bambini handicappati (tema peraltro comunque sul Giornale dei Genitori già trattato da specialisti ben più competenti ed esperti di me). E così, come già scritto sopra, il mio incontro con Ada (che pensava di offrirmi soltanto l'opportunità di collaborare con il Giornale dei Genitori) mi diede invece un dono ben più grande: il via "maieutico" - in modo analogo a quanto faceva Piero - alla riconsiderazione più attenta ed alla possibilità, prima di tutto personali, di concettualizzare ed esporre come ricerche le mie osservazioni in proposito. Spesso la mia posizione dialettica "da medico" ha trovato un utile, stimolante elemento di contrapposizione "pessimistica" con le posizioni ottimistiche di Ada: il pedagogista, il partigiano, il politico mira alla costruzione di un FUTURO quanto migliore possibile, il medico - per professione cauto e spesso scettico - invece ha a che fare quotidianamente con i GUAI PREGRESSI, con la correzione degli inconvenienti se non dei disastri, con la CURA SUCCESSIVA, non con lo sforzo di attuazione futura di progetti se non di utopie
Comunque, proprio a partire dalla mia collaborazione al Giornale, ho continuato a trovare sempre più profonde e robuste radici POLITICHE inerenti allo studio attento di queste fasi di sviluppo normali: fasi di sviluppo NORMALI come fonte di libertà e chiarezza, di saggezza e tolleranza, di CIVILTA’ e di LIBERTA’.
 
Ma qui torniamo in pieno alla valenza POLITICA non solo privata o terapeutica di tutto questo: quasi con - ingenua - sorpresa dal punto di vista concettuale mi sono accorta di quanto questo settore della cultura, della scienza, della terapia sia invece ferocemente osteggiato, di quanto la battaglia contro la memoria sia furibonda (vedi il caso della sistematica distruzione morale ed anche fisica di uno scienziato e di un appassionato terapeuta come Bruno Bettelheim). Lavorando con i "rivissuti" e con le "infanzie distrutte" ho scoperto una serie inimmaginabile di disastri ed anche di terribili crimini impuniti e segreti: e quindi ho capito meglio quanto questo lavoro, in apparenza silenzioso e paziente, contenesse in sè un'enorme valenza POLITICA (vedi in proposito lo Statuto e l'intero sito dell'Associazione italiana, scientifica e giuridica, contro gli abusi mentali, fisici e tecnologici).
In fondo sto dedicando ora questo lavoro anche alla memoria di Ada (e di Piero), ecco perché all'inizio di questo file/capitolo presento due differenti iconografie: non solo differenti ma NEMICHE, a significare quanto abbia continuato a lavorare per cercar di render nota e mettere in risalto l’esistenza di queste due prospettive antagoniste e operativamente contrapposte.
Non è solo teoria, ma battaglia; non si tratta di giochi cartacei ma di fatti e di persone in carne ed ossa impegnate ovunque in un furibondo scontro di forze, di forze non solo concettuali e astratte ma terribilmente immanenti politicamente su tutti:
1) categoria di SVILUPPO, CONOSCENZA, DIGNITA' E PIENEZZA DELL'ESISTERE
2) o al contrario di (AB)-USO dell'uomo sull'uomo, di controllo politico - anche mutilante (vedi citazione e illustrazione iniziale di Delgado) - della società.

Biochimica

Per conoscere più in dettaglio le mie origini culturali, esaurienti spiegazioni si trovano nel file/capitolo Quando la cartella clinica è terapeutica, ma anche qui le riassumo e le commento.
La scienza istituzionalmente chiamata in ogni lingua Patologia Generale si occupa di tutto il sistema variegato e composito delle cause, concause, situazioni, interazioni … che tendono a modificare il normale svolgersi dei fenomeni vitali nel loro normale interagire - in termini tecnici si dice: "omeostaticamente" - con l’ambiente interno ed esterno, con l’evolversi in armonia "fisiologica" delle variazioni continue ad essi sottese. Ma questo ne è solo un aspetto: cause isolate e soprattutto i ben più frequenti raggruppamenti - costellazioni - di cause e concause agiscono in vari modi incidendo sulla "salute" - s’intende: sugli equlibri dinamici della salute - attraverso varie possibilità d’azione. In gergo tecnico lo studio delle cause si chiama eziologia mentre lo studio dei loro meccanismi d’azione si chiama patogenesi: e sia queste che quelle possono venir studiate, descritte, rese oggetto di ripetibili e confrontabili esperimenti o di ripetibili e confrontabili - ippocratiche - OSSEVAZIONI. Uno dei settori in cui cause e concause, loro meccanismi d’azione e loro conseguenze possono venir studiati a tavolino ed evidenziati in modo scientificamente valido e ripetibile è quello CHIMICO, ed una delle vie per rendere evidente (ed a chiunque) questa serie di processi chimici è quella di renderli attivi magari in preparati visibili al microscopio, nelle "fettine" istologiche di millesimi di millimetro di spessore: in esse si possono render vistosi i fenomeni che vi si innescano se le si prepara e poi opportunamente colora, o addirittura se si fa in modo che si "fotografino" da sole qualora si studino queste variazioni marcandone i componenti con isotopi radioattivi.Ben prima della laurea in Medicina, dal secondo al quarto anno del corso, avevo lavorato come allieva interna appunto in Patologia Generale cioè nel campo della ricerca pura attraverso l’Istochimica ed anche l’Istoradiologia, (ed avevo anche pubblicato alcuni lavori originali). In altri termini mi ero attivamente occupata di BIOCHIMICA, attraverso lo studio dell’istochimica anche valendomi del - apparentemente entusiasmante - supporto degli isotopi radioattivi: avevo cioè messo direttamente le mani - in senso reale non solo figurato - "dentro" questo mondo di… millesimi di millimetro assolutamente esatti, di reagenti, di processi chimici e chimico-fisici, di precisioni… e di curiosità derivate dalle novità apparse, novità da assecondare con nuove ricerche materiali e tecniche.
Ben diversamente dalla situazione politico-sociologica generale degli anni Cinquanta, la situazione Universitaria e Ospedaliera - forse comunque un po' "paternalisticamente artigianale" - dei miei inizi di carriera era molto più "libera" rispetto a quanto sarebbe stata in seguito per poi ancor peggiorare ora: potevo far l'allieva interna in Patologia Generale e impostare anche ricerche personali, e potevo venir mandata - ufficialmente - a imparare metodi nuovi di ricerca in un Ospedale (il Mauriziano di Torino) dove erano davvero all'avanguardia - benché nel loro modo artigianale, se non magari anche piuttosto grossolano e privo di opportune precauzioni - nelle ricerche con isotopi radioattivi.
E qui apro una parentesi per segnalare un fatto che troverà la sua importanza nelle argomentazioni  "politiche " successive.  La Scienza con la "S" maiuscola è esercitata da persone, in modo più o meno opportuno, onesto, serio, logico, attento; ma in ogni caso gli esseri umani con i loro comportamenti "personali" e ancor più con i loro comportamenti "professionali" e "pubblici" a loro volta si costituiscono come cause e concause di accadimenti successivi - buoni o cattivi che siano. Il fatto di aver conosciuto nell’ambito della cosiddetta attività scientifica direttamente in atto questo fattore umano anche "in negativo" trasforma in dovere sociale il metterlo in evidenza: prima di tutto per sfatare l’alone MITICO che circonda la "Scienza", che accompagna gli inesperti nell’ammirazione spesso superstiziosa delle Scoperte, che circonda i "numeri" e le - non si sa come ottenute - statistiche, nonché le formule chimiche facili da sparare a vanvera per proporle come farmaci toccasana. Ho accennato alla mia impostazione ed esperienza diretta nel settore "scientifico" della conoscenza umana, ma mi preme accennare anche a quest'altro settore da parte di e/o per conto di molti "scienziati" stessi (vedi non solo Opinioni, fatti, accuse); un
elemento di conoscenza "antropologica" fondante così acquisito direttamente introduce a conoscenze di un fattore umano "in negativo" che dovrebbe venir più considerato e quindi meglio mantenuto sotto un PUBBLICO controllo: un elemento psico-sociologico di mancanza di cautela, di faciloneria, di spavalda sicumera se non di ricerca anche violenta di lautissimi quasi truffaldini profitti e di Potere. Vedi in questo sito non solo il file su J. Delgado, ma anche il file/capitolo Basta un poco di zucchero e la pillola va giù..., nonché il suo parallelo in un altro sito e libro Malattie rare in offerta speciale e i commenti più diffusi, dettagliati e polemici in Imbroglio è il contrario di sviluppo).
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La mia scarsa abilità manuale - per la ricerca ne occorre molta - una certa "noiosità" di ricerche abbastanza lente e monotone, qualcosa che già a vent’anni non mi quadrava nell’ambiente universitario e qualcosa di truffaldino che subodoravo nel campo della ricerca chimica (però mai assolutamente immaginando neanche alla lontana quale bolgia di "tangentopoli" gigantesca vi fosse sottesa) mi convinsero a spostare NON i miei interessi - che rimanevano sempre strettamente legati al concetto generale di RICERCA delle cause, dei meccanismi e degli effetti - ma la mia partecipazione verso il campo della Medicina in azione, della clinica al letto dei pazienti.
Senza far molta strada - in senso letterale topografico - e senza chiedere troppe autorizzazioni - sempre ringraziando la solita atmosfera "paternalistico-artigianale" di allora - ero passata all’interno del Mauriziano stesso dal corridoio e sotterranei di corso Turati (dove ero emissaria della Patologia Generale Universitaria) al Reparto di Medicina 6B di corso re Umberto per impararvi come allieva interna la Medicina Generale (per esserne ammessi il Mauriziano chiedeva un concorso: stavolta meno artigianale). Ma anche qui in poco tempo avevo avuto la sensazione di trovarmi in una grandissima confusione e in un dedalo di ingiustizie: pazienti etichettati come "isterici", come "nevrastenici" (allora si diceva così) erano invece affetti SICURAMENTE da patologie gravi e magari da LAVORO (da cui litigate epiche con il primario il piccolo pulcino che litiga con il grande gallo  diceva il medico capo del reparto). Invece di arrendermi ne ho tratto un grandissimo insegnamento indirizzante: inaspettatamente mi ero accorta (in scienza l'inaspettato che dà grandi informazioni si dice serendipity) che l'ANAMNESI, cioè la raccolta delle informazioni dal paziente,
  1. non solo era fondamentale come STRUMENTO DIAGNOSTICO spesso molto migliore di sofisticate - se non invasive - analisi strumentali; 
  2. non solo un’anamnesi accurata definiva bene anche la famosa distinzione tra nevrosi (invece spesso curate per traverso dando retta alle strambe lamentele dei pazienti) e non-nevrosi (tipo appunto le malattie da lavoro con le loro patologie atipiche e l'enormità di ingiustizie a loro carico): 
  3. ma diventava anche e persino - e qui sta l’INASPETTATO REGALO! - uno STRUMENTO DI CURA
E a quel punto per semplificare la confusione e per smettere di sentirmi un impostore, ero passata a imparare bene l'uso di questo strumento. Io e le mie cartelle cliniche siamo così di nuovo emigrati: da corso re Umberto verso il primo piano di corso Turati (dove c'erano i poliambulatori e polireparti fra cui anche la Neuropsichiatria).
Per mia fortuna continuava l'atmosfera artigianale: il Primario Romero - dai vasti interessi - mi diceva vai e fai (beh si fidava…) e nei pochi minuti liberi andando per i corridoi verso i reparti che ci avevano chiamati mi spiegava qualcosa e mi consigliava libri… E dopo laureata e abilitata (gennaio 1958) mi aveva fatto avere il posto di Assistente pagata … (Cosa che adesso sarebbe impensabile.). 

Bambini piccoli al Valentino

La fantasia ABBANDONATA dalla ragione produce mostri impossibili: con essa è madre delle arti e origine delle sue meraviglie
Ma nel frattempo era nata la mia prima figlia ed allora di punto in bianco a ragion veduta avevo deciso di dare le dimissioni dall’Ospedale e di limitarmi al lavoro privato senza vincoli di orario e senza vincoli di "pendolarismo". Questo però non è stato causa di perdita né di tempo né tanto meno di informazione e formazione professionale: dai bambini piccoli al Valentino ho imparato tantissimo, correggendo e integrando la cultura libresca sullo sviluppo non solo infantile e su tutti gli SVILUPPI PERSONALI; e dalla "cultura" del campo-giochi, animata dal sostanziale melting-pot in cui già allora si trovava Torino, ho potuto pure dare inizio ad uno studio non solo dilettantesco dell’antropologia culturale (vedi Congressi ICAES).

Demografia: sono ormai una minoranza i residenti da più di una generazione
 A Torino abita il mondo (da La Stampa Cronaca 31/1/2006 di Maria Teresa Martinengo
L’ non porta aTorino cambiamenti epocali: i torinesi sono già il frutto di una lunga serie di stratificazioni di flussi migratori che si sono susseguiti per tutto il ventesimo secolo. E che, semplicemente, proseguono». Parole dell’assessore alla Statistica Gavino Olmeo, fiero della sua origine sarda, pronunciate ieri alla presentazione di Lontano da dove?, studio sulle origini geografiche dei torinesi.
Gioco, campo-giochi dei giardini pubblici, bambini nei loro liberi giochi... e anche collaborazione con il Comitato Italiano Gioco Infantile...: in particolare dal Gruppo Amici del Gioco Infantile - GAGI - mi è stato pubblicato un libretto  Il corpo come unico bersaglio del bambino (e adulto) annoiato (Quarto ‘quaderno’ del 1979 ANNO DEL BAMBINO) da cui derivano i paragrafi seguenti.

Una concezione estremamente riduttiva, grettamente utilitaristica, sotto pressione afferma che per tutti i cuccioli, bambino compreso, il gioco "serve" per prepararsi alle attività adulte. E molte famiglie, molte popolazioni, molti ambienti si comportano di conseguenza: permettono - il che spesso vuol dire molto di più che la parola in sé: vuol dire determinano, insegnano, offrono senza alternative - soltanto i "giochi" che prefigurano settorialmente una futura attività (cosa che non accade neppure fra gli animali). Ad es. per le bambine "povere" la bambola, e poi l'accudire ai fratellini e alla casa;  la lettura e gli spettacoli, le festicciole coi pasticcini, le lezioni di sport e di lingue, i viaggi... dei bambini "ricchi". Altri invece parlano di fantasia, mitizzando presunte capacità ultra-creative dei bambini, dei piccolissimi: ammirano - invece di preoccuparsene - stranezze in cui non si sintetizzano conoscenze e sensazioni, ma soltanto proiezioni allucinate in un gioco di specchi di pure sensazioni non verificate e/o di immagini simboliche dove stati d'animo caotici e intempestivi tentano di definirsi ritorcendosi su se stessi. In molti casi il teorizzare su di un presunto "normale", "di tutti" mondo tutto interiore impedisce di accorgersi di gravi malesseri, impedisce di riconoscere che non si ha a che fare con "normali" fantasticherie infantili, ma con giochi e bizzarrie che non rispecchiano organizzazioni di pensiero - il bambino ha cento lingue - bensì solo rifugi nell'oblio di un grande dolore: nell'atmosfera rarefatta, da incubo descritta nell'impostazione datale da Melanie Klein, alligna una fantasia senza gioco che è già "delirio", che è già la via della "pazzia" e genera i mostri de  il sonno della ragione [che] produce mostri...
Nel 1932 M. Klein con la pubblicazione del libro La psicanalisi dei bambini affermava che tutti i bambini sin dai primi mesi di vita attraversano difficoltà e disagi, a causa della loro immaturità neuro-psichica sin dall’abbandono dell’utero materno, pervasi da fantasie e angosce primordiali persecutorie e depressive...

Il bambino "sano" non nasce cieco e sordo come i gattini o i cagnolini, ma con occhi e orecchie ben funzionanti: già tre mesi prima della nascita l'ambiente che lo circonda è pieno di suoni, e "dopo" è  pieno di luci, figure, movimenti, sensazioni visive. Già prima della nascita la sua mente è in grado di "sognare": ma tutto questo - suoni, visioni, sogni - finché non può venir "verificato-digerito" non è persecutorio, ma è inverificabile, non è "reale", non permette arricchimenti interiori, e pure può a lungo andare divenir "indigeribile" se non intossicante: per venir verificato deve confrontarsi con concomitanti sensazioni tattili, e ripetizioni, ma ripetizioni concretizzate attraverso sue proprie richieste.
E questa verifica è già gioco: cominciando così presto a "giocare" il bambino può imparare a verificare, a fare ordine, a diventare padrone delle cose: guardarsi intorno, distinguere oggetti e fatti dalle visioni dei sogni, unificare le "cose" e se stesso attraverso il concomitare delle sensazioni-situazioni porta a raggiungere anche i rassicuranti meccanismi di causa-effetto. Anche la fame, la sazietà, il succhiare possono venir immessi in un gioco e smitizzare la loro carica eccessivamente drammatica; e la madre può fin dai primissimi tempi diventare in determinati momenti - scelti dal bambino! - una partner alla pari. Una bella pagina del libro Bimba col fiore in manoElda Bossi - curiosamnte ora più facilmente rintracciabile nella traduzione in inglese - descrive la bambina di meno di due mesi che al mattino al risveglio gioca con un raggio di solesuo. La"vera" fantasia è un tipo di pensiero che presenta sinteticamente le conoscenze abbinate alle sensazioni: non è del tutto vero che nelle prime fasi di ciascuno sono le sensazioni-azioni  - pensiero senso-motorio - che organizzano la mente, poiché esistono individui in cui il pensiero preesiste e cerca conferme successive nelle sensazioni-azioni: ma questo tipo di pensiero già in sè più "espanso", se diminuisce le richieste di spazio circostante a chi l'ha in dotazione genetica, richiede però un apporto molto maggiore di sollecitudine affettiva (dalla cui carenza deriva il veramente falso assioma che genio e pazzia debbano coesistere). E' comunque vero per chiunque che ogni volta si presentino problemi o situazioni della serie orale non può esistere pensiero e neanche fantasia vera - che è una modalità del pensiero - senza un corrispettivo di sensazione concreta, di contatto e/o di movimento: in altri termini non può esistere fantasia senza "gioco", e gioco che coinvolge più o meno ampiamente "altri" e la loro sollecitudine, disponibilità affettiva, concretezza di presenza "calda", collaborazione, approvazione rilanciante. Ed è il gioco, la voglia, la possibilità materiale, il permesso di giocare, che - ancorando le sensazioni sfuggenti a situazioni ripetibili - libera dalla tirannia delle sensazioni mutevoli dal caos dell'indistinto. Le fantasie a vuoto in cui si rappresentano le sensazioni sono altrettanto sfuggenti di queste; ancor peggio: le presentano ingrandite e sempre più inafferrabili, mentre al contrario il gioco delle scnsazioni-situazioni permette di definire il Se stessi dal resto, e dà origine all'Io.
della scrittice dimenticando persino di aver già fame; ma chiunque guardi un lattante sano in un ambiente sano può vedere con quanto impegno egli tenda insieme ad allargare il suo mondo ed a farlo veramente concretamente
ESISTO! SONO QUI!al Valentino<

Cultura da diffondere e progetti su cui impegnarsi

Pensardo al gioco si tende a definire come tale il settore di attività libero da vincoli: ma questo è di nuovo  l'equivoco che porta a mitizzare la fantasticheria delirante. In molte lingue (ad es. francese, inglese, tedesco) si usa il termine "giocare" (jouer, to play, spielen) per indicare oltre al gioco infantile anche un'attività professionale artistica interpretativa, esecutiva (del pianista, dell'attore ecc.) e questa accezione di un'attività sì di tipo artistico ma non originale si attaglia bene a tutto un settore di gioco vero e proprio. E' questo il gioco più frequente, il gioco per lo più permesso anche ai bambini meno fortunati, il gioco imitativo, il gioco del "allora eravamo", il gioco che più o meno consciamente molti adulti "recitano" in vacanza: ma è un tipo di gioco che, come la fantasia della primissima fase, può arrivare facilmente sul confine del patologico. E' un gioco che da parte di chiunque - bambino ragazzo, o adulto - deve essere tenuto ben saldamente "in pugno" proprio per rimanere tale, per non contribuire a far slittare l'Io individuale verso pericolose e annullanti identificazioni; un falso gioco "schiavizzante" che può venir sfruttato come strumento di forzatura unitalerale della personalità, di appiattimento su "valori" restrittivi. Questo tipo di gioco espresso nelle fasi appropriate dovrebbe preludere ai grandi momenti di espansione, dovrebbe rappresentare una cornice in cui inserire il grande problema sottostante: la verifica dei propri limiti e dei limiti altrui, il tentativo di superarli, di trovare nuove vie di approccio alla realtà, nuove forme di comunicazione e partecipazione, nuove soluzioni ai problemi, NON certo surrogati di potenzialità manchevoli. Se l'imitazione diviene un sostituto della compartecipazione affettiva, suoi peggiori derivati, indice di carenze più profonde, sono l'inconsapevole identificazione, o la insincera ricerca di "modelli" su cui uniformarsi: il non più libero gioco imitativo ne risulta un tentativo più o meno efficace - se non più o meno a sua volta pericoloso - di fare a meno volutamente dei rapporti affettivi, o di compensarne la reale mancanza. Vedine la critica assoluta quasi sotto forma di "feroce" presa in giro addirittura nel Simposio di Platone nel dialogo finale tra Socrate e Alcibiade!)
E quanto sia pericoloso lo si può notare dappertutto: quanti adulti (bambineschi, eterni "figli" irresponsabili) si trovano e in quanti "posti"  - "posti" non "lavori" - a non "fare" quel che le necessità richiederebbero, ma a imitare quello che pensano debba fare o meglio debba comportarsi  chi è in quel "posto"! E in questo gioco (!) di imitazioni e di processi chimici o biologici invece che comportamenti esteriori - anzi: piuttosto "atteggiamenti" che "comportamenti" - quante cose "serie" vengono vissute come per scherzo e quante cose puerili vengono prese tremendamente sul serio! Che confusione di attribuzioni si sente fare tra "reale" e "immaginario"!

Comunque professionalmente non sono né una sociologa né un'antropologa, sono un medico e il mio lavoro è quello del medico CURANTE che qundi è costretto ad incontrare tanti bambini dallo sviluppo infelice ed ex-bambini usciti da uno sviluppo difettoso da recuperare: ma non per questo - come già detto più sopra - condannati senza scampo a vivere solo da "marionette" o "DA SCHIAVI". Esperienze magari assolutamente terribili accolte, rivissute e risolte possono trasformarsi in fondamentali apporti non solo di ritrovata SALUTE ma anche di SAGGEZZA e CONOSCENZA per il soggetto, ma sicuramente possono anche rappresentare importantissime fonti di inaspettate informazioni per chi ne viene a conoscenza: anzi, per chi le accoglie e le "comprende", possono offrire importantissimi arricchimenti non solo culturali da diffondere, ma anche forti e documentati progetti politici su cui impegnarsi.
Occupandomi di Psicosomatica, ed accettando ogni genere di pazienti, ho avuto l’occasione di imbattermi in casi di patologie psichiche e fisiche molto preoccupanti dovute ai rivissuti e/o ai postumi di gravissimi traumi psicofisici derivanti da situazioni molto abnormi in tempo di pace: mi sono trovata a curare vittime di abusi sessuali ripetuti, di rituali satanici, di esperimenti medici condotti su non-consenzienti se non su ignari; ad occuparmi di persone costrette a questo come in schiavitù, e ad altro ancora peggiore... attinente anche ad esperimenti ed utilizzi delle cosiddette armi-non-convenzionali - o meglio armi di energia - che utilizzano cioè "non-convenzionali" energie o processi chimici o biologici invece che materiali e "convenzionali" esplosivi, proiettili o armi da taglio . (Vedi l'inizio di questo file/capitolo e il sito e il libro dell'Associazione italiana, scientifica e giuridica, contro gli abusi mentali, fisici e tecnologici.)

Sei libri legati da un unico filo.

Questo è un vecchio articolo-recensione non copyright  - da LIBRI NUOVI 17 aprile 1999.
(vedi anche in un altro sito il link sullo stesso testo)


Il primo dei cinque libri è la nuova biografia di Piero Gobetti scritta da Alberto Cabella intitolata Elogio della libertà: ne presento l’argomento con citazioni tratte da uno dei necrologi a lui dedicati e dalla più famosa delle sue stesse opere, ma ne prendo pure lo spunto per alcune riflessioni su altri fatti, libri ed autori.
Il 16 marzo 1926 ad un mese dalla sua scomparsa, nel numero a lui interamente consacrato (numero 3 del III anno della Rivista il Baretti, fondata ed edita da Piero Gobetti), nell’articolo di Mario Fubini intitolato La sua grandezza, comparivano queste parole: 
... Ma come pochi uomini sanno [intendendo: "uomini maturi" non ragazzi ventenni come Gobetti che morì a 26 anni], egli [Piero Gobetti] apprese giovanissimo a non fidarsi in altri che in se stesso, a lavorare senza speranza di premio, ad accogliere l’avversità come un fatto contro cui non vale ribellarsi e che può mutare temporaneamente la direzione della nostra attività, non sminuirne o cangiarne la natura, a celare altrui la propria tristezza, a scegliere sempre, senza esitare, la via più difficile, come la sola nobile, anzi come la sola lecita. Non parliamo di quelle vie facili che sono l’abbassamento di fronte alle opinioni dominanti, i compromessi tra la propria coscienza e il proprio interesse, il porre palesemente o larvatamente l’ingegno a servizio di chi può ricompensare, e nemmeno di una tranquilla, onesta e dignitosa carriera, in cui senza difficoltà avrebbe raccolto onori e soddisfazioni... Ma anche nel cammino per cui si era messo era possibile una scelta tra il più facile e il più difficile, tra il compromesso larvato e la totale, tragica dedizione di sé... Anche nella lotta aperta, senza quartiere, vi sono soddisfazioni, consolazioni segrete: la speranza di un successo facile con mezzi sproporzionati al fine, che permette di non darsi tutto alla lotta impegnata, il compiacimento di sentirsi vittima, di nascondere il proprio pensiero e le proprie azioni nel segreto..... 
In Risorgimento senza eroi, e altri scritti storici (ultima edizione: Einaudi Torino 1985) Gobetti afferma fra l’altro: "E’ materia per quelli che si sono scelti la parte dei precursori, dei disperati lucidi, dei vinti che non avranno mai torto perché nel mondo delle idee sanno far rispettare le distanze anche ai vincitori delle sagre di ottimismo... Il mio è il Risorgimento degli eretici non dei professionisti.
Nel 1991 Corrado Stajano pubblica un libro dal titolo Un eroe borghese (riedito nei Tascabili Einaudi nel 1995, da cui è anche stato tratto il film omonimo di Michele Placido): documenti alla mano vi si descrive l’impegno ostinato di un semplice avvocato - Giorgio Ambrosoli - che, trovatosi a fronteggiare gli scandalosi interessi di mafia non esitava a seguire la sua etica di uomo onesto, la sua resistenza umana fino a venirne ucciso. E così, nel libro come nel film, mentre parallelamente scorrono, calde e affettuose scene di vita familiare, di normalità di rapporti, di svaghi, di vita civile si seguono gli intrighi di poteri economici occulti e pericolosi fino alle agghiaccianti telefonate minatorie (nel film riprodotte nelle registrazioni originali) ed alla morte annunciata.
E così anche nel libro del figlio Umberto Ambrosoli - Qalunque cosa succeda - prefazione di Carlo Azeglio Ciampi
... ricordo che - quando mi capitava di ascoltre o leggere storie del tempo di guerra - per me era naturale credere che il contesto storico fosse non tanto una chiave di lettura e di compresnsione di quelle vicende, anche le più personali, ma la loro unica dimensione. La Storia, mi sembrava, poteva spiegare tutto anche il particolare. Solo con il tempo mi sono reso conto che questo approcio, un po' smplicistico mi aveva impedito di cogliere, dentro al grande ambito della Storia, la forza, la singolarità e la sostanza della dimensione umana, singola, di quuei racconti. Per questo ho timore di concentrare troppo l'attenzione sulla cornice storica degli ultimi anni di papà: paradossalmente, nel fornire un conesto si rischia di essere fuorvianti, distrattivi.

Rassegna Stampa del libro

Quanto è accaduto a papà è una storia attuale, in ogni momento, e anche oggi potrebbe ripetersi. Senza la coscienza dei singoli che scelgono di rispettare le norme e con esse la convivenza civile, le leggi da sole non bastano a salvare una società.
Una storia personale, vista dagli occhi e dal cuore di un bambino che perde il padre
tragicamente quando è piccolo ma che acquista progressiva consapevolezza della sua morte e della sua figura,
Corriere della sera
Non potrei dir meglio di Umberto, quando pensando al sorriso di suo padre scrive: “Non è affatto scontato che tutti abbiano un prezzo di scambio. Non bisogna fare l’errore di pensarlo, perché c’è una parte del Paese, come già lui a suo tempo che sa essere libera, consapevole e coerente: qualunque cosa succeda”,
Walter Veltroni, La Stampa

Non solo eroe borghese, ma con qualsiasi aggettivazione eroe vero è, come Ambrosoli, chiunque non si lasci avviare (o fuorviare) in quelle vie facili che sono l’abbassamento di fronte alle opinioni dominanti, i compromessi tra la propria coscienza e il proprio interesse, il porre palesemente o larvatamente l’ingegno a servizio di chi può ricompensarecioè chiunque si dedichi senza riserve e senza ripieghi a quanto è ormai convinto di dover fare; non chi si sacrifica per principio, nella totale, tragica dedizione di sé con il compiacimento di sentirsi vittima, ma chi vi si dedica comunque, costi quel che costi: non chi, non avendo in fondo niente da perdere, si dà uno scopo nel gettarsi verso le strade apparentemente più ardue del cosiddetto "Eroismo" con la "E" maiuscola, del "Bel Gesto", ma chi - avendo moltissimo da perdere: affetti, carriera, serenità - prosegue, impaurito e isolato.

Qualunque cosa succeda pagg.314-315 


E qui approfitto appassionatamente per invogliare alla lettura di due altri libri più recenti e attuali: 
1) Carlo Palermo Il Giudice. Frammenti di una storia incompiuta edizioni Reverdito 1997
2) Umberto Ambrosoli - Qalunque cosa succeda - Sironi editore
3) Nabela Benaissa In nome di mia sorella. L’orrore della pedofilia, una testimone racconta prima edizione in italiano 1997 Milano Rizzoli
Loubna Benaissa
In nome di mia sorella. L'orrore della pedofilia: una testimone racconta - 1997 - Benaissa Nabela - Rizzoli
La Repubblica, 12-03-1997, Cultura, Pag. 36: La bimba marocchina massacrata in Belgio: il diario di Nabela Benaissa: Loubna, mia sorella. Così l'hanno uccisa: sconvolgente libro che racconta la vita spezzata di una bambina: Nabela Benaissa  In nome di mia sorella. Nabela, 18 anni, sorella di Loubna Benaissa, la piccola marocchina di nove anni violentata e uccisa in Belgio nel 1992 e ritrovata solo nel marzo 1997, racconta l'atroce vicenda vissuta dalla sua famiglia e l'incubo che ha sconvolto un'intera nazione. Loubna scompare misteriosamente un tranquillo mercoledì d'agosto, in pieno giorno, in un quartiere di Bruxelles. Benché molti dettagli indirizzino subito gli inquirenti verso il colpevole, una vecchia conoscenza della polizia, l'inchiesta segna il passo e l'alibi dell'indiziato non viene messo in dubbio. Passano cinque anni e soltanto la tenacia di Nabela unita all'indignazione di tutto il Belgio consente di venire a capo della tragedia e di catturare l'omicida.
Cosa accomuna questi libri così apparentemente diversi, scritti da persone di età, ambiente, motivazioni, esperienze così differenti? Cosa accomuna questi a quelli presentati prima? Che cosa hanno in comune un ragazzo, "molto torinese", che all’inizio del secolo ha iniziato a percorrere la "sua" strada a diciassette anni - Piero Gobetti - ed una ragazzina attuale marocchina-belga - Nabela Benaissa - che a soli quattordici anni si è trovata a dover combattere contro avversari terribili,
che ha scoperto la giustizia (o meglio l’ingiustizia) di questo mondo, le coperture della stessa giustizia... [ed è stata] costretta a gettarsi nella mischia "spaventata dalla propria audacia"
come la descrive la prefattrice del suo libro? Cosa li accomuna a uomini - come Ambrosoli e Palermo - che nella dedizione convinta alla loro professione si sono trovati dolorosamente coinvolti tra ombre del presente e fantasmi del passato, l’uno un cittadino come noi che si rompe la testa sulla documentazione di un delitto incredibile e l’altro con un’esperienza di magistrato "scomodo" e con una strenua volontà di capire ? Che cosa accomuna loro stessi e questi libri?
Nel leggerli vi si sente scorrere - nelle due autobiografie quasi ancor più che nel libro sul caso Ambrosoli - una calda atmosfera di umanità, di reale vita vissuta, di affetti, (o magari di disaccordi) civilmente familiari, di persone, cittadini e persone umane, simultaneamente. In fondo - per disgrazia loro, NON con il compiacimento di sentirsi vittima, NON per volontaria totale, tragica dedizione di sé da soldati di ventura - queste persone differenti per età, per cultura, per tipo di famiglia, per etnìa e cittadinanza, per ideologia e per religione... si sono trovate a dover fronteggiare senza riserve e compromessi un terribile nemico, unico ma dai molti volti; unico e imperversante, attualmente come in un passato abbastanza remoto; unico e planetariamente esteso ai massimi livelli sia che si fosse chiamato fascismo con la sua tronfia apparente futilità, sia che dietro vi si celasse la bieca, serissima ombra organizzata e implacabile del nazismo; un nemico che sembra indistruttibile, che [tuttora] conduce un gioco occulto e distorto... dietro cui c’è solo un’apparente giustificazione: la ragion di Stato. Un dubbio di fondo però ci assale: ma di quale Stato?
(come si afferma nella quarta di copertina di un altro libro di Carlo Palermo Il quarto livello). Risorgimento senza eroi... di tanto tempo fa, e guerra di liberazione più recente.... Il passato è passato in una sagra di ottimismo? o una terribile lotta per la libertà di tutti e per la civiltà è ancora in corso su scala planetaria contro un nemico subdolo e strisciante ma potentissimo? una lotta con esiti non certo scontati come i vincitori delle sagre di ottimismo vorrebbero illudersi fosse?
Anzi proprio ora, in questo particolare momento storico ci si trova obbligati a riportare citazioni dal quinto dei libri citati nel titolo, il libro autobiografico Pappagalli verdi del chirurgo di guerra Gino Strada:
Lo sappiamo bene, ci è davanti agli occhi ogni giorno l’inadeguatezza delle nostre azioni, l’enorme sproporzione rispetto ai bisogni... Nessuna liturgia, né retorica, niente significati trascendenti e universali. Non servono, non c’entrano, possono perfino essere dannosi. Questo deve restare un mestiere, anzi deve cominciare, finalmente, a diventare un mestiere, una professione. Il chirurgo di guerra come il pompiere, il vigile, il fornaio. perché solo se solo se diventa mestiere, lavoro, occupazione permanente, può acquistare in dignità, guadagnare in competenza, diventare intervento di qualità, essere professionale. La chirurgia di guerra non è terreno di avventura o improvvisazione. Qui non basta la voglia , splendida e generosa, di esser utili per esser utili DAVVERO.

Cinque libri quindi che affermano in vari modi la necessità di fare al meglio e con continuità quanto si sta facendo; di non smettere, di proseguire anche se ci si trova in antagonismo con alcuni principi precedentemente professati e contro alcune figure di riferimento magari soggettivamente, se non per ideologia, preferite; di impegnarsi con la stessa tenacia e precisione anche se ci si trova di fronte ad inaspettate forze malefiche, gigantesche, onnipresenti e soverchianti da affrontare da soli.... Ciascun protagonista si è trovato a combattere - se non a soccombere - contro aspetti differenti dello stesso nemico: un nemico che è sopravvissuto indenne al crollo - almeno apparente - del fascismo e del nazismo, ed ha quasi apertamente favorito la fuga dei gerarchi e scienziati nazisti e che ne ha permesso la continuazione e la propagazione delle attività criminose; un nemico unitario sia che tratti grandi e loschi affari finanziari (vedi Ambrosoli e Sindona, dietro il quale sta la Mafia vera e propria, ma si profila però anche la bieca sagoma del Burattinaio Licio Gelli), sia che traffichi in armamenti (vedi sul traffico di armi dello stesso Carlo Palermo Il quarto livello  Roma 1996 Editori Riuniti) o che rapisca (e peggio) bambini...
[Sul traffico di bambini e tutto quanto di ancor peggiore vi ruota intorno vedi molti siti WebLe soirle Soir del 26 febbraio 1997)
Sul traffico di bambini e tutto quanto di ancor peggiore vi ruota intorno: vedi molti siti Web.
Vedi anche ESPERIMENTI SU BAMBINE/I e il file in continuo aggiornamento di un altro sito - e capitolo 5 di un libro - da cui questo pdf deriva].
riguardanti testimonianze, denunce e appelli dei sopravvissuti e gli archivi del giornale Belga degli anni 1996-98 - in cui si riferisce ad esempio che sono stati ritrovati 4.497 capi di vestiario esposti per venir riconosciuti dalle famiglie dei bambini scomparsi.
A seguito di difficoltà lamentate e relative richieste, l'architettura stessa del sito è stata modificata in funzione di un più agevole orientamento: sdoppiato, il file di prefazione e illustrazione degli indici prende ora un nuovo nome - Prefazione, introduzione e indici illustrati - che riinvia a un differente URL semplificato dove a prima vista compaiono i links indirizzanti sui capitoli interni. Per accogliere le richieste di una più agevole lettura, i testi di questo sito sono stati - anche - trasferiti in un LIBRO: Bambini di ieri = adulti di oggi. Adulti di oggi - adulti di domani  Ma un testo stampato - e tanto più se corredato da molte illustrazioni - richiede in concreto un lungo periodo di preparazione: dalla correzione delle bozze e di spostamento dei contenuti su idonei programmi di elaborazione alla materiale formazione dei volumi stessi. E intanto gli aggiornamenti necessari continuano ad essere praticamente incessanti per cui rendono via via ... quasi "obsoleto" il testo pubblicato. Il sito può seguire e temporaneamente integrare queste innovazioni ed è appunto predisposto a questo scopo, ma così si amplia in modo eccedente le dimensioni di un solo volume: alcuni file - già pubblicati come capitoli del libro ENCICLOPEDICO sono in via di venir pubblicati AGGIORNATI in una nuova veste editoriale: come volumetti TEMATICI di un centinaio di pagine ciascuno  contenenti per singoli agomenti i capitoli ormai superati del libro Bambini di IERI= Adulti di oggi. Adulti di oggi-> Adulti di DOMANI. Un nuovo file Considerazioni e conclusioni / To complete and to outline costituirà la conclusione di tutti i nuovi libretti.
Il primo di questi "libretti tematici" è Infanzia un mestiere difficilissimo, il secondo in ordine di tempo - non di contenuto - è Consapevolezza e memoria con file/capitoli molto AGGIORNATI sia in html che in pdf sono stati aggiunti: raggiungibili in rete: ESPERIMENTI SU BAMBINE/I  a Quando la cartella clinica è terapeutica... Dare ai ricordi una specie di seconda vita?, Medicina: scienza applicata e multidisciplinare: Emozioni, istinti, ricordi, contraddizioni ed anche allo stesso Consapevolezza e memoria.

Il terzo volume - che sarebbe secondo in ordine logico non cronologico - è La casa e i suoi abitanti: dal concreto al sublimato, dalle fasi di sviluppo dei bambini agli impegni dei "grandi". L'ultimo in preparazione Controversie e ripensamenti.


Cassandra
Κασαμδρα (Cassandra)
(Cenni autobiografici di Cassandra: Più che un personaggio è un motivo di fondo, ma non per questo meno importante, nel clima dell’epica e della tragedia greche. Nell’Iliade e nell’Odissea è poco più che un nome; nel teatro (Eschilo e Euripide) appare appena come profetessa inascoltata, e il poema dedicatole da Licofrone è piuttosto una variazione ermetica sulle sue profezie che una rappresentazione del personaggio. Figlia di Priamo e di Ecuba è amata da Apollo; ebbe dal dio il dono della profezia, ma, non avendo corrisposto al suo amore, fu da lui stesso condannata a restare veggente inascoltata. (dal Dizionario delle opere e dei personaggi  Bompiani editore)







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nuova copertina di "Per una crescita libera"
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copertina libro Infanzia rempo di mutamntiINFANZIA: tempo di mutamenti
copertina libro Le faccende domestiche
LE FACCENDE DOMESTICHE. Ergonomia e psicologia di un VERO lavoro









Come il babbo non ce n'è


Giornale dei genitori. Direttore Gianni Rodari
Dalla famiglia preistorica alla  famiglia utopistica
schema metaforico delle sublimazioni Dal corporeo
al sublimato
...  e vice versa

DAL SUBLIMATO ALCONCRETO scherzando su 'lavoro e psicosomatica'

Consapevolezza e Memoria


e in pdf
Consapevolezza e memoria
 e il libro con lio stesso titolo
Consapevolezza e memoria
Un brutto sogno: 
una bambina e un'incubatrice
Imbroglio è il contrario di sviluppo.
 Da: 'La violenza contro il bambino' a 'Tempo di mutamenti' e 'La meglio gioventù'

Mary PoppinsBasta un poco di zucchero e la pillola va giù... (A spoonful of sugar)
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Che cos’è il ‘lavoro emozionale’?

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Convenzione ONU sui diritti delle bambine e dei bambini
Quando la cartella clinica è terapeutica
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Quando la cartella clinica è terapeutica... Dare ai ricordi una specie di seconda vita?

L'importanza dei ricordi, delle emozioni e delle idee sul futuro

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e
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Domestic chores. Ergonomy and psychology of a REAL work



Consciousness and memory


CHILDREN'S RIGHTS
("guest-file" pertaining to
Unicef
)


TOTEM AND TABOO REVISITED: awful and fertile rise of new SUPERSTITIONS SUBLIMATIONS: VISUAL SCHEMES AND SCIENTIFIC EXPLANATION